L'intervista a Fabrizio Barca: «La crisi globale e la sinistra che non c’è»

Il Partito tra disuguaglianze, pandemia e conflitto in Ucraina: ecco le riflessioni sul tema di Fabrizio Barca, oggi a Reggio Emilia

REGGIO EMILIA. «Parlare di cosa sia oggi la sinistra è intrigante ovunque, farlo in un luogo come Reggio Emilia ancora di più se penso alla storia di questo territorio, a cosa ha voluto dire la parola sinistra qui».

È pronto al confronto e alle riflessioni in libertà Fabrizio Barca, economista, ex ministro del governo Monti e una delle figure più rispettate della sinistra italiana contemporanea, oggi pomeriggio protagonista a Reggio Emilia di un incontro pubblico in programma alle 18 ai Chiostri di San Pietro.


L’occasione, la presentazione del suo ultimo libro “Disuguaglianze, conflitto, sviluppo. La pandemia, la sinistra e il partito che non c’è”, un dialogo con lo storico Fulvio Lorefice pubblicato nel 2021 da Donzelli.

Un tema particolarmente sentito in Emilia, a cui Barca – che nella sinistra è letteralmente cresciuto, figlio di partigiani e di parlamentari comunisti – ha dedicato una riflessione che parte dalla crisi globale causata dalla pandemia ma che trova altrettanto corrispondenze nell’emergenza mondiale figlia del conflitto fra Russia e Ucraina con tutte le enormi conseguenze, oggi appena intraviste, su spese, consumi e produzioni.

A Reggio, si uniscono le conseguenze, ancora oggi ben presenti, del collasso di un sistema economico che della sinistra è stato parte integrante, quello del mondo cooperativo.

«Certo è un tema legittimo in un luogo come la vostra città, devo dire che oggi ci sono tante tracce di segnali positivi con l’attuale cooperazione, ci stiamo lavorando parecchio con il Forum Diseguaglianze e Diversità e a breve potremo annunciare qualche bella novità, credo».

Un’altra esperienza tutta locale è, per l’ex ministro e dirigente Ocse, un segnale di positività.

«Io ho lavorato a lungo sul territorio, mi sono occupato di aree interne, e proprio nelle esperienze dell’Appennino reggiano – che in passato si è mobilitato per ottenere tutele sanitarie a rischio e per tenere in vita insieme piccoli borghi, piccole comunità – ho trovato delle belle risposte. In luoghi dove le distanze e le assenze potevano incidere in maniera fortissima, le persone sono riuscite comunque a trovare delle risposte partendo dagli stessi luoghi e dalle loro comunità».

Esempi che brillano in un panorama comunque cupo, in cui la prima domanda che emerge è proprio quella di base: cos’è la sinistra oggi? E cosa dovrebbe essere?

«La sinistra è quella realtà che sempre si deve battere contro le subalternità, contro tutte quelle subalternità che oggi stanno emergendo sempre di più in questi decenni. Decenni che secondo me, paradossalmente, sono anche una sconfitta del capitalismo».

Addirittura?

«Un conto è l’impresa che prospera perché crea lavoro, perché genera profitto operando su un territorio. Ma il profitto si può generare anche in altri modi, con le rendite, con altre gestioni che oggi sembrano predominanti e che sono molto lontane dall’idea di creare lavoro e prosperità, ovvero le basi di cui parlavo prima. Ed è un sistema che non può durare a lungo».

Anche perché generano altre subalternità, quelle «che la sinistra deve combattere, sempre – conclude Fabrizio Barca –. Che siano economiche, di genere, di razza, ambientali, di classe».

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