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Delitto del Moulin Rouge, all’assassino della barista 24 anni e mezzo

Hicham Boukssid, affetto da problemi psichici, non era in aula. Il fratello della vittima: «Spero che non ci siano sconti»

Reggio Emilia. A distanza di quasi due anni dal delitto del bar Moulin Rouge la sentenza di primo grado è arrivata nel pomeriggio di ieri, quando la presidente della Corte d’Assise Cristina Beretti ha letto la sentenza: Hicham Boukssid, il marocchino di 36 anni che trucidò con nove coltellate la barista 25enne Hui Zhou della quale era invaghito, è colpevole del reato di omicidio aggravato dalla crudeltà ed è stato condannato a 24 anni e sei mesi di reclusione.

L’accusa (il pm Marco Marano) aveva proposto l’ergastolo, la difesa (avvocato Pina Di Credico) una pena a partire dai 21 anni. Niente ergastolo, ma tramite il bilanciamento delle aggravanti (esclusa la premeditazione e riconosciuta la crudeltà come equivalente della seminfermità di fatto si sono azzerate a vicenda) la giuria popolare ha inflitto una condanna elevata per un femminicidio che suscitò scalpore. Boukssid – ieri assente in aula – è stato condannato tra l’altro a un anno a quattro mesi per spaccio di droga (viveva di quello) e interdetto in perpetuo dai pubblici uffici. Dovrà risarcire i danni sofferti dalle parti civili e pagare le spese processuali (7mila euro per il fratello e 9mila euro per i genitori della vittima). Infine nei suoi confronti è stata applicata la misura di sicurezza del ricovero in Rems, che diventerà esecutiva quando la pena passerà in giudicato. Nel frattempo resta in carcere, dove si trova da due anni.


Nel tardo pomeriggio dell’8 agosto 2019 l’uomo con problemi psichici entrò con un coltellaccio in mano nel bar Moulin Rouge di via XX Settembre sferrando nove coltellate alla barista, per la quale provava un amore malato e patologico, esistente solo nella sua mente.

La terribile fine di Hui fu filmata dalla telecamera interna del bar: lei stava guardando il cellulare dietro al bancone quando Hicham le si avventò contro, urlò “muori, muori”, l’ultimo fendente letale la trapassò da parte a parte, nell’indifferenza degli avventori (uno addirittura finì il bicchiere, lasciò i soldi sul tavolo e andò via). L’assassino scappò e si rifugiò lungo il Crostolo, dove si scatenò una caccia all’uomo; dopo una latitanza di dieci giorni si costituì ai carabinieri, scalzo e lacero.

Il dibattimento è stato molto combattuto, con una sfilata di psichiatri dalle diagnosi discordanti. Le responsabilità di Boukssid sono sempre state lampanti: a incastrarlo il video e le numerose testimonianze. Il nodo del contendere semmai è stato il quantum: possibile l’ergastolo per un soggetto seminfermo di mente? Ieri il pm Marco Marano, in una requisitoria durata un’ora, ha insistito sulla lucidità di Boukssid, consapevole e pentito «ma non ha mai detto la verità».

Il pm ha chiesto l’ergastolo: «Il vizio di seminfermità non è pesante, sono prevalenti le aggravanti della premeditazione e della crudeltà. Il seminfermo non può sottrarsi a una pena giusta: deve pagare. Non potete dare meno del massimo», ha concluso. Che avrebbe significato 24 anni più le aggravanti uguale ergastolo.

Di parere opposto il difensore Pina Di Credico, che ha definito Boukssid «affetto da un disturbo schizoide di lunga data, sul quale si è innestato il delirio. Chiedo l’esclusione di tutte le circostanze aggravanti, chiedo di partire dalla pena base di 21 anni, chiedo la riduzione per la seminfermità mentale e per le attenuanti generiche e la riduzione di un terzo». Il legale ha portato tanti argomenti di diritto, spesso lottando contro il suo stesso assistito, «convinto di avere ucciso l’amore della sua vita, quando in realtà non si sono mai scambiati un sms: un pensiero inquinato». Sulla premeditazione: «Boukssid si dirige verso il bar con un coltello e una maglietta, a suo dire da restituire a Hui: vi pare consapevole di quello che fa?». Mentre sulla crudeltà Di Credico ha citato il caso di Melania Rea, uccisa dal marito con 35 coltellate: la Cassazione non ha riconosciuto la crudeltà a Salvatore Parolisi.

Dopo la condanna, il fratello della giovane, Kai Zhou, ha commentato a caldo: «Non so se sia una pena giusta. Però mi aspettavo uno scalino al di sotto dell’ergastolo, gli avvocati mi avevano preparato. È stato un processo lungo ed estenuante. Mi auguro solo che quell’uomo resti in carcere, senza altri sconti. Ora devo dirlo ai miei genitori, in questi giorni in Cina perché la nonna non sta bene: ci mancava solo questa».

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