Cala il sipario sul processo Aemilia: confermate 73 delle 87 condanne

Solo sette pene ricalcolate e sette rinvii. Il 90% delle condanne ora sono definitive ed esecutive: scattano gli arresti

REGGIO EMILIA. na conferma al 90% delle condanne decise dalla Corte d’Appello, che nel dicembre 2020 aveva inflitto 700 anni di carcere. Si è espressa così, ieri a Roma, la Seconda Sezione Penale della Cassazione, che ha messo la parola fine a Aemilia, la più importante (e ormai storica) operazione contro la ’ndrangheta emiliana scattata nella notte tra il 28 e il 29 gennaio 2015 con l’arresto di 220 persone fra Emilia-Romagna, Lombardia, Piemonte, Veneto, Calabria e Sicilia. Con il pronunciamento della Suprema Corte si è chiuso definitivamente l’ultimo atto dell’inchiesta che ha svelato il radicamento trentennale della ’ndrangheta nella nostra regione, con epicentro a Reggio Emilia, chiudendo un iter giudiziario tortuoso tra Reggio e Bologna durato ben sette anni. Ora le condanne sono definitive e immediatamente esecutive: gli ordini di carcerazione sono scattati.

La Suprema Corte si è ritirata venerdì nel primo pomeriggio, per uscire con l’attesa lettura della sentenza ventiquattro ore dopo, ieri alle 15.45: c’è voluta un’ora per snocciolare le 87 posizioni rimaste (erano 91 in Appello, ma alcuni sono stati assolti e altri non hanno presentato ricorso), in una ridda di telefonate tra avvocati da nord a sud della penisola. I settantatre ricorsi che si sono infranti contro il muro di piazza Cavour (esaminati uno per uno, sono stati rigettati o dichiarati inammissibili) hanno fatto sì che le condanne emesse in secondo grado (dove era avvenuta la “scrematura” più consistente) siano rimaste praticamente intatte. Così come è rimasto invariato l’impianto accusatorio sull’esistenza e la natura dell’associazione a delinquere contestata. Il procuratore generale Giuseppe Aiello aveva presentato alla Suprema Corte undici annullamenti: il risultato è stato quattordici annullamenti, sette con rinvio e sette senza rinvio.

I sette annullamenti con rinvio riguardano figure minori (Lauro Alleluia, Giuseppe Aloi, Francesco Di Via, Francesco Lomonaco, Luigi Salviati, Graziano Schirone, Giuseppe Vertinelli classe 1986): per questi ultimi la palla passa in una Corte d’Appello “bis” in diversa composizione, che dovrà vagliare un solo capo di imputazione. Invece per i sette annullamenti senza rinvio la pena è stata rideterminata direttamente dalla Cassazione, che ha provveduto ad azzerare, correggere e ricalcolare (più che altro sulla base di aggravanti cadute) la pena: per Carmine Arena 5 anni e 3 mesi di reclusione e 500 euro di multa; per Antonio Vertinelli (classe 1985) 3 anni di reclusione; per Antonio Vertinelli (classe 1990) 3 anni di reclusione; Tania Giglio 3 anni; Giovanna Schettini 3 anni. Per tutti gli altri imputati è stata confermata la condanna dell’Appello. Ne citiamo solo alcuni: confermati 16 anni e 9 mesi per Francesco Amato, 59 anni, colui che il 5 novembre 2018 tenne sotto sequestro cinque persone nelle Poste di Pieve proprio per protestare contro la prima condanna in Aemilia, a suo avviso ingiusta; 21 anni e 3 mesi per Michele Bolognino, uno dei capi con affari soprattutto a Parma; 13 anni a Giuseppe Iaquinta, imprenditore di Reggiolo e padre dell’ex calciatore Vincenzo (il quale, condannato a due anni con la condizionale per irregolarità nella custodia di armi, non ha fatto ricorso); rispettivamente 16 anni e 4 mesi e 17 anni e 4 mesi ai fratelli Giuseppe e Palmo Vertinelli da Montecchio; 22 anni e 6 mesi a Gaetano Blasco, colui che intercettato rideva e si sfregava le mani dopo il terremoto in Emilia, prefigurando i cantieri da accaparrarsi; 7 anni e 5 mesi ad Antonio Valerio, il pentito eccellente di Aemilia. Agli enti parte civile (Regione, Provincia di Reggio, Comune di Reggio, Comuni di Bibbiano, Gualtieri, Reggiolo, Montecchio e Brescello, oltre a Cgil di Reggio e Cgil dell’Emilia-Romagna) verranno liquidati 6mila euro ciascuno più le spese processuali.

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