Contenuto riservato agli abbonati

L'assessore regionale Mammi: «Senza un invaso non riusciremmo a soddisfare il deficit idrico»

«Attesi dal ministero i 3,5 milioni per lo studio di fattibilità  tecnica ed economica. Sono il primo a voler velocizzare»

VETTO. Qualcosa si muove sul fronte della diga, una trincea mai abbandonata dai sostenitori dell’invaso sull’Enza all’altezza di Vetto, nonostante l’accantonamento del progetto Marcello, che risale a 40 anni fa. Ecco il parere di Alessio Mammi, ex sindaco di Scandiano, assessore regionale all’agricoltura e agroalimentare, caccia e pesca.

L’assessore regionale Priolo, rispondendo a una interrogazione della Lega, afferma che si stanno valutando le priorità in questo ambito. Quali sono le priorità? Nel frattempo i sindaci della Val d’Enza per la prima volta dicono sì a un invaso, come emerge dall’esito della riunione con i “dighisti”, pur rimarcando la divergenza sulle dimensioni: 40-70 milioni metri cubi, come indicato dal gruppo di lavoro regionale; almeno 100 milioni, chiede il comitato pro diga. È solo una questione di dimensioni?


«La Regione Emilia-Romagna ritiene l’invaso un’opera inquadrabile nel più ampio contesto degli interventi idrici e irrigui per quel territorio, in base allo studio dell’Autorità di Bacino. Credo sia sempre un bel segnale quando tutti i sindaci di un territorio, a prescindere dall’appartenenza politica, esprimono il parere unanime su una necessità reale come l’approvvigionamento irriguo. Del resto, non è la prima volta, e gli stessi Comuni da tempo seguono da vicino la questione. Con Irene Priolo stiamo lavorando per avere il via libera al finanziamento di uno studio di fattibilità che possa dare la risposta utile alle imprese agricole del territorio. L’unione di tutto il sistema istituzionale, dai Comuni fino alla Regione, è indispensabile per ottenere il finanziamento da parte del Governo».

L’anno scorso l’Autorità di Bacino del Po ha depositato un piano di lavoro suddiviso in quattro punti, per il territorio della Val d’Enza (scheda a lato). Come stanno procedendo le attività?

«Le azioni indicate dallo studio vanno portate avanti tutte insieme, perché serve una strategia complessiva. La prima azione riguarda l’efficienza nella gestione dell’acqua, per un utilizzo sempre più puntuale e preciso. Verranno testati dei sistemi automatici di gestione delle acque irrigue, studiati in progetti di ricerca finanziati dalla Regione, che permetteranno una riduzione del 15-20 % dei consumi d’acqua. Nel frattempo, il Consorzio di Bonifica dell’Emilia Centrale ha assunto la gestione della risorsa idrica in quasi tutti i consorzi irrigui privati, e verrà candidato un progetto esecutivo sui fondi del Ministero che prevede azioni di risparmio idrico sul Canale d’Enza. Nella parte parmense sono in corso progettazioni per la riqualificazione del canale della Spelta, alimentato tramite la traversa di Cerezzola».

Ma è sufficiente intervenire in questo modo?

«No. Per questo sono necessarie altre due azioni: la migliore distribuzione e lo stoccaggio dell’acqua. Ad esempio, è stato finanziato con risorse Pnrr per 12 milioni di euro il progetto di rifunzionalizzazione della Traversa di Cerezzola; la Regione inoltre, tramite il Psr, ha messo in disponibilità 7 milioni di euro per finanziare la realizzazione di laghi consortili sul territorio per l’accumulo dell’acqua: il bando è fuori in questo momento, e auspico che le imprese agricole partecipino numerose. È in atto la progettazione per la costruzione di 2 traverse con cui servire i consorzi Vernazza e Pozzoferrato. Si sta approfondendo la fattibilità di alcuni pozzi tra Montechiarugolo e la via Emilia, e ci stiamo confrontando con Terna per recuperare gli invasi Verde, Ballano e Lagastrello; se adeguatamente ripuliti, possono infatti contenere milioni di metri cubi d’acqua e rappresentare una risposta di breve termine, di cui abbiamo molto bisogno».

Il quarto punto dello Studio rimane però la realizzazione dell’invaso di Vetto, senza il quale non si creano le condizioni per la disponibilità di acqua necessaria che è stata stimata.

«Sì, certo. L’invaso va calato in una strategia di respiro regionale, che ci permetterà di regimentare l’acqua, minimizzare le perdite con una rete più efficiente, diffondere sistemi di distribuzione più precisi e invasarla quando c’è per poterla utilizzare quando serve. In Emilia-Romagna si attuerà un vero e proprio piano Marshall sull’idrico: attraverso risorse ministeriali e Pnrr verranno investiti sul territorio 355 milioni di euro di opere che sono già a livello esecutivo o di fattibilità. A queste vanno aggiunti 250 milioni di euro finanziati dal 2018, i cui interventi sono quasi tutti affidati e in corso di esecuzione. Nella provincia di Reggio Emilia atterreranno 40 milioni di euro di progetti, e 37 milioni di euro sono destinati per opere in provincia di Parma. È chiaro che c’è un piano regionale in atto, di rilevanza storica per i nostri territori».

Ma a suo giudizio la diga di Vetto si farà oppure no?

«Le azioni sopra descritte vanno realizzate assieme alla progettazione e poi realizzazione di un invaso, come lo studio dell’Autorità di Distretto ha confermato in modo chiaro. Senza l’invaso, non riusciremmo a soddisfare il deficit idrico, quindi è necessario. Abbiamo formalmente chiesto al Ministero delle infrastrutture di assegnare alle Bonifiche di Reggio e Parma le risorse per la prima progettazione, lo studio di fattibilità tecnico-economica, che secondo una stima vale 3,5 milioni di euro. In questi mesi si sono tenuti diversi incontri per stabilire un iter operativo. La Regione ha coordinato le fasi interlocutorie con il Ministero, mentre i Consorzi di Bonifica dei due versanti, reggiano e parmense, hanno dato vita alla struttura di supporto del Rup (Responsabile unico del procedimento), necessario a fare i rilievi propedeutici allo studio di fattibilità. La progettazione di un’opera così importante necessita di un lavoro competente, preciso e naturalmente conforme a tutte le attuali norme e regolamenti nazionali e comunitari. Ci sono molteplici aspetti da tenere in considerazione, dal fabbisogno idrico per i vari usi fino agli aspetti di carattere geologico, ambientale e tecnico. Sarà la progettazione a dare una risposta a tutti questi elementi. Si tratta di percorso non banale, ma sono convinto che le Bonifiche saranno all’altezza; lo dimostrano sul campo ogni giorno. Come Regione, le supporteremo certamente.

Quindi lo studio di fattibilità quando decollerà?

«È chiaro che si tratta di un’opera attesa da decenni, sono il primo che vuole velocizzare il più possibile. Ritengo inoltre che sia prioritaria, anche nel contesto regionale e nazionale. Questo dovrebbe consentirci di avere una risposta positiva da parte del Ministero e ottenere il finanziamento per la progettazione. Intanto però il sistema istituzionale non sta fermo: le Bonifiche sono già al lavoro per tutti gli aspetti amministrativi propedeutici alla gara per la progettazione; tutti aspetti da seguire con grande attenzione, e lo si sta facendo».

© RIPRODUZIONE RISERVATA