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Falchi di palude uccisi: il cane dei forestali trova altre 2 carcasse

Bibbiano: si tratta di un altro piccione e di una cornacchia. Prende piede l’ipotesi di esche avvelenate nel terreno



BIBBIANO. Un altro piccione morto e la carcassa di una cornacchia.


È quanto hanno trovato i carabinieri forestali nel terreno di Barco nel quale domenica una coppia di cittadini, in passeggiata con il loro cane, ha trovato quattro esemplari di falco di palude uccisi.

Questo secondo rinvenimento è avvenuto ieri mattina quando i forestali, assieme al cittadino che domenica ha fatto la scoperta, sono andati sul posto con l’unità cinofila anti-veleno del reparto Parco Appennino, arrivato dalla provincia di Parma.

Il sopralluogo è la conseguenza della prima ipotesi tenuta in alta considerazione da parte dei militari: ovvero, che i quattro rapaci siano stati avvelenati probabilmente proprio da quel piccione trovato nel campo accanto alle loro carcasse. Si pensa che questo, intriso di veleno, sia stato gettato a esca. Chiaro, allora, che se così fosse è importante bonificare l’area da eventuali altre esche il prima possibile.

Il rinvenimento di altre due carcasse trovate dall’unità cinofila, a questo punto, fa prendere forza all’ipotesi che i falchi siano rimasti vittime di veleno.

Di certo, l’ultima parola la diranno gli accertamenti dell’Istituto di zooprofilassi a cui Ivano Chiapponi, del Rifugio Matildico che domenica ha effettuato il recupero degli animali, ha affidato le carcasse. Allo stesso istituto sono stati affidati anche il secondo piccione trovato morto e la cornacchia.

Di certo, ci troviamo di fronte ad animali uccisi per mano dell’uomo. Resta solo da accertare come. Il lavoro degli investigatori dei carabinieri forestali della stazione di Reggio cercherà di chiarire questo gravissimo episodio, che ha eliminato quattro esemplari di una specie considerata vulnerabile. Non solo: i quattro falchi di palude, due maschi e due femmine, erano probabilmente in migrazione verso il Nord ed Est Europea, per la riproduzione, dopo aver svernato in Africa. Chi li ha uccisi si è macchiato di una serie di violazioni della normativa che regola la caccia e che cerca di contrastare il bracconaggio.

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