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«Diga, tempi lunghi l’urgenza è l’acqua Ridurre gli sprechi e fare micro-invasi»

Zanichelli: «Mettiamo in campo già oggi l’impegno collettivo e alla fine può risultare inutile la realizzazione dell’invaso»



VETTO. Il tema della siccità è tornato prepotentemente a galla dopo un inverno caratterizzato da precipitazioni scarsissime. E con la siccità – legata all’agricoltura e ai prodotti tipici come il Parmigiano Reggiano – è riemerso il tema delle esigenze idriche complessive. Una questione a sua volta legata alla crisi energetica internazionale (vedi energia elettrica per pompare l’acqua del Po a fini irrigui).


Ora sembrano tutti concordi (anche forze politiche in passato molto meno “esplicite”) sulla necessità di trovare una soluzione più o meno drastica per far fronte al deficit idrico. Qual è la posizione del Movimento 5 Stelle?

«Il problema della necessità idrica è oggettivo e la politica ha il dovere di indicare la strada da percorrere – risponde Davide Zanichelli, deputato reggiano del Movimento 5 Stelle –. D’altronde, i cambiamenti climatici, anno dopo anno, sono sempre più sotto gli occhi di tutti. È per questo che la prima strada da percorrere per contrastare l’emergenza idrica (ma si potrebbe dire lo stesso per il settore dell’energia) è la riduzione degli sprechi negli usi quotidiani. Civili, industriali e agricoli. Altrimenti sarebbe come riempire un secchio bucato».

L’Autorità di bacino distrettuale del Po lo scorso anno ha presentato un piano di interventi suddiviso in 4 scenari concatenati per far fronte al deficit idrico della Val d’Enza, che parte dall’efficientamento della rete e dal recupero dei reflui (scenario 1); la realizzazione di laghetti consortili, traverse, pozzi e riqualificazione della traversa di Cerezzola (2); la realizzazione di una traversa a Currada, il ripristino a scopi irrigui e idropotabili dei serbatoi montani Enel (3); infine, la realizzazione di un invaso da 27-30 milioni di metri cubi (scenario 4). Condivide questa impostazione?

«La vera questione è l’urgenza: alcune misure si possono e si devono mettere in campo oggi stesso con un impegno collettivo che metta insieme la società, le attività produttive, la bonifica, le istituzioni e le autorità competenti. Approcci per ridurre il fabbisogno, come l’individuazione di tecniche di irrigazione più efficienti e gli investimenti nella manutenzione della rete devono essere fatti subito, così come la promozione di colture che necessitano di una minor quantità d'acqua. Il passo successivo è la realizzazione di micro-invasi. Misure che darebbero risposte efficaci e soprattutto immediate. Quindi, lo scenario dell’Autorità di Bacino è corretto, dato che ogni iniziativa non esclude le altre ma, anzi, se messe in atto le prime, può anche risultare inutile la realizzazione dell’invaso che, come sappiamo, potrebbe anche risultare irrealizzabile, se le controindicazioni ambientali risultassero eccessivamente impattanti».

I dighisti “duri e puri” dicono che è inutile costruire una “dighetta” da 30 milioni di metri cubi; che in pochi anni si riempirebbe di inerti; tanto vale fare la “diga Marcello” da 100 milioni. I sindaci della Val d’Enza – altra novità rispetto al passato – hanno preso posizione chiedendo un invaso da 40-70 milioni di metri cubi. È solo una questione di dimensioni?

«La necessità vera non è di una diga che sarà pronta, se va bene, tra 10 anni e che rischia (come già è accaduto) di essere più conveniente per chi la costruisce che per i cittadini. La vera necessità è l’acqua. Invece, se vediamo il dibattito in corso e le ultime dichiarazioni, ci rendiamo conto che si restringe alle tesi “diga sì” e “diga no”; è un pomo della discordia che diventa stallo della discordia. E fa pensare che ci siano più interessi sulla diga in sé che nel dare risposta all’emergenza idrica. Concentriamoci invece sulla situazione idrica, sull’approvvigionamento e sui consumi, e ci renderemo conto che la situazione è complessa e che si può agire, anche nell’immediato, con iniziative utili e rapide. Nel frattempo, si faranno tutti gli approfondimenti del caso. Se ci si concentra solo sulla diga, si rischia di rimanere a bocca asciutta se dovesse emergere che questa, a causa degli impatti alla falda o nella valle del Po, non si può fare».

Al contrario dei dighisti, gli ambientalisti (vedi Europa Verde) chiedono di introdurre nuovi sistemi irrigui per il risparmio idrico, passando ad esempio dall’irrigazione a scorrimento a quella a pioggia.

«Esattamente. Serve una valutazione della rete attuale e dei suoi usi e consumi per individuare dove si possa intervenire nell’immediato, anche investendo nell’innovazione in agricoltura. Per soluzioni rapide, i soldi non mancano».

La Regione sta valutando le priorità, ha spiegato nei giorni scorsi l’assessore regionale Priolo. E l’assessore Mammi ha parlato della necessità di un invaso per soddisfare il deficit idrico. Nel frattempo, sono attesi i 3,5 milioni dal ministero per lo studio di fattibilità tecnica ed economica della diga. Sembra proprio di essere giunti a una svolta, a 40 anni dalla costruzione del “taglione”, primo e unico atto di ciò che aveva immaginato l’ingegner Marcello negli anni Ottanta.

«È giusto fare degli approfondimenti, anche sulla sostenibilità o meno dell’invaso. Personalmente sono scettico quando penso a quanto quei 3,5 milioni avrebbero potuto essere utili per finanziare invece un fondo rotativo nella Val d’Enza sull’adeguamento dei sistemi di irrigazione. Una sorta di superbonus per l’acqua per i nostri agricoltori. Invece l’eventuale invaso, tra progettazione, realizzazione e collaudo, non sarà pronto prima di 10 anni. Sempre che arrivi. Mentre i nostri agricoltori hanno bisogno di risposte, e di acqua a sufficienza, da subito», conclude Davide Zanichelli.

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