Contenuto riservato agli abbonati

Reggio Emilia, «Il mezzo secolo della mia merceria»

Sonia Rustichelli, 67 anni, è stata festeggiata alla grande «Faccio un lavoro bellissimo e non intendo mollare» 

REGGIO EMILIA. «Ringrazio tutta la mia gente (io la chiamo così, non clientela), il gruppo di amiche, Confesercenti e tutti quelli che mi conoscono per la bellissima festa che hanno organizzato. Mi sono emozionata». Sonia Rustichelli, 67 anni, titolare della merceria omonima di via Van Beethoven 11 a Massenzatico, non si aspettava la sorpresa di venerdì, organizzata da Confesercenti per i cinquant’anni di attività: palloncini, tre torte e una targa («Con noi da 50 anni»). Così l’associazione ha voluto rendere onore ad una delle associate più longeve: la merceria ha tagliato il traguardo del mezzo secolo, coincidente con la nascita dell’associazione.

Sonia, cresciuta a stoffe e spilli («mia madre era sarta e confezionava anche abiti da sposa), ha aperto il negozio l’1 aprile 1972 a soli 17 anni. «Ero incosciente, non sapevo nemmeno se mi sarebbe piaciuto. Con la consapevolezza del poi posso dire che è stata un’ottima idea: mettermi in proprio mi ha dato tante soddisfazioni. All’epoca per me era tutto nuovo. Ho aperto insieme ad una cugina più grande che poi ha lasciato, ma il negozio è sempre stato intestato a me». All’epoca il commercio “tirava” anche nelle piccole frazioni come Massenzatico. «Nel paese c’erano ben tre mercerie, tutte pian piano sparite».


L’attività di Sonia è riuscita ad attraversare indenne cinque decenni rimanendo volutamente un negozio “di vicinato”, un punto di riferimento per le famiglie che vi possono trovare diverse tipologie merceologiche. «Ho visto passare diverse generazioni: dalle nonne alle figlie alle nipoti. Certo non so se questo sarebbe stato possibile in città. Io sono nata, cresciuta e vissuta a Massenzatico, dove ho fatto volontariato (al circolo Arci), organizzato lotterie di beneficenza per il Grade, partecipato a sfilate. Non riesco ad immaginarmi in una realtà diversa».

Nel 2008, in piena crisi, Sonia ha raddoppiato, inglobando l’attività a fianco. «Lo avevo promesso a mio padre, che mi aveva aiutato nella partenza: lui mi diceva sempre che quando la parrucchiera a fianco avesse smesso avrei dovuto comprare. Così ho fatto, anche se lui era già morto: ora le tre vetrine su via Beethoven sono di mia proprietà».

In un’epoca in cui il mercato cambia alla velocità della luce e le piccole botteghe sono in via di estinzione, qual è il segreto di tanta longevità? «Non saprei. Ho avuto la fortuna di lavorare sempre. Non ho mai voluto buttarmi sull’online o sugli articoli a poco prezzo; il mio non è un negozio da centro commerciale. La scelta di allargarmi nel 2008 è stata forse la mia fortuna, perché offrendo articoli diversi sono riuscita a bilanciare: dopo il Covid è crollato l’abbigliamento, la fa da padrone l’intimo, la merceria di base (filo, bottoni) perché non ne esistono altre. Certo che gli ultimi anni sono stati i più duri, con le spese che ci sono...».

Sonia è andata in pensione («il primo luglio saranno sette anni»), ma non ha intenzione di mollare. «Mio marito Leo dice che non chiuderò mai. Non sono una che sta sul divano, anche se gli interessi da sviluppare gli troverei. È che non sopporto l’idea di dover abbassare le serrande per sempre». Anche per la merceria il ricambio generazionale è un problema. «Ho un figlio maschio adulto che ha preso un’altra strada. Se trovassi qualcuno disposto a continuare cederei l’attività, ma finché la salute me lo consente andrò avanti. In fondo faccio un lavoro bellissimo».



© RIPRODUZIONE RISERVATA