Unahotels, parla Caja: «Coroneremo ai playoff una stagione fantastica»

Il tecnico alla vigilia della sfida con l'Olimpia: «Giocheremo d’azzardo senza timori né pressioni»

REGGIO EMILIA. È una favola che non s’attendeva quella che il coach Attilio Caja fa intendere - nelle parole e pure nei toni addolcitisi col passare dei mesi - di aver vissuto nella città del Tricolore.

Nonostante la medaglia d’argento con cui s’è chiusa la Fiba Europe Cup, il tecnico pavese - uno che in carriera le ha pur viste tutte - trasmette alla vigilia dei playoff un entusiasmo inedito. E neppur Milano sembra una montagna impossibile da scalare.

«Senza dubbio ci attende un quarto di finale impegnativo - premette - ma affrontarlo è anche molto gratificante perché per giocarlo, bisogna esserci arrivati».

Numeri alla mano, la sua è stata la squadra più costante di tutta la Lega.
«Abbiamo fatto un percorso importante, di grande soddisfazione e gratificazione. Il nostro campionato è stato estremamente regolare e questo ci riempie d’orgoglio. Abbiamo il nostro modo di giocare che abbiamo sempre portato avanti e che sfodereremo anche adesso nei playoff, pur consapevoli della montagna che ci troveremo davanti da scalare. Siamo consapevoli della forza di Milano, ma la affronteremo con fiducia, umiltà e orgoglio».

La squadra come sta?
«Logico che quando si arriva alla fine ci sono un scorie fisiche e stanchezza. Devo però dire che le ultime due settimane ci hanno permesso di smaltire un po’ di stanchezza fisica e anche mentale e di ricaricarci. Ci attende un tour de force che affronteremo in otto e sappiamo che giocare in otto non è semplice. Noi però guardiamo partita per partita, consapevoli che dovremo affrontare una squadra dalla grande fisicità. Dovremo avere fiducia al tiro perché in una partita così, le percentuali al tiro sono imprescindibili».

L’obiettivo reale?
«Essere dignitosi. Lo siamo sempre stati e sarebbe un peccato non finire bene. Io però non vedo il motivo per cui debba succedere. Fermo restando la consapevolezza di quello che è Milano, ho fiducia in quello che abbiamo costruito e, come ho detto ai ragazzi, dobbiamo giocare un po’ d’azzardo. Dovremo giocare senza avere pressioni né timori».

Il Forum è uno dei pochi templi del basket nazionale. Timore reverenziale nell’esordire lì?
«Non temo questa variabile. Abbiamo una guida come Cinciarini che sa benissimo come coinvolgere i compagni. Abbiamo più paura della squadra (ride, ndr) che non dell’ambiente che troveremo. Parliamo di una squadra top di Eurolega».

Nella massima serie lei è fra i veterani della panchina. A che numero di partecipazioni ai playoff è arrivato?
«Sono tanti. L’ultimo fu quattro anni fa con Varese. La stagione successiva, pur avendo 32 punti, non ci qualificammo per differenza canestri. Poi c’è stata la pandemia. Ogni playoff è sempre una bella esperienza perché è il coronamento di un anno di lavoro. O il playoff lo si inizia con l’obiettivo di vincerlo e allora parte un nuovo campionato, o diventa il coronamento del percorso fatto. È più la gratificazione che non un pensiero».

A che livello è la sua soddisfazione nell’aver allenato questa squadra?
«Massimo. Sono felice, felice, felice. È stato bellissimo: campionato e coppa. E anche la fine è stata bellissima. Siamo arrivati settimi alla penultima giornata. Se guardiamo indietro possiamo dire che a quattro giornata di ritorno eravamo salvi. Se il 9 agosto, giorno del raduno, avessimo pensato che sarebbe finita così, io non ci avrei creduto e avrei detto che mi sarei accontentato anche di meno. Sono contentissimo. I ragazzi hanno fatto un lavoro eccellente. È stato un anno lungo e impegnativo, ma è passato velocemente. Come ho detto, faremo il meglio possibile ma non ci potrà accadere nulla che vada a rendere negativi questi nove mesi».

Assieme a lei c’è un altro grande protagonista di questo campionato: Andrea Cinciarini. L’impressione è che fra voi due ci sia un gran feeling. È così?
«Sì. Lo stimo molto per come si comporta tutti i giorni: avere un capitano con la sua mentalità e dedizione per un allenatore come me che crede molto nel lavoro quotidiano, è di grande aiuto. È il motivo per cui abbiamo fatto una stagione a questi livelli. Ho avuto tanti capitani nel corso degli anni ma lui è stato davvero il più importante. È stato inserito nel miglior quintetto della Lega e a mio avviso avrebbe meritato l’ex equo con Della Valle quale Mvp».

La sua soddisfazione è evidente, ma davvero non ha alcun rimpianto?
«Stiamo giocando da mesi senza la guardia titolare, Candi. Da mesi senza il tre titolare, Olisevicius, che era anche il miglior marcatore della squadra e da mesi senza il cambio dei lunghi, Diouf. Non se ne si parla, ma tutto questo va considerato. È il mio rimpianto? Sì. Potersela giocare ora ad armi pari, reintegrando i giocatori infortunati sarebbe stato importante per impensierire di più un’avversaria come Milano. Aver giocato diversi mesi con tante assenze, avvalora ancora di più ciò che hanno fatto questi ragazzi. Ma ho anche un altro rimpianto».

Quale?
«Non aver mai giocato a Reggio. Una squadra così, che non molla mai, avrebbe fatto innamorare i tifosi. Giocando al pala Bigi si sarebbe creato un ambiente tale che almeno un paio di vittorie in più, sono certo sarebbero arrivate».

Sfidate una delle due grandi favorite al titolo. In ottica scudetto vede favorita Milano o la Virtus?
«Dipenderà tutto da come arriveranno all’eventuale finale. Le sorprese sono dietro l’angolo, basta vedere l’anno scorso. Per me è 50 e 50: non voglio sottrarmi dal pronostico ma proprio non saprei su chi scommettere. Anche perché la finale è tra quasi un mese, nello sport le cose cambiano talmente in fretta che è difficile immaginarsi cosa potrà succedere».

Resterà la prossima stagione? Si è già confrontato con la società?
«Qui mi sono trovato benissimo. Non solo quest’anno che altro non è che la prosecuzione della scorsa stagione in cui ci siamo salvati, partendo da una situazione non facile. Ho la consapevolezza e l’età per capire quando si fa bene. Salvarsi la scorsa stagione è stata una vera impresa per il poco tempo che avevamo a disposizione. Senza quella salvezza non ci sarebbe stata neppure la stagione attuale».

Al suo arrivo parve molto sicuro di quello che aveva intenzione di fare.
«Bisogna avere fiducia in se stessi e io ce l’ho. Anche se sembro presuntuoso, so dove mettere le mani. E spesso ci prendo. Tanti tifosi chiedono la mia conferma? Ne sono felice, così come sono felice quando la squadra festeggia negli spogliatoi o leggo dichiarazioni di soddisfazione da parte della società. Percepisco la contentezza della città ed è una gratificazione al lavoro fatto».