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In mostra la lunga occupazione delle Officine Reggiane che diede vita al “modello reggiano”

L'ingresso a Reggio Emilia del trattore R60 al termine dell'occupazione delle Officine Reggiane

Reggio Emilia, sarà inaugurata il 23 aprile nel Capannone 18. Bondi ( Cgil): «Un’occasione per conoscere il passato e analizzare il presente»

REGGIO EMILIA. «Una sconfitta sindacale, ma una vittoria politica». Sintetizzò così l’allora segretario generale della Cgil, Giuseppe di Vittorio, la conclusione della lotta delle Reggiane, la più lunga occupazione di una fabbrica della storia italiana e che segnò profondamente la storia di Reggio e gettò le radici del suo futuro sviluppo.

Si può dire che da quella lunga lotta durata 396 giorni (dall’ottobre 1950 all’ottobre 1951) che si concluse con il licenziamento di oltre quattromila lavoratori ma che vide la nascita di una forte alleanza tra operai e contadini, cambiò la storia della nostra città ed ebbe origine quello che poi si affermò come il “modello emiliano”.
La mostra fotografica, documentale e multimediale “Un tocco di classe. L’occupazione delle Reggiano 1950-51” voluta dalla Camera del Lavoro di Reggio, non è un’operazione nostalgia o di recupero di una memoria condivisa, quanto, per la Cgil, una occasione per una rilettura e un’analisi dei conflitti sociali dagli anni ’50 ad oggi. «Con l’intento – ha spiegato ieri Valerio Bondi – di avviare una riflessione per progettare un futuro non omologato della nostra città».

A presentare la mostra, che sarà inaugurata il 23 aprile alle 16.30 e resterà aperta fino al 31 ottobre nel Capannone 18 del Parco Innovazione, alle Reggiane, oltre a Bondi sono stati il sindaco Luca Vecchi, l’amministratore delegato di Stu Reggiane Luca Torri e Stefania Carretti di Spazio Gerra, che dell’esposizione ha curato l’allestimento. “Un tocco di classe. L’occupazione delle Officine Reggiane 1950- 51” è composta da un centinaio di fotografie originali, offre una cronologia degli eventi e mette a disposizione dei visitatori un insieme di materiali storico-documentali, sviluppati secondo tematiche: il lavoro, a partire dall’autogestione produttiva e dall’idea di riconversione della fabbrica al controllo diretto sulla produzione, fino ad arrivare al trattore R60 che venne ideato e realizzato durante l’occupazione; i conflitti e la costruzione della comunità operaia di lotta mettendo in evidenza la solidarietà che accompagnò quella vicenda di resistenza sociale, da quella alimentare e delle categorie produttive, a quella di numerosi intellettuali come Calvino, Levi e Guttuso. Infine la mostra si completa con tredici biografie di protagonisti di quelle vicende.

Il percorso espositivo è poi completato da audio-narrazioni (a cura di Massimo Zamboni (musicista, fondatore dei Cccp poi Csi e scrittore) e da materiali documentali originali dell’epoca. «Abbiamo scelto la vicenda del ’50-’51 – ha poi aggiunto Bondi – per valorizzare un materiale straordinario, storico e visivo, e perché da quello scontro dei primi anni ‘50 e le lotte che la contrastarono, emergono i tratti caratteristici e delle storture del modello Italia e allo stesso tempo in quella fase maturano alcuni aspetti che caratterizzeranno il modello reggiano su crediamo andrebbe aperta una riflessione». Per Luca Vecchi, invece, «i segni di quell’esperienza sono visibili anche oggi, nell’eccellenza del sistema produttivo della nostra provincia che ha saputo coniugare progresso e benessere, cultura del lavoro e del fare assieme».

La mostra è inserita nel Circuito Off di Fotografia Europea e a ognuna delle 15 immagini che scandiscono l’anno di occupazione corrispondono appositi QR Code attraverso i quali ascoltare i brevi audio-racconti.

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