Reggio Emilia, un ponte verso la Bosnia

Siglato il gemellaggio con Sarajevo Centar. L'accordo ha valenza di 5 anni

REGGIO EMILIA. Reggio Emilia ha il dodicesimo “gemello”. La firma di ieri pomeriggio in sala Tricolore sancisce l’accordo tra il Comune e Sarajevo Centar.

L’atto con la municipalità bosniaca avviene in una data simbolica: il 9 maggio. In Italia il ricordo va alle uccisioni di Aldo Moro e Peppino Impastato, ricordati entrambi in Consiglio comunale.
In una prospettiva più ampia, la ricorrenza assume un nuovo significato. Il 9 maggio 1950 l’allora ministro degli Esteri francese Robert Schuman propose di creare una Comunità europea del carbone e dell’acciaio (Ceca). Era l’embrione della futura Unione europea, a cui aderì da subito l’Italia, forte dell’esperienza del Manifesto di Ventotene di Altiero Spinelli. Settantadue anni dopo, Reggio Emilia stringe la mano alla Bosnia dopo aver stretto un accordo con la città serba di Kragujevac nel 2004.

Un segnale di apertura e di pace, valore caldeggiato dai due sindaci in Consiglio: Luca Vecchi per la Città del Tricolore, Srđan Mandic per la municipalità della Bosnia Erzegovina.
Fu lo stesso Mandic ad attivare nel gennaio 2021 il percorso per il gemellaggio dopo due mosse reggiane nel 2019: la prima delegazione ufficiale reggiana a Sarajevo (a marzo) e la mozione per promuovere il dialogo approvata in Consiglio comunale (a novembre).

Con il dialogo si abbattono i muri e si costruiscono i ponti . Le immagini dei presenti in sala Tricolore tornano più volte all’assedio di Sarajevo, in cui bosniaci e serbi (e bosniaci e bosniaci) si ritrovarono a combattere per quasi quattro anni dal 5 aprile 1992 al 29 febbraio 1996.

La lotta alle iniquità, la giustizia sociale e lo sviluppo umano con progetti di cooperazione rappresentano il “cuore” del primo articolo del patto di gemellaggio siglato ieri in Municipio.

Nello specifico, i progetti saranno rivolti a tali temi: pari opportunità e ruolo della donna; infanzia e adolescenza; sviluppo sostenibile e neutralità climatica; coesione sociale e qualità della vita, cultura, sport e nuove generazioni; sviluppo economico e innovazione universitaria; partecipazione e cittadinanza attiva; turismo e promozione dei prodotti tipici; dialogo interculturale e pluralità religiosa.
Il gemellaggio prevede finanziamenti esclusivi – per la parte italiana – nel bilancio comunale reggiano.

L’accordo ha la durata di cinque anni. Può essere sia rinnovato tacitamente sia interrotto in qualsiasi momento.
Le ambasciate di Italia e Bosnia Erzegovina sarà informate sugli sviluppi delle iniziative future nell’ambito del gemellaggio.

Tanti gli eventi passati tra i due “gemelli”. Il Comune ha lanciato il progetto Most – un ponte permanente per la pace e i diritti umani tra Reggio Emilia e i Balcani.

Il “ponte” (Most in bosniaco) vede Iscos capofila con a fianco Istoreco, Fondazione E-35, Fondazione Mondinsieme e Associazione Mirni Most e il cofinanziamento del Bando Pace. Un altro “mattoncino” per il ponte del gemellaggio è Pita e pasta di pace, iniziativa promossa dalla cooperativa sociale Madre Teresa e Iscos in collaborazione con il Comune e l’Ambasciata italiana in Bosnia Erzegovina.

Tra gli eventi, il ricordo del genocidio di Srebrenica e i progetti con le scuole Bus Pascal e Filippo Re. Educazione e sport negli eventi con Fondazione E35, Mondinsieme, Fondazione dello sport e Reggio Children.

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