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Luzzara, «Con le donne non ci parlo». E aggredisce due agenti: in cella

L’uomo, uno straniero senza fissa dimora né documenti, era armato di coltello. Per la legge italiana è un “fantasma”. Il giudice gli concede l’obbligo di firma

LUZZARA. Un “fantasma”, un irregolare dall’identità sconosciuta: i due alias che ha fornito non hanno dato riscontri. Secondo quanto lui stesso ha dichiarato informalmente ai carabinieri, il protagonista di questa storia sarebbe un clandestino 27enne che da quattro anni vaga per l’Italia dormendo dove capita e mangiando ciò che trova.

Il giudice, al termine dell’udienza di convalida, ha disposto l’obbligo di firma per il senzatetto, che probabilmente sparirà in modo definitivo.


I fatti risalgono a sabato 30 aprile, quando un cittadino segnala la presenza, nelle campagne di Luzzara, di un uomo sospetto. Sul posto si recano due agenti donne della polizia locale Unione Bassa reggiana, che si trovano davanti a un giovane con un coltello da cucina: lo sconosciuto non è aggressivo, anzi consegna di sua spontanea volontà il coltello e un paio di forbici, spiegando che gli servono per tagliare i frutti e procurarsi da mangiare. Dalla sua tasca spunta fuori una mandorla cruda, forse colta da un albero.

Le agenti chiedono comunque rinforzi, e i carabinieri della Compagnia di Guastalla tentano di spiegare all’uomo, che parla solo inglese e si dichiara iraniano (ma il nome non risulta), di doverlo portare in caserma per l’identificazione poiché è senza documenti. A questo punto il giovane reagisce con rabbia.

Quando un carabiniere gli si avvicina, sferra un calcio all’addome della prima agente, facendola cadere a terra, si avventa contro l’altra e contro un carabiniere, finché, a fatica, viene bloccato e arrestato per resistenza e lesioni aggravate a pubblico ufficiale (tre i giorni di prognosi rimediati dalle agenti e dal carabiniere feriti).

Ai militari il 27enne spiega che con le donne non parla; particolare che ribadisce più tardi quando, accompagnato in ospedale per un presunto dolore al ginocchio, si rifiuta di farsi medicare da un’infermiera e aspetta un infermiere uomo. In ospedale, tra l’altro, il giovane fornisce un altro nominativo pakistano; ma anche di questo non c’è traccia. In carcere infine il 27enne si rifiuta di sottoporsi al tampone, perciò per legge deve sottostare alla quarantena preventiva e non può comparire in tribunale.

Ieri mattina si è proceduto, in assenza dell’imputato, alla convalida dell’arresto. Nonostante il pm avesse chiesto la custodia cautelare per il “fantasma”, il giudice Simone Medioli Devoto ha accolto la tesi dell’avvocato difensore Michele Gatti: obbligo di firma. Il “fantasma” sarà scarcerato e dovrà presentarsi in caserma.

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