Correggio, a Fosdondo ricordata la battaglia del 1945. Fiori sui cippi pranzo e spettacolo

Il sindaco: «In regione un quarto dei profughi ucraini in Italia Nel nostro Comune sono 157, tutte donne e bambini» 

CORREGGIO. Domenica è stato celebrato il 77esimo anniversario della “Battaglia di Fosdondo”, avvenuta il 15 aprile 1945. Assieme al “Combattimento di Fabbrico” del 27 febbraio, è unanimemente riconosciuta come il più importante fatto d’armi di tutta la Resistenza nella pianura reggiana.

Dopo due anni di forzata sospensione a causa della pandemia, il programma delle celebrazione si è svolto con diversi appuntamenti: dopo la messa per i caduti officiata nella chiesa di Canolo, il corteo si è ritrovato al centro sociale “Il Quartiere” di Fosdondo, da dove è partita la sfilata commemorativa con un centinaio di partecipanti accompagnati dalla banda cittadina “Luigi Asioli”. Presenti delegazioni dei Comuni di Fabbrico e Cadelbosco Sopra e le consigliere regionali Stefania Bondavalli e Roberta Mori.


Il corteo ha deposto dei fiori su tre cippi e un monumento che ricordano i sette caduti di quella tragica battaglia: furono uccisi cinque partigiani (Sergio Fontanesi, Giacomo Pratissoli, Paride Caminati, Luciano Tondelli e Angiolino Morselli) e due civili (Dante Ibattici e Franco Faccendo). A seguire sono intervenuti Maria Chiara Oleari, presidente del consiglio comunale (che ha anche ricordato lo scomparso David Sassoli), Rina Zardetto dell’Anpi di Correggio e il sindaco Ilenia Malavasi che, riallacciandosi ai temi d’attualità, ha reso noto come al momento la Regione accolga un quarto di tutti i profughi ucraini giunti in Italia. A Correggio sono 157, tutte donne e bambini.

Alle 13, nella sala “Girasole” dello stesso centro sociale, si è tenuto un pranzo resistente. Nel pomeriggio, alle 15, sempre al centro sociale, “Femminile/Resistente”, uno spettacolo di e con Elisa Lolli e Marco Sforza per raccontare la Resistenza dal punto di vista delle donne e di come sia diventata eredità spirituale di chi ne ha raccolto idealmente il testimone, come Felicia Impastato, Lucia Annibali, Marzia della Terra dei Fuochi, Lea Garofalo, Patrizia Moretti, e Ilaria Cucchi.

La mattina del 15 aprile i partigiani Sergio Fontanesi (Mauser) e Giacomo Pratissoli (Aldo) vanno a ritirare un notevole carico d’armi a Gazzata. Verso mezzogiorno un gruppo di fascisti, proveniente da Bagnolo e diretto a Correggio, cattura Ennio Bassoli (Musco). I partigiani del distaccamento di Fosdondo li attaccano, permettendo al prigioniero di fuggire, ma nel primo pomeriggio il gruppo di fascisti comincia a perquisire case e cittadini.

Proprio in quel momento arrivano Mauser e Aldo con il carico d’armi. I fascisti li fermano e li uccidono, ma i partigiani, a loro volta, aprono il fuoco. Alcuni fascisti rimangono uccisi e altri si ritirano nella chiesa da dove continuano a sparare, spalleggiati da circa 300 uomini provenienti dalle zone circostanti.

Mentre si avvicinano, i fascisti gridano alcuni nomi di battaglia tra cui Carburo (Paride Caminati) che, pensando si trattasse di compagni, si avvicina, ma viene freddato da una scarica di mitra.

Anche il giovane Luciano Tondelli (Bandiera) – protagonista della canzone di Ligabue “I campi in aprile” – viene ucciso dal fuoco nemico. Germano Nicolini (il comandante Diavolo) dà ordine di sganciarsi, ma Angiolino Morselli (Pippo), che perderà la vita, tiene impegnato il nemico permettendo ai compagni di ritirarsi.



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