La Fondazione sostiene il fratello di Saman e la figlia di Ilenia

Accolte le richieste di aiuto economico avanzate dai sindaci per i due familiari delle vittime dei reati

REGGIO EMILIA. C’è Arianna, la figlia di Ilenia Fabbri, la 46enne uccisa nel suo appartamento di via Corbara a Faenza il 6 febbraio 2021 dal 54enne reggiano Pierluigi Barbieri, in un delitto di cui il marito 55enne Claudio Nanni è ritenuto il mandante. E c’è il fratello di Saman Abbas, la 18enne pakistana di Novellara di cui da oltre un anno non si hanno più notizie. Sono i nuovi destinatari delle risorse stanziate dalla Fondazione emiliano-romagnola vittime di reati, presieduta dallo scrittore Carlo Lucarelli.

Già a maggio l’Emilia-Romagna ha impegnato il 70% del fondo annualmente a disposizione della Fondazione regionale che sostiene le vittime di tutti i reati gravi che, tramite i Comuni, fanno richiesta di aiuto. Sette complessivamente i nuovi casi in regione: donne coi loro figli (13 in tutto), per i quali sono stati messi a disposizione 53mila euro tra sostegni economici e supporto psicologico.


«Nella triste storia di Saman Abbas – commentano dalla Regione – ad esempio ad essere aiutato è stato il fratello minorenne, accolto in una comunità dopo la sua testimonianza fondamentale per le indagini: il ragazzo ora dovrà affrontare il difficile compito di costruire il futuro senza l’appoggio di quella famiglia che ha fatto uccidere la sorella maggiore per aver rifiutato un matrimonio combinato».
I sette nuovi casi confermano una tendenza drammatica: tutte le vittime sostenute dalla Fondazione nel 2022 hanno subìto violenze di genere. Un numero significativo che condiziona il lavoro della Fondazione.

«La Fondazione porta avanti da quasi 20 anni il suo impegno a tutela delle vittime di reati, ed è un dato di fatto che non possiamo ignorare come ormai la quasi totalità degli interventi riguardo a violenze di genere – afferma il presidente della Regione, Stefano Bonaccini –. Come Regione siamo pronti anche quest’anno a fare la nostra parte, integrando le risorse dei soci della Fondazione per permettere di accogliere tutte le istanze, allo stesso tempo invito i cittadini che ne abbiano la possibilità a considerare la Fondazione come destinataria del loro 5x1000 al momento della dichiarazione dei redditi. Sono sicuro che la risposta sarà importante, perché so che l’Emilia-Romagna è dalla parte delle donne, sempre».

Per il presidente della Fondazione, Carlo Lucarelli, «la violenza di genere è una vera e propria pandemia della nostra società. I “reati maschili” hanno completamente monopolizzato il nostro lavoro nei primi cinque mesi del 2022: la Fondazione, che nasce con l’intento di sostenere le vittime di tutti i reati gravi, oggi di fatto sostiene nella stragrande maggioranza dei casi donne e minori vittime di violenza. Noi operiamo su un numero ristretto di casi, e solo su segnalazione dei Comuni, ma non possiamo non trovare preoccupante questa tendenza».

Insieme al Comitato dei garanti, venerdì si è riunita anche l’Assemblea dei soci della Fondazione, che registra l’ingresso di quattro nuovi Comuni: l’Unione Bassa Romagna (nel Ravennate), il Comune di Boretto, il Comune di Valsamoggia (Città Metropolitana di Bologna) e l’Unione dei Comuni della Valle del Savio (in provincia di Forlì-Cesena).

Nel corso della riunione la neo-direttrice Elena Zaccherini e il vicepresidente Cosimo Braccesi hanno ripercorso le attività e il bilancio del 2021: l’anno scorso la Fondazione ha accolto 40 istanze, deliberando sostegni per un totale di 248.900 euro. Riprende così l’aumento dei casi e degli interventi che si era registrato fino al 2019 e si era interrotto solo nel 2020, verosimilmente a causa del lockdown e delle altre misure di contenimento della pandemia. Dal 2004 al 2021 la Fondazione ha approvato 445 richieste di intervento che hanno permesso di aiutare quasi mille persone, con oltre 3,3 milioni di euro di risorse erogate dalla Regione alle vittime: nell’85% dei casi ad essere aiutati sono stati donne e minori.

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