Toano, parto d'urgenza in ambulanza. Fila tutto bene ma è polemica

Le Cicogne: «Non è normale. Serve il punto nascite, ma nessuno ci risponde»

TOANO. Nella comunità toanese scioccata dal caso Pedrazzini, un altro episodio, fortunatamente a lieto fine, è destinato a far discutere. Nella serata di giovedì, infatti, è venuta alla luce una bambina, con un parto d’urgenza, avvenuto sull’ambulanza della locale Croce Rossa.

Un episodio che riapre il dibattito sull’assenza del punto nascite di Castelnovo Monti, di cui la Regione ha annunciato la riapertura, senza però che negli ultimi due anni (complice anche la pandemia) siano stati fatti passi avanti in questa direzione.


Così racconta quanto avvenuto Daniele Cadonici, della Croce Rossa toanese: «Siamo stati attivati dalla centrale del 118 giovedì, attorno alle 22.30. Ci hanno detto che una donna a termine gravidanza, con le doglie, ci aspettava in centro a Toano, in auto. Siamo immediatamente partiti con l’ambulanza e l’abbiamo effettivamente trovata in centro. Le abbiamo chiesto informazioni: era ormai alla data termine, aveva contrazioni quasi ogni minuto e le si erano già rotte le acque. Abbiamo immediatamente attivato l’automedica per il rendez-vous, che è avvenuto a Cavola. Il medico è salito sull’ambulanza e si è reso subito conto che il parto era imminente. Infatti, alla prima spinta la bimba è venuta alla luce. Stanno bene sia lei che la mamma, le abbiamo portate all’ospedale di Sassuolo».

La donna è al secondo figlio, e forse anche per questo il travaglio è stato così rapido. Conclude Cadonici: «È stato un momento molto emozionante, ma anche di tensione: per fortuna è andato tutto bene. In un parto non sai mai se possano presentarsi delle complicazioni».

Un parto «precipitoso», lo ha definito anche la direzione sanitaria dell’Ausl Iccrs di Reggio Emilia dando notizia dell’accaduto: «Mamma e figlia stanno bene».
Quanto avvenuto, come detto, riapre il dibattito sul punto nascite di Castelnovo. Sul tema interviene il Comitato Salviamo le Cicogne: «Un fiocco rosa sul cofano dell’ambulanza e il testo che dice: “La piccola Mirha aveva fretta e ha deciso di nascere in ambulanza”. Il problema sembra la fretta di Mirha e non la mancanza di un punto nascita in montagna. Ben poche notizie arrivano alla popolazione di questi parti in emergenza, assolutamente fuori sicurezza, e quando arrivano sono divulgate sempre come notizie liete, quasi divertenti, spesso elogiando la bravura del personale sanitario. Perché ci vogliono abituare a pensare che tutto questo sia normale; normale che una donna e il suo bambino siano anche a due ore di macchina dalla prima sala parto, normale aver chiuso il punto nascita più sicuro in provincia dopo quello di Reggio, l’unico inquadrato in un ospedale che ha la rianimazione e i medici preparati con corsi di rianimazione neonatale. Normale anche essersi mostrati pentiti e con lacrime da coccodrillo per aver sbagliato nel chiudere tutti i punti nascita in montagna, aver promesso la riapertura immediata, e poi non aver ancora riparato al torto, senza spendere più una parola sull’argomento».

Conclude la nota delle Cicogne: «Si fa passare per normale anche che all’incontro con i dirigenti dell’Ausl il sindaco abbia ritenuto non dover parlare in quella sede della riapertura del punto nascite, e normale la risposta della dottoressa Marchesi, che si è nascosta dietro la frase: “Sul punto nascita ha già detto tutto il sindaco”. Normale che alla nostra domanda di poter leggere il fantomatico studio di fattibilità nessuno abbia risposto. A questa normalità tombale noi non ci allineiamo e continuiamo la nostra battaglia, ormai al settimo anno dalla prima raccolta di 11 mila firme in difesa del punto nascita del Sant’Anna. Perché la vera considerazione per gli infanti e il genere femminile non si fa a parole, la si misura nei fatti».

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