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Casalgrande, Caso Montipò: il sindaco chiude con l’Asmer e difende Debbi

Sotto accusa l’iniziativa di Cassinadri. Pd e M5s ne chiedono ufficialmente la revoca

CASALGRANDE. «Prendo atto con delusione e sconcerto del nuovo intervento dell’Associazione Studi Militari Emilia Romagna contro il consigliere comunale Paolo Debbi. Dopo averlo criticato sul piano personale, mi sarei aspettato che a questo errore seguisse un saggio silenzio da parte dell’associazione. Purtroppo devo rilevare che così non è stato».

Sono le parole del sindaco di Casalgrande, Giuseppe Daviddi, sul caso innescato dalla lettura in consiglio comunale venerdì da parte del presidente del consiglio comunale Marco Cassinadri, della critica missiva dell’associazione per il no all’intitolazione di un luogo del paese alla figura di Gino Montipò ulteriormente alimentato dallo stesso gruppo di studi ancora contro il consigliere del Pd. Il primo cittadino, che già si era dissociato in aula rispetto all’iniziativa di Cassinadri, non arretra. «Siamo un paese libero, in cui ognuno può esprimere il proprio pensiero: altra cosa è l’insulto, che resta inaccettabile – va avanti –. Per questi motivi mi dissocio completamente da questo attacco personale, indirizzato peraltro a un consigliere comunale regolarmente eletto che ha espresso i suoi dubbi in modo civile e senza offendere nessuno. Sarà mia premura valutare con grande attenzione questi eccessi verbali del tutto inaccettabili: ogni eventuale rapporto tra l’amministrazione e questa associazione, da qui a fine del mio mandato, è da considerarsi interrotto».


Anche dal Partito democratico in una nota diffusa il giorno successivo alla lettura in aula di quella missiva si chiedevano «come possa il presidente del consiglio Cassinadri continuare a garantire l’imparzialità e la libertà di espressione dopo questo episodio». Si aspettavano delle scuse che, da quanto risulta, non sono arrivate. E ieri hanno deciso di far seguire alle parole i fatti. «Come gruppi del Pd e M5S abbiamo protocollato una mozione di revoca del presidente del consiglio comunale Cassinadri» dicono. «Quanto accaduto al termine della seduta del consiglio comunale del 29 04 2022 è un fatto gravissimo – vanno avanti –. Ne è la dimostrazione la decisa presa di posizione, non solo di quasi tutti i gruppi consiliari di opposizione, ma anche di diversi consiglieri di maggioranza e dello stesso sindaco Daviddi, che ringraziamo per il tempestivo intervento. Come già dichiarato le opinioni espresse nelle lettera dell’Asmer sono legittime, e, ovviamente l’associazione ha tutto il diritto di esprimerle liberamente. Le modalità e i tempi con cui la lettera è stata letta al termine della seduta consiliare sono del tutto fuori luogo, alla luce di quelli che dovrebbero essere i compiti e i doveri del presidente del consiglio comunale».

È proprio questo il punto: «Il presidente dovrebbe rappresentare e presiedere il consiglio comunale con imparzialità ed equità e tutelare i diritti dei consiglieri comunali eletti democraticamente dai cittadini. In occasione dell’ultima seduta con il suo comportamento ha violato palesemente e in modo molto grave il regolamento. È ormai evidente come il comportamento del presidente Marco Cassinadri non sia conforme ai compiti istituzionali di imparzialità, equità e garanzia».

Il caso è diventato del tutto politico, quindi, probabilmente di tenuta di questo assetto di maggioranza, quello che durante le ultime elezioni riuscì a strappare il Comune al Pd, e in vista delle prossimi elezioni: il 2024 non è poi così lontano. Dal canto loro dall’associazione continuano a difendere la loro posizione. «La nostra opinione non entra nel merito del voto affermativo o negativo all’intitolazione, poiché lungi da noi esprimere una critica nella democratica valutazione di una proposta. Il nostro disappunto si esprime nella motivazione del voto espresso dal consigliere Debbi, che ha una evidente avversione nei confronti degli appartenenti alle forze armate e forze dell’ordine. Nessuno è obbligato ad avere simpatia per le uniformi, ma lo spregio dei valori di quegli uomini che hanno professionalmente e coraggiosamente servito il Paese mi indigna notevolmente – scrive il presidente Giulio Verrecchia – Il consigliere ha preferito buttarla in politica, adducendo che la nostra missiva fosse un attacco al Pd». Ma ormai in Comune non si parla più di Montipò, bensì del ruolo del presidente del consiglio comunale.

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