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Reggio Emilia, morì nell’esplosione di un silos. Pagati 850mila euro ai familiari

Silvio Sotgiu, 42 anni

Vittima dell’infortunio l’operaio Silvio Sotgiu, 42 anni. Ora citazione a giudizio per Iren Ambiente Spa



REGGIO EMILIA. Una prima tranche di risarcimento da 850mila euro ai familiari più stretti della vittima (il padre e quattro tra fratelli e sorelle residenti in Sardegna, più un anticipo per la convivente) e la citazione in giudizio del responsabile civile (Iren Ambiente Spa) per assicurare, in caso di condanna, cospicue somme anche ad altre dieci parti civili (un cugino e ben nove nipoti). Questo il passaggio avvenuto ieri in tribunale nel processo per l’infortunio mortale avvenuto il 9 ottobre 2018 nel centro raccolta rifiuti Iren di via dei Gonzaga, che costò la vita all’operaio di origini sarde Silvio Sotgiu, 42 anni.


Quel giorno Sotgiu, residente a Cadelbosco Sopra con la compagna, senza figli, dipendente di una ditta in subappalto che doveva effettuare un collegamento, fu issato dentro a un cestello sulla sommità del silos, che teoricamente doveva contenere emulsioni (innocue) di rifiuti. Invece appena l’operaio iniziò a trapanare scoppiò un’esplosione: il 42enne saltò in aria insieme alla copertura metallica e ricadde su una scala, morendo all’istante (la causa, secondo la perizia della Procura, fu la presenza di gas metano nel serbatoio). Una morte bianca che fece scalpore, provocando uno sciopero unitario delle tre sigle sindacali contro il sistema dei subappalti.

In origine sono stati cinque gli imputati per omicidio colposo in concorso, tutti vertici di Iren Ambiente; ma nell’aprile scorso i primi due (l’a.d. dell’epoca Roberto Paterlini, 63 anni, e il manager Giovanni Chinosi, 53 anni) sono stati assolti, mentre il direttore degli impianti Mauro Pergetti, 62 anni, ha patteggiato un anno e quattro mesi.

Ieri è iniziato il processo con rito ordinario per gli ultimi due responsabili, nella scala gerarchica, dell’impianto: il 58enne Federico Fantuzzi e il 34enne Nicolò Lanzi. Entrambi difesi dall’avvocato Alessandro Nizzoli, sono comparsi davanti al pm Giulia Stignani e al giudice monocratico Chiara Alberti. Si è trattato di una udienza interlocutoria, subito rinviata, perché l’avvocato Gian Maria Romandini del Foro di Torino, che rappresenta i familiari della vittima costituitisi parte civile, ha innescato un’azione civile all’interno del processo penale chiedendo al giudice l’autorizzazione a citare in giudizio come responsabile civile il gestore dell’impianto, cioè Iren Ambiente Spa. Ci sono buone probabilità che il giudice accolga; per ora si è riservato, rinviando al 20 settembre per stilare l’apposito dispositivo. Il motivo della mossa lo spiega lo stesso legale. «Ai familiari stretti di Sotgiu è stata versata la somma di 850mila euro, per metà liquidata dall’assicurazione e per metà da Iren. Tuttavia restano da risarcire la convivente (ieri in aula), un cugino e ben nove nipoti; su questi ultimi la compagnia assicurativa ha opposto un netto rifiuto di presa in carico, nonostante alcuni nipoti ora trentenni adulti fossero molto legati a Silvio». In tal modo, con l’entrata in giudizio di Iren Ambiente Spa, in caso di condanna dei due imputati sarà la multitutility a dover rispondere in sede civile di un altro maxi risarcimento.

Da parte loro i due imputati, spiega il difensore Nizzoli, declinano ogni addebito per quanto avvenuto. «Siamo ancora ai blocchi di partenza e in fase di definizione del procedimento – ha dichiarato Nizzoli – Nel merito il rischio di esplosione del silos non era nemmeno contemplata. Cosa è andato storto?».

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