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«Reggio Emilia, morte per l’amianto 489 persone dal 1996»

Davide Vasconi rappresenta l’Afeva, la storica associazione dei familiari delle vittime: «Il Reggiano paga uno dei tributi più alti Rubiera è stata la nostra Chernobyl» 

REGGIO EMILIA. «Nel Reggiano dal 1996 (anno in cui è iniziata la rilevazione) abbiamo registrato 489 morti per amianto, l’incidenza più alta sulla popolazione in Emilia-Romagna. I nuovi casi di mesotelioma pleurico (purtroppo con un indice di sopravvivenza dopo 12 mesi vicino allo zero) sono trenta ogni anno. L’onda lunga dell’Eternit di Rubiera – che è stata la nostra Chernobyl – e di tanti altri ex siti produttivi continua». Davide Vasconi è il rappresentante dell’Afeva (la storica associazione familiari vittime dell’amianto, che raduna 150 ex esposti e i loro congiunti) nonché responsabile dello sportello amianto della Camera del Lavoro di Reggio Emilia. «La nostra è una realtà dove l’amianto era presente, e in parte lo è ancora, in modo massiccio – ha esordito Vasconi – Non a caso il registro Nazionale Mesoteliomi, che aggiorna i dati clinici dell’intera penisola, ha sede a Reggio presso al Medicina del Lavoro dell’Ausl. Noi con il nostro archivio seguiamo i numeri locali».

Numeri di per sé impressionanti. Basta fare l’elenco di quelle che sono state fabbriche storiche di produzione dell’amianto nella nostra provincia, con e rispettive scie di decessi. «In primis l’Eternit di Rubiera, che ha fatto registrare 64 vittime; la Cemental a Correggio, 30 morti stimati; le ex Reggiane (vi si fabbricavano treni e le carrozze erano imbottite di amianto) una decina; la Landini di Castelnovo Sotto e la Fibrotubi di Bagnolo sono aziende che in passato usavano l’amianto, anche se ora non più. Questi sono i siti produttivi principali, poi si contano tante altre aziende di minori dimensioni che hanno contribuito a questo tragico conteggio – ha proseguito Vasconi – Nel complesso nell’ultimo decennio le vittime sono state 140, ma continuiamo ad avere una trentina di nuovi malati all’anno».


I tumori da esposizione di amianto, si sa, hanno un’incubazione molto lunga. «Secondo le stime del nostro osservatorio, calcolando il numero di addetti delle fabbriche in attività fino agli anni ’70-’80-’90 (la legge 257 del 1992, che mise al bando tutti i prodotti contenenti amianto, segnò il tardivo divieto e la progressiva sparizione del materiale nocivo), il picco di ammalati era previsto tra il 2015 e il 2025: proprio adesso. In realtà la previsione si sta avverando solo in parte: constatiamo una sostanziale stabilità negli ultimi anni e possiamo solo sperare in una decrescita imminente».

Al momento di mesotelioma pleurico («malattia difficile da diagnosticare») ancora si muore. «Oggi chi manifesta il mesotelioma può contare su una maggiore aspettativa di vita e su un’alta qualità delle cure, ma rimane una malattia con esito infausto – ha proseguito Vasconi – Da sottolineare l’aspetto non indifferente che i tumori del polmone provocati dall’amianto si “estendono” ai familiari e non si limitano all’identikit classico del paziente (uomo e di età avanzata). È notorio come anche molte donne che lavavano le tute dei mariti siano decedute (l’Eternit di Rubiera introdusse il lavaggio degli indumenti in ambiente protetto solo negli anni Novanta): tra queste vorrei ricordare Carla Iotti, moglie dello storico delegato sindacale della Cgil di Rubiera Alfredo Bersani, scomparsa lo scorso marzo appunto per mesotelioma».

A riprova che, anche se il maxiprocesso di Torino (che vide un pullman di familiari partire anche da Reggio) si è sgonfiato perdendo pezzi, la ferita è tutt’altro che archiviata.

«Esiste poi un problema ambientale dovuto all’amianto, tuttora presente nelle coperture edili e ad esempio nelle canne fumarie dei camini – ha concluso Vasconi –. Un esempio: fino a due anni fa il centro operativo delle Poste in via Piccard presentava l’amianto, ne abbiamo chiesto la rimozione. Sulla partita della rimozione siamo solo all’inizio. Si pensi che Rubiera (rimasto scottato dall’esperienza, tanto da intitolare un cippo al tributo di vittime dell’Eternit) è stato l’unico Comune ad aver attuato una politica di totale rimozione dell’amianto: ne ha fatto sparire l’equivalente di 47 campi da calcio. Su Google maps è possibile, visualizzando le foto storiche, vedere la differenza: Rubiera ha letteralmente cambiato colore dal grigio al verde, il colpo d’occhio è evidente. Ma non tutte le amministrazioni comunali hanno dimostrato la stessa sensibilità, anche perché si tratta di un’operazione alquanto costosa».

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