«Caro Giro d’Italia, ti scrivo una letterina: ti prego, aiutaci tu»

«Sei stato in grado di darci subito l’asfalto nuovo lungo viale Piave. Torna, così faranno la tangenziale, la via Emilia bis e la bretella di Rivalta»

Caro Giro d’Italia, ho deciso di scriverti questa mia letterina perché sono molto deluso dalla Befana e da Santa Lucia. Ho scritto anche a loro, ma si vede che non sono abbastanza potenti.
Poi sei arrivato tu e ho capito che si può fare tutto. Sei sorpreso che io ti scriva? Forse ti sottovaluti, non sai quanto sei forte.

Era da un pezzo che noi reggiani dovevamo tutti i giorni andare avanti e indietro su certe strade orribili, come viale Piave e viale Isonzo, tutte piene di buche. Si saltava e si ballava, era tutta un’avventura, anche se non tanto bella. Qualcuno ogni tanto si arrabbiava e scappava qualche parolina brutta, ma sono cose che non si devono dire, bisogna portare pazienza. Poi un giorno sei arrivato tu, il nostro bellissimo Giro d’Italia, la cosa più bella che Reggio abbia visto negli ultimi anni, e tutto si è risolto in un baleno. Evidentemente tu i miracoli li sai fare. Dei bravissimi operai con delle macchine grandi grandi non sono andati a letto ma hanno lavorato la notte, e così una mattina ci siamo svegliati e abbiamo trovato le strade perfette. Quasi ci domandiamo se sia vero.

A questo punto, caro Giro d’Italia, visto che sei così bravo, vorrei chiederti una cosa, che ho provato a chiedere anche alla Befana, ma non mi ha neanche risposto, anche perché lei vola sulla scopa e quindi se ne frega altamente di quei poveretti come noi che girano per terra. Caro Giro d’Italia, vorrei che tu, magari l’anno prossimo, tornassi qui a Reggio Emilia per una nuova tappa.

Ecco il percorso che ho pensato. Si parte dal ponte sul Secchia e poi si passa sulla tangenziale di Rubiera e di Bagno. Come dici? La tangenziale non c’è? Lo so bene, sono solo alcuni decenni che se ne parla ma se passi tu comparirà per magìa, vedrai come sarà bella. Se desideri la si farà passare a sud del paese, ma se ti piace di più potrà passare a nord; decidi tu, perché fino a questo momento fra nord e sud hanno scelto di stare in mezzo, cioé di passare per il centro del paese, e non va bene, perché una cosa sono le tue fantastiche biciclette e un’altra i camion. Poi la tappa andrà un po’ sulla via Emilia e finalmente entrerà nella tangenziale, dove tanti aspettano il tuo intervento, perché a un certo punto tutto si stringe in un budello. Io ho sentito discorsi di gente che ha viaggiato e mi ha detto che una tangenziale meno di due corsie non può avere, però adesso noi siamo messi così. Portacela tu, per favore, questa tangenziale larga, che poi potrebbe diventare la via Emilia bis, verso l’altro nostro fiume, l’Enza. Tu puoi farcela, ne sono sicuro. Ma se proprio non volessi affaticarti tanto (perché magari hai da fare da qualche altra parte) potremmo anche usare un altro percorso, quello sulla via Emilia vecchia, che è anche l’unica che abbiamo, dove a un certo punto c’è un paese che si chiama Cella. Lì in mezzo troverai un aggeggio strano, una specie di ponte ad arco, un coso singolare che non si è mai capito bene a cosa dovesse servire. Potresti fissarci un traguardo volante, appendendo lo striscione ai due lati di questo ponte, che per la prima volta servirebbe a qualcosa. Poi, ma lo dico piano perché ho paura di approfittare troppo della tua potenza, se la sera i tuoi bravissimi tecnici che caricano e scaricano le transenne se lo volessero portare via, beh, non sarebbe male, perché a noi hanno sempre detto che non si può nemmeno smontare. Ma tu, caro Giro d’Italia, puoi aiutarci.

Tutto qui? Scusami ma mi è venuta un’altra idea bellissima: una tappa a cronometro. Dalle serpentine dell’acquedotto a Rivalta. Pochi chilometri, ma impegnativi. Soprattutto per te, che devi essere così bravo da far riassomigliare a una strada quel tragitto verso la montagna. E poi, arrivati a Rivalta, i tuoi amati ciclisti potrebbe pedalare come locomotive sulla bretella.

Come dici? No, non quella dei pantaloni che lì siamo a posto, quella che dovrebbe togliere il traffico. Dovrebbe arrivare anche una tramvia, ho sentito dire, ma per il momento la prospettiva è di attaccarsi, al tramvai.

Caro Giro d’Italia, adesso che sono arrivato in fondo a questa letterina devo svelarti un segreto. Non sono un bambino piccolo, ho più di sessant’anni ma siccome invecchiando si torna piccoli ho pensato che rivolgermi a te, alla fine, può anche essere una bella cosa.

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