Val d'Enza: «Non vidi Fabbiani con la figlia in auto». Il pm valuta la falsa testimonianza

In aula “scintille” fra il magistrato e un vigile 42enne che nega pure di aver pianto per i rimproveri dell’ex vice comandante

MONTECCHIO. È con l’ultimo testimone – dei quattro in programma – che si alza visibilmente la tensione nell’ennesima udienza del processo focalizzato sullo scandalo che nel 2018 ha travolto la polizia locale dell’Unione Val d’Enza.

Sta deponendo un vigile 42enne come teste della difesa, ma è quando viene controinterrogato dalla pm Valentina Salvi che iniziano le “scintille”. Il magistrato inquirente fa riferimento alle parole di alcuni colleghi del 42enne sentiti in aula tempo prima. Vigili che hanno descritto quell’agente rimproverato duramente dall’allora vice comandante Tito Fabbiani, con offese («stronzo, non capisci niente, sei uno scemo» riporta la pm Salvi) e urla (anche dentro lo spogliatoio), a tal punto da farlo piangere più volte. Ma il teste non ci sta ad essere “dipinto” in quel modo e replica. «Ero stato rimproverato da Fabbiani – entra nel merito – su alcune mie mancanze e ne avevo fatto tesoro per fare al meglio il mio lavoro. Mai ripreso nello spogliatoio, le cose che mi scordavo di fare me le diceva nel suo ufficio o in auto durante il servizio. Mi faceva capire dove avevo sbagliato, anche con toni sostenuti, perentori, ma poi mi aveva chiesto scusa. Offese verbali non ne ricordo. Sul momento ci rimanevo male, ma non piangevo, tutt’al più mi sfogavo».


E sul finire delle parole del 42enne, la pm Salvi si rivolge al collegio giudicante (presieduto da Cristina Beretti) per lamentarsi del comportamento dei due imputati (Fabbiani e sua moglie Annalisa Pallai, ex agente in Val d’Enza) in prima fila a fianco dell’avvocato difensore Gabriele Riatti. «Reagiscono ad ogni risposta – tuona la rappresentante dell’accusa – parlano e fanno gesti di continuo, condizionano il testimone». Affermazione a cui fa argine l’avvocato Riatti, negando che ciò stia avvenendo: «Parlano solo con me». Comunque il botta e risposta si esaurisce e sembra tornata la calma, ma durerà poco. Perché ora la pm Salvi chiede conto al testimone se il 14 febbraio 2018 aveva visto Fabbiani dentro l’auto di servizio con la figlia piccola. Il vigile dice di non ricordare quell’episodio ma solo «di aver visto la bambina un paio di volte al comando di Montecchio». Una risposta che non soddisfa l’accusa, perché viene sfoderata una foto (tratta da un filmato girato in fase di indagini), inoltre viene fatto riferimento a un’intercettazione («Dobbiamo sbrigarci perché la bimba si sta svegliando»). Per il magistrato due prove che il teste e Fabbiani quel giorno di 4 anni fa si erano incontrati: «Non mi riconosco in questa foto – replica l’agente – di solito in servizio porto gli stivali e questa persona nell’immagine non li ha. Non ricordo questa cosa». «Eravate monitorati dalle telecamere – chiude il discorso la pm Salvi – e a questo punto valuterò se chiedere la trasmissione degli atti in Procura». Il rischio per il 42enne è di finire nei guai per falsa testimonianza. Vedremo se più avanti accadrà o meno.

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