Reggio Emilia, ascolta le urla della vittima e si sente male

Omicidio al bar Moulin Rouge. In aula viene mostrato il video dell’assassino: l’imputato Hicham Boukssid va in stato di shock e viene portato via dal 118

REGGIO EMILIA. Ha urlato dalla cella dell’aula di tribunale il nome di Hui Zhou, la ragazza di 25 anni che lui stesso ha ucciso barbaramente. L’ha invocato, disperato, dopo aver sentito l’audio del video mostrato in aula con il quale sono state diffuse ad alto volume le grida strazianti della giovane mentre veniva accoltellata dietro al bancone del bar del Moulin Rouge di Reggio. Bancone che proprio Hicham Boukssid, il 37enne marocchino ora imputato per l’omicidio della ragazza, aveva scavalcato l’8 agosto 2019, accoltellandola selvaggiamente perché, a suo dire, ne era segretamente innamorato.

Un omicidio sul quale verte la questione dell’infermità mentale dell’imputato, che ieri è stato fatto allontanare precauzionalmente su richiesta del suo avvocato, Pino Di Credico, quando il sostituto procuratore Marco Marano ha annunciato che avrebbe fatto vedere quel video agghiacciante. Ma da lì a poco sarebbe comunque successo il finimondo, con l’imputato che ha cominciato a urlare facendo interrompere l’udienza e con tanto di richiesta di soccorsi al 118.


Poco prima – e come sempre – Boukssid aveva ascoltato chino sul banco degli imputati l’udienza di ieri in Corte d’assise, dove è comparso quale imputato reo confesso che deve rispondere di omicidio con le aggravanti della premeditazione, della crudeltà e dei futili motivi. Abbastanza per rischiare l’ergastolo. Ieri dovevano essere ascoltati proprio i quattro psichiatri incaricati per valutare le condizioni mentali del 37enne. Poi la richiesta del pm di sentire il video e l’allontanamento di Boukssid, che ha lasciato l’aula per entrare nel retro della camera di sicurezza. Una stanza chiusa e separata da una porta rispetto alla grande aula, ma nella quale sono comunque filtrate le grida della ragazza riprodotte per circa 15 secondi con il video ripreso dalla sorveglianza interna del bar. L’imputato, secondo quanto ricostruito, avrebbe reagito violentemente in quello che è stato probabilmente un improvviso flash-back dell’omicidio. Ha cominciato a urlare dalla saletta retrostante in maniera definita da alcuni «disumana», dopo aver probabilmente picchiato la testa contro il muro. L’imputato è rimasto riverso a terra, continuando a urlare il nome delle ragazza e dicendo «voglio morire anch’io». «Una scena terribile» è stato il commento del suo difensore, entrata nella saletta dove l’uomo è stato poi immobilizzato da tre agenti della polizia penitenziaria, mentre partiva la chiamata al 118. Uno degli psichiatri presenti è intervenuto a sua volta ma l’udienza è stata interrotta finché Boukssid non è stato trasportato dal 118 in carcere, dove è seguito dalla psichiatra che lo ha in cura fin dal suo arresto.

Infine è ripresa l’udienza, durante la quale è stato sentito il perito nominato dal tribunale, Gianfranco Rivelli, secondo il quale non ci sarebbe margine per confermare le tre aggravanti. Poi è stata sentita Matilde Forghieri, consulente della difesa, che ha confermato la stessa ipotesi, mentre Renato Riatti – consulente della procura – e Giuseppe Cupello – consulente della parte civile – hanno posto dubbi sulla sussistenza dei futili motivi confermando invece l’ipotesi della premeditazione della crudeltà.

L’udienza è stata poi rinviata in vista della discussione che avverrà davanti alla giuria popolare presieduta dal giudice Cristina Beretti.



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