Il frammento osseo trovato in riva al Po non è di Saman

Secondo gli accertamenti dei carabinieri del Ris, la parte di cranio rinvenuta vicino al Po è molto più datata nel tempo

NOVELLARA. Come i resti organici trovati in tre sacchi neri in un canale, non è riferibile a Saman Abbas neppure quel pezzo di cranio rinvenuto in riva al Po.

Sono arrivati a questa conclusione i carabinieri del Ris di Parma, quindi non si è aperta nessuna nuova pista sulla scomparsa della pakistana 18enne di cui non si hanno più notizie dal 30 aprile scorso, al culmine dell’ennesima lite con i familiari, perché non ne voleva sapere del matrimonio combinato nel Paese d’origine. Il 3 novembre scorso era stato trovato da un passante – intorno alle 11.30 – un frammento osseo lungo il sentiero pedonale che fiancheggia il Po e collega Boretto a Brescello. Non era quindi in acqua, ma a terra e stiamo parlando di una porzione di scatola cranica (sul fatto che sia umana non vi sono dubbi, ma si tratterebbe di ossa umane ben più datate nel tempo) priva delle ossa maxillo-facciali e mandibolari, completamente assente anche il tessuto organico molle. Un ritrovamento sospetto su cui la pm Laura Galli – titolare del fascicolo sul caso Saman – ha voluto fare chiarezza.

Da quell’osso è stato estratto il profilo biologico del Dna per poi compararlo con quello della 18enne scomparsa (già in mano agli inquirenti, in quanto estratto dagli abiti sequestrati nell’abitazione di Novellara, all’interno dell’azienda agricola dei Bartoli, in cui la giovane viveva con i genitori). Uno scrupolo investigativo che si riallaccia alle parole del fratello della scomparsa (ritenuto credibile dagli inquirenti) che ha svelato quel particolare non indifferente della riunione in casa degli Abbas nel pomeriggio del 30 aprile, quando a suo dire si sarebbe parlato di far sparire il corpo di Saman smembrandone il cadavere.

E in quella riunione spunta il progetto di farne piccoli pezzi del cadavere per poi buttarli nel Po a Guastalla, raggiungendo il fiume in motorino. Ma quella parte di cranio non ha nulla a che vedere con il caso Saman, comunque gli accertamenti continuano per capire a chi possa appartenere quel ritrovamento umano (un annegato nel Po?; una sepoltura che ha radici lontane?; un corpo fatto sparire chissà quanto tempo fa?).

A questo punto l’inchiesta potrebbe non essere lontana dal concludersi e per la pm Galli – che coordina le indagini dei carabinieri – siamo di fronte ad un omicidio commesso a Novellara nell’azienda agricola “Le Valli” dove la giovane abitava con i genitori e il fratello. Cinque gli indagati. Danish Hasnain, zio 34enne della ragazza, è accusato di aver orchestrato l’omicidio della nipote e di averlo eseguito materialmente, occultando poi il cadavere. Il tutto con la complicità degli stessi genitori di Saman (Shabbar Abbas e Nazia Shaheen, fuggiti in Pakistan e tuttora latitanti) e di due cugini della giovane (Ikram Ijaz e Nomanhulaq Nomanhulaq). Zio e cugini – arrestati all’estero – negano di essere coinvolti in questa storia.

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