Toano, il fratello della vittima: «Io ancora non ci credo»

Il profondo dolore di Claudio Pedrazzini: «Non avrebbe fatto male a una mosca»

TOANO. «Io ancora non ci credo. Mio fratello non avrebbe fatto male a una mosca, non se lo meritava...».
La voce di Claudio Pedrazzini, titolare dell’Hotel Marola e fratello del 77enne Giuseppe, a tratti è rotta dalla commozione. La notizia del rinvenimento del cadavere senza vita del fratello nel pozzo di casa a Cerrè Marabino e soprattutto la conferma del fermo voluto dal magistrato di moglie, figlia e genero, da una parte mettono fine a mesi di preoccupazione, in cui lui, le sorelle e i nipoti si sono arrovellati senza sapere come stesse Giuseppe, dall’altro chiude nel modo più tragico ogni speranza. E apre scenari terribili.

«Noi ce lo aspettavamo che qualcosa di brutto doveva essere accaduto – confida – Ma non era possibile andare da loro: non aprivano a nessuno, non ci facevano andare. È sempre stato difficile; negli ultimi anni è diventato impossibile. E lui era lì da solo, in mezzo a loro... Fino a che c’era la nonna le cose andavano, ma poi secondo me è degenerato tutto».

È stato verso le fine dell’anno scorso, infatti, che l’anziana madre di Marta Ghilardini, suocera di Giuseppe Pedrazzini, è morta. «Ce lo hanno detto così, alla fine di una telefonata. “A proposito, è morta mia mamma...”» racconta, nell’elenco delle “stranezze” che accadevano nella casa in cui Beppe viveva.
Invece, la famiglia di origine dell’uomo è sempre rimasta molto unita, nonostante la distanze – Claudio a Marola, una sorella Luciana sta a Sassuolo; l’altra, Floriana, a Roteglia; Carla a Cavola, mentre Piera è morta qualche anno fa – e in questi mesi di vuoto e silenzio si è affannata per cercare notizie, fino a vedersi costretta a presentare denuncia nel sospetto che a Giuseppe fosse davvero capitato qualcosa di grave.

Le indagini sono in corso, gli indagati hanno diritto alla presunzione di innocenza, ma di fronte a quel cadavere trovato nel pozzo, il pensiero di cosa abbia dovuto subire il 77enne è un sospetto doloroso per chi gli voleva bene. «Se viveva delle difficoltà in quella casa? Altroché... – si lascia sfuggire Claudio – Magari si fosse confidato, lo avremmo aiutato. Siamo una famiglia molto legata, ma non ci ha mai detto di aver bisogno di aiuto. Lo avrei preso qui da me: ce n’è di posto. Per l’amor di Dio...».
Valentino Monticelli, nipote di Giuseppe e Claudio, non vuole sbilanciarsi. «Speriamo che facciano luce su quello che è successo, ma la realtà si sa benissimo – aggiunge – Vedremo cosa fa la giustizia. Quando depositeranno tutto, allora dirò la mia...».

Intanto, in paese gira la voce che fosse stata messa in vendita la casa di Cerrè Marabino dove viveva la famiglia Pedrazzini e alcuni terreni, tutti beni di proprietà della moglie di Giuseppe. Ora, con quello che è stato scoperto, ovviamente lo scenario è radicalmente cambiato.

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