A Novellara Wilma, mezzo secolo tra natura e tradizione

Il circolo di San Giovanni ha raggiunto l’importante traguardo Gli ex laghetti da pesca sono diventati un’oasi per uccelli

NOVELLARA. Il 25 aprile nelle campagne di San Giovanni della Fossa si sono celebrati i 50 anni del circolo ricreativo Wilma con gara di pesca, visita dei suoi spazi immersi nella natura e gnocco fritto offerto alla cittadinanza. Si tratta di un sodalizio di socialità diffusa, un’oasi ambientale, un luogo dove ancora si praticano gli usi della civiltà contadina, tenuto in vita grazie a generazioni di volontari.

Wilma è il nome del podere di via Levata, come annessa casa colonica, dove dal 1972 c’è la sede dell’associazione dopolavoristica per i soci della Cooperativa agricola (poi diventata Cila, tuttora esistente e adiacente al circolo), a sua volta nata nel secondo dopoguerra dopo la dismissione dei grandi possedimenti latifondistici. Un circolo che fin dagli inizi si aprì anche alla «cittadinanza – si legge nello statuto originale – con provata serietà morale e fede democratica». Un successo che ha travalicato i confini di Novellara. «Nel 1997 eravamo arrivati ad avere 650 soci provenienti da tutta la Bassa, ora siamo in 150», afferma l’attuale presidente Eugenio Cepelli.


Oltre alla ristrutturazione della casa colonica, i soci fondatori crearono dei laghetti per l’allevamento e la pesca del pesce gatto che veniva servito, fritto, alle cene dei soci. Una tradizione che si mantiene tuttora, grazie alla cucina attrezzata e le sale che possono ospitare più di 100 persone. «In questi giorni di celebrazioni – prosegue – vorrei particolarmente ricordare Giannetto Gatti, presidente della Cooperativa agricola quando fu istituita la Wilma, Angiolino Coli, fondatore, promotore e trascinatore del circolo, e William Folloni, una colonna del nostro volontariato. Ma tutti, tra le migliaia di soci che abbiamo avuto nel tempo, sono stati di eguale importanza per permetterci di essere quello che siamo oggi e poter celebrare 50 anni di attività». Poi alla fine degli anni Novanta il circolo ha dovuto fare i conti con la mortalità del pesce gatto, praticamente scomparso nei bacini idrici della Bassa, e ripensare le finalità dell’associazione. «L’abbiamo preso – osserva Cepelli – come uno stimolo che ci ha imposto di passare da una logica di manutenzione e di mantenimento della struttura alla necessità di ripensarla, migliorarla e aggiornarla. Abbiamo così pensato di non limitarci alla preesistente tradizione ittica ma abbiamo voluto creare percorsi naturali e culturali, per portare avanti la nostra dimensione sociale in modi diversi e più inclusivi. L’impegno costante di volontari ci ha permesso di continuare l’abbellimento della casa colonica e di riprogettare la natura che ci circonda già rifugio per ibis, cicogne, oche, garzette, cormorani e gabbiani, con uno spazio dedicato agli animali da cortile. Abbiamo poi realizzato una mostra e un catalogo degli strumenti tradizionali con cui si faceva il lambrusco, dal momento iniziale della potatura della vite a quello finale, l’apertura delle bottiglie».

Il risultato è uno scenario splendido adatto sia per il turismo di prossimità di famiglie – l’accesso è libero – che per le visite di scolaresche.



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