«Ghirri fotografava ciò che tutti vediamo ma non valorizziamo»

Mussini ricorda il grande artista alla Casa-Museo Antonio Ligabue

GUALTIERI. «Ghirri? Già dagli inizi un fenomeno “discordante” perché era avanti e non fu compreso. Solo in seguito viene capito e non solo, diventa un punto di riferimento». Lo racconta il professore e critico d’arte e di fotografia Massimo Mussini, protagonista di un incontro alla Casa-Museo Antonio Ligabue a Gualtieri in cui ha ricordato gli inizi dell’attività del fotografo reggiano. Mussini ha collaborato con Stanislao Farri e Franco Fontana, ma il suo principale merito è stato l’avere scoperto la forza del talento di Ghirri.

La prima volta – ci dice – fu nel 1972. «Incidentalmente, nei primi anni ’70, vidi una sua mostra a Modena con immagini nuove, diverse... In quell’occasione lasciai un mio recapito, mi chiamò e venne a casa mia per farmi vedere altre sue foto: erano una novità assoluta. In quegli anni mentre gli altri cercavano attraverso la fotografia di rendere più bella la realtà, lui non era interessato a questo. Ho anche pensato che se in quegli anni si fosse presentato a un concorso gli avrebbero riso in faccia, perché lui fotografava ad esempio delle fiches per il gioco delle carte, o le scatole di pastelli o una recinzione che divideva un cortile da un prato: in sostanza cose che tutti noi abbiamo sotto gli occhi, ma che nessuno prima di allora aveva pensato di valorizzare dal punto di vista estetico».


«In seguito – continua Mussini – ha avuto due mostre a Milano: alla Galleria del Diaframma di Lanfranco Colombo, l’unico spazio vero dedicato alla fotografia in Italia, di critica, e l’anno dopo ancora a Modena alla Galleria d’arte moderna. Poi lo presentai ad Arturo Carlo Quintavalle che gli diede la notorietà, per trovare la consacrazione alla mostra di Parma nel ’79. Allora gli dissi: “adesso basta, fatti scrivere da altri”».
Ricordare Ghirri dà soddisfazione agli organizzatori della Casa-Museo Antonio Ligabue che al termine dell’intervento di Mussini hanno inaugurato due mostre. “La meravigliosa piazza di Gualtieri vista da Luigi Ghirri, Antonio Ligabue e Bruno Rovesti” e “Long playing a 3 Ghirri”.

Giuseppe Caleffi, direttore della Casa Museo, ci racconta quanto Mussini amasse la piazza sia per la sua perfezione geometrica sia perché rappresentava quelli che erano i “dolci luoghi”, luoghi racchiusi che ricordavano i tempi dell’infanzia, dei giochi, dell’incontrarsi. «In questo la piazza di Gualtieri è perfetta. Esponiamo quindi l’immagine che fece nel 1985 per donarla, come cartolina, alla nostra comunità; lo faremo senza alterarla come cartolina ma in un modo originale, come forse sarebbe piaciuto a lui. Inoltre presentiamo la piazza vista da altri due grandi artisti Antonio Ligabue e Bruno Rovesti, che hanno intrecciato la loro vita con Gualtieri».

La seconda mostra riguarda l’altra passione di Ghirri che è la musica: per lui il mito era Bob Dylan e, dagli anni ’80, avviò una collaborazione con diverse etichette e case discografiche. Nascono così copertine capolavoro di quelli che erano i “long playing” (in mostra ce ne saranno 18): da Lucio Dalla, agli Stadio a Luca Carboni.
«Alla fine mi sembrano delle fotografie musicate – disse Lucio Dalla – hanno un loro suono interno: un inciso o un ritornello. Si sente che sono costruite, che hanno un mixaggio».

© RIPRODUZIONE RISERVATA