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Reggio Emilia, dal laboratorio di Pizzikotto al primo accordo firmato con Conad

Il marchio alle prese con nuovi partner ma anche con la crisi. L’ad Montanari: «Teniamo spento un forno su due» 

REGGIO EMILIA. Il marchio Pizzikotto nato a Reggio nel 2013 per iniziativa di Franco Montanari, che è rimasto l’amministratore delegato del laboratorio di produzione Kuore anche dopo l’acquisizione nel 2016 da parte della Cigierre (la società che controlla 370 ristoranti e pizzerie in Italia e all’estero) diversifica la propria attività. Per la prima volta si apre anche alla grande distribuzione con l’accordo con Conad per la produzione delle creme per la preparazione del più tradizionale dei dolci reggiani, la zuppa inglese, e sta lanciando due nuovi prodotti: il padellino (una pizza al tegamino) e la scrocchia che è una focaccia particolarmente leggera. Entrambi i prodotti, dopo una sperimentazione già in atto in alcuni ristoranti a Milano e a Reggio, approderanno in tutta la catena Pizzikotto che conta 33 ristoranti in Italia (a breve diventeranno 36) che danno lavoro a 590 persone tra dipendenti e collaboratori e realizzano un fatturato complessivo di 49 milioni di euro. L’accordo raggiunto con Conad sancisce ora l’avvio di un rapporto del laboratorio di produzione Kuore con la grande distribuzione. Un accordo nato dopo una sperimentazione avviata con il superstore Le Querce e che ora si amplierà a tutta la filiera Conad.

Per la prima volta ieri l’azienda Cigierre (che ha la propria sede legale a Tavagnacco in provincia di Udine) che controlla oltre a Pizzikotto anche i ristoranti delle catene Old Wild West, Weiner Haus, American Graffiti, Shi’s e Temakinho ha aperto alla stampa il laboratorio di produzione degli impasti per pizze e dolci che è stato inaugurato nel 2018 a Sabbione di Reggio Emilia. Uno stabilimento che con il marchio Kuore si sviluppa su un’area di circa 3mila metri quadrati in cui sono impiegati 15 dipendenti nel reparto produzione e ricerca e sviluppo e che sono in grado di preparare ogni anno 780mila chilogrammi di impasto per pizze e 92mila chilogrammi di dolci. La caratteristica di questa produzione, in gran parte realizzata ancora a mano e in maniera artigianale, è di essere standardizzata per tutto il gruppo. Ovvero è in grado di garantire la stessa qualità, l’utilizzo degli stessi ingredienti per tutti gli impasti e garantire una lenta lievitazione di almeno 72 per quanto riguarda le pizze. A contraddistinguere il nostro lavoro, ha spiegato l’amministratore delegato di Kuore Franco Montanari «è la cura maniacale nella scelta di materie prime freschissime, la tutela di piccole realtà produttive individuando fornitori di nicchia made in Italy, l’utilizzo di prodotti naturali senza l’aggiunta di additivi e la capacità di consegnare il prodotto ai nostri ristoranti in tempi rapidi e con la garanzia di una qualità costante». In realtà il segreto del successo dei ristoranti del marchio Pizzikotto, che sono nati nel 2013 per proporre un prodotto alternativo alla classica pizza napoletana, va oltre ed è quello di sapersi innovare e ascoltare i propri clienti. Così sono nati prima i due impasti di pizza e ora quello per la pizza al tegamino e per la scrocchia. Un modo per assecondare le nuove tendenze di mercato ma anche di rispondere alla crisi indotta dalla pandemia che ha visto anche Pizzikotto soffrire delle limitazioni imposte alla ristorazione.


Per rispondere ora alla crisi legata all’impennata del costo energetico i ristoranti della catena si sono adattati e, ha spiegato ancora Franco Montanari, «abbiamo deciso di tener spento uno dei due forni per pizze in funzione nei nostri ristoranti e di ridurre l’orario di apertura e il lancio di nuovi prodotti».

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