Il primo bilancio del vescovo Morandi: «Reggio Emilia comunità accogliente»

Il sacerdote modenese sulle prime settimane nella diocesi di Reggio-Guastalla: «Con la Caritas ospitati rifugiati ucraini»

REGGIO EMILIA. Missione: accogliere. Il vescovo di Reggio Emilia-Guastalla Giacomo Morandi declina più volte il verbo nel rispondere alle domande della Gazzetta.


Arcivescovo Morandi, lei è un vescovo modenese in terra reggiana. Com’è stato accolto dalla popolazione?

«Sono arrivato a Reggio da poco più di un mese e l’accoglienza è stata calorosa e gioiosa. La celebrazione del 13 marzo scorso è stata molto partecipata e mi ha fatto percepire immediatamente l’affetto di tanti sacerdoti e laici. In questo periodo sto incontrando tanti amici che ho conosciuto grazie agli anni di insegnamento nello Studio Teologico Interdiocesano e anche tante persone nuove che mi aiutano a conoscere la Fede che ha animato questa terra e perciò sono certo che il Signore ci accompagnerà nel cammino dei prossimi anni con grandi doni, senza escludere ovviamente fatiche e difficoltà».


I reggiani stanno accogliendo gli ucraini. Quale può essere un messaggio in favore dell’Ucraina o della pace, alla luce delle parole di Papa Francesco?
«La pace è un dono di Dio che siamo chiamati a chiedere continuamente nella preghiera perché il cuore dell’uomo e della donna non di rado si lascia conquistare dall’odio e dalla guerra. Il Signore ci dona la Pace attraverso suo figlio Gesù. Noi siamo invitati ad accoglierla e a ricercarla costantemente qui sulla terra. In Diocesi sono nate tante iniziative di preghiera per chiedere a Dio il dono della Pace e, attraverso la Caritas in collaborazione con istituzioni civili, abbiamo accolto diversi rifugiati ucraini. Questa opera di carità ci aiuti a ottenere da Gesù il dono della nostra conversione perché essa è il frutto più prezioso che possiamo donare al mondo».


L’emergenza sanitaria non ha risparmiato i sacerdoti. Come procedono le vocazioni reggiane?
«Nella Messa Crismale tutto il clero diocesano ha ricordato i sacerdoti deceduti quest’anno ed è stato un momento in cui rendere grazie al Signore per l’opera che ha compiuto in loro. Tanti sacerdoti donano la loro vita per annunciare l’amore di Dio e questo è ciò che colma di gioia e felicità. Infatti la vocazione nasce nel momento in cui si scopre quanto si è amati da Dio e il ministero di ogni sacerdote è prezioso e indispensabile perché comunica in modo speciale questo amore ricevuto. Preghiamo il Signore per il dono di nuove vocazioni e gioiamo perché nei prossimi mesi celebreremo le ordinazioni diaconali e sacerdotali di quattro nostri seminaristi».


Quali sono le principali sfide per la diocesi?
«Le sfide più importanti sono quelle della fede. Essa infatti non è qualcosa che viene dopo l’umano o dopo l’organizzazione del territorio, ma è presente sin dall’inizio in ogni nostra iniziativa. La nostra Chiesa diocesana è quindi chiamata a rinnovare il suo impegno di annuncio della fede per aiutare i fedeli ad incontrare il Signore e a camminare con Lui. Le vie di evangelizzazione sono tante ma una è la fede ed è questa che ci unisce nella nostra missione e nel nostro impegno di evangelizzazione».


Quale strategia adotta la diocesi per rafforzare la propria unità interna?
«Non si tratta tanto di una strategia, ma di un cammino di fede modellato dalla Carità. Le differenze di caratteri, temperamenti, propensioni, non possono prevalere sull’annuncio del Regno di Dio, perché altrimenti metteremmo al centro un nostro progetto o un nostro pensiero. Noi, invece, siamo chiamati a mettere al centro Cristo. Lui è la pietra angolare sulla quale costruire la Chiesa e le relazioni nella comunità. L’unità è perciò un dono che viene dall’alto».


Il seminario sta diventando un polo universitario. Quanto è importante mantenere un rapporto osmotico con i giovani?
«Sono contento che il seminario diocesano sia un luogo di formazione per tanti. I giovani desiderano conoscere e crescere, imparare cose nuove e spendere la propria vita per gli ideali che li animano. Hanno bisogno però di maestri che sappiano loro insegnare come abitare il presente. La comunicazione tra generazioni è quindi fondamentale per la crescita di ogni uomo e donna non solo per la consegna del “bagaglio” storico e culturale, ma soprattutto per la partecipazione alla paternità divina che continuamente genera figli nel Figlio».


Qual è stato il messaggio più importante della Pasqua?
«È lo stesso che anche gli apostoli e i primi discepoli hanno proclamato dopo la Pasqua del Signore: “Cristo morì per i nostri peccati secondo le Scritture, fu sepolto ed è risuscitato il terzo giorno secondo le Scritture, e che apparve a Cefa e quindi ai Dodici” (Prima lettera ai Corinzi, 15, 3-8) . In questo annuncio abbiamo il fondamento di ogni speranza perché il grande nemico – la morte – è stato definitivamente sconfitto. Noi partecipiamo a questa vittoria nella misura in cui accogliamo l’invito del Signore a stare con Lui, a vivere con Lui e in Lui».


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