Toano, il mistero del pozzo: era chiuso con un masso

Tante le domande dopo il ritrovamento del cadavere del pensionato 77enne

TOANO. Un pozzo artesiano profondo otto metri, quasi colmo d’acqua. È stata questa la tomba di Giuseppe Pedrazzini fino a giovedì mattina, quando dopo una lunga notte di lavoro i vigili del fuoco di Reggio e Castelnovo Monti sono riusciti a tirarlo fuori. Come ha fatto l’anziano di Toano a finirci dentro? E da quanto tempo il suo cadavere giaceva lì dentro, a pancia in giù?

Sono gli interrogativi ai quali gli investigatori dei carabinieri stanno cercando di trovare le risposte. Risposte che daranno, o toglieranno, sostanza alle pesantissime accuse che gravano come macigni sulla spalle della moglie dell’uomo Marta Ghilardini, della figlia Silvia Pedrazzini e del genero Riccardo Guida: sequestro di persona, omicidio e soppressione di cadavere.

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Per ora, i punti certi sono almeno due: che rispetto alla sparizione dell’anziano i famigliari conviventi non hanno mai fatto denuncia ai carabinieri. Ed è il primo elemento ad aver insospettito gli inquirenti e sul quale gli indagati dovranno dare risposte. E che l’uomo, che da tempo faceva i conti con alcuni problemi di salute che ne rallentavano i movimenti rendendogli difficile camminare, non era molto lontano da casa. Il suo corpo è stato trovato mercoledì pomeriggio nel pozzo artesiano, che intercetta la falda acquifera, all’interno della proprietà di Cerrè Marabino in cui l’anziano viveva con la famiglia, a non più di 50 metri dalle abitazioni.

È stato il cane molecolare Bayla, impiegato sul posto dai carabinieri arrivato con il conduttore del Nucleo di Bologna a segnalare la sua presenza. Specializzato nella ricerca di cadaveri, il suo fiuto non ha sbagliato.
Quando i carabinieri hanno sollevato la pesante botola che faceva da coperchio al pozzo hanno capito subito che quello che vedevano là sotto, a circa 4 metri di profondità che galleggiava a pelo d’acqua, era un cadavere.

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Ci sono volute ore: incessante l’opera dei vigili del fuoco, che hanno lavorato tutta la notte, senza sosta, sotto le luci artificiali, per riuscire a recuperare quel corpo senza vita. Come prima cosa, hanno dovuto pompare via l’acqua, che deriva dalla falda acquifera. Ma la cosa più complessa è stato rimuovere tutta la copertura del pozzo, che è largo circa 5 metri ma era chiuso da un “cappello” fatto di mattoni forati e una colata di cemento spessa almeno una spanna. La fessura naturalmente a disposizione, utilizzata per i controlli del pozzo stesso, era solo di 40 centimetri per 40. È da lì che i carabinieri hanno visto cosa c’era dentro, ma il passaggio era troppo stretto per calarsi a recuperare un cadavere senza danneggiarlo e comprometterlo in vista dei sicuri accertamenti di natura autoptica che dovrà subire.
I vigili del fuoco hanno tagliato tutto il cemento, staccando pezzo dopo pezzo, fino a che è stato possibile avere un varco sufficiente largo per calarsi dentro e recuperare il cadavere assicurato a una barella.
Erano ormai le 7 di giovedì mattina quando ci sono riusciti. Una volta in superficie, non è stato difficile riconoscere che quei poveri resti erano proprio di Giuseppe Pedrazzini, l’anziano per la cui sorte da mesi ormai il fratello, le sorelle e i nipoti temevano, ma della quale non erano riusciti a sapere nulla per l’ostruzionismo, e hanno denunciato loro stessi ai carabinieri i congiunti conviventi.
Nonostante l’immersione in acqua, le condizioni del cadavere non erano così compromesse da impedirne l’identificazione.
È stata la stessa moglie, ora indagata per la morte dell’anziano, a fare il riconoscimento: è stata condotta sul posto la stessa mattina del recupero. In maniera composta, senza rivelare nell’immediato un qualche turbamento, ha detto che sì, il cadavere era quello del marito. Solo più tardi, in caserma a Castelnovo Monti, ha accusato un malore ed è stata portata in ospedale.
A prima vista, quel corpo senza vita non mostra segni di morte violenta. Era completamente vestito, indossava, tra le altre cose, una maglietta a maniche corte.
Quello che ci si chiede – in paese tra amici e parenti – nel caso in cui fosse confermato che si tratta di omicidio, come credono gli inquirenti, Pedrazzini in quel pozzo ci è finito da vivo o da morto? O se invece – tenuto conto che moglie, figlia e genero respingono ogni accusa – si può ipotizzare una caduta accidentale, o un gesto estremo dell’anziano?

Ma immaginando che quel grosso masso usato a botola dell’apertura del pozzo fosse al suo posto, Giuseppe Pedrazzini sarebbe stato in grado da solo di spostarlo? E se sì, o qualora il pozzo fosse rimasto accidentalmente aperto, come si spiega che i carabinieri, quando il cane ha segnalato la presenza di qualcosa, hanno dovuto – come loro stessi confermano in una nota alla stampa – sollevare la botola perché questa era chiusa? Sarà il prosieguo delle indagini a chiarirlo.

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