Delitto al bar, il terribile passato dell’assassino: «Pensavano fosse indemoniato»

In Corte d’Assise testimoniano in lacrime la nipote e la sorella di Boukssid: «Tentò il suicidio tre volte»

REGGIO EMILIA«Era talmente strano e soggetto a svenimenti, da bambino, che i miei genitori lo portavano in moschea dall’imam poiché dicevano che era indemoniato e posseduto». Questo uno dei passaggi del lungo racconto della sorella dell’imputato Hicham Boukssid, 36 anni. Presente in aula, il 36enne è stato portato via dalla polizia penitenziaria quando lei ha preso la parola, in videocollegamento dal Marocco. L’8 agosto 2019 l’uomo entrò nel bar Moulin Rouge di via XX Settembre sferrando otto coltellate alla 25enne Hui Zhou detta Stefania, la barista per la quale provava un amore malato e patologico, esistente solo nella sua mente. Dopo l’efferato delitto l’uomo si rifugiò lungo il Crostolo, dove fu ricercato con un grande spiegamento di mezzi; dopo una latitanza di dieci giorni si costituì dai carabinieri, scalzo e con i vestiti laceri. Per l’assassinio all’ex bar Moulin Rouge è in corso il processo in Corte d’Assise davanti a una giuria popolare presieduta dal giudice Cristina Beretti; presenti, come sempre, padre e fratello della vittima. L’imputato reo confesso deve rispondere di omicidio con le aggravanti della premeditazione, crudeltà e futili motivi: rischia l’ergastolo.

Ieri sono sfilati i testimoni della difesa, l’avvocato Pina Di Credico, che ha citato la nipote 23enne e la sorella di 42 anni. Le donne hanno confermato i problemi mentali dell’imputato (al quale è stato riconosciuto un «vizio di mente») e squarciato il velo, per la prima volta, sul passato dell’uomo e sulla sua infanzia miserrima, intrisa di superstizione e di crudeltà. La nipote, in aula accanto al traduttore, ha spiegato di aver vissuto in centro a Reggio con lo zio materno da quando aveva dieci anni. «Con me si comportava molto bene, era come un padre». Certo aveva delle “stranezze”, delle fissazioni. «Si vestiva solo di nero, bianco o grigio, nessun abito colorato. A me sconsigliava di vestirmi di rosso, si raccomandava di non lavarmi al mercoledì e mi impediva di buttare la spazzatura». Un altro “pallino” era la convinzione che i vicini sparlassero su di lui. «Aveva comprato una telecamera posizionandola sul balcone, puntata sulla pasticceria Dava». Aveva periodi di alti e bassi, Hicham, e nei quindici giorni precedenti il delitto «peggiorò, si chiuse in casa». Significativo e intriso di commozione anche il racconto della sorella, l’unica che ha cercato invano di curarlo. I due hanno vissuto con la madre («mia mamma aveva otto figli ed era psicolabile») fino agli 8 anni, per poi trasferirsi dal padre e dalla matrigna in campagna. «Mio padre lo trattava malissimo. Lo picchiava, gli faceva pascolare di mucche; una volta gli ha perfino pisciato in faccia. Se non portava i soldi a casa Hicham dormiva fuori, con una catena legata al collo: come un cane». Il ragazzino scappò diverse volte, «senza scarpe», finché a 16 anni andò a coabitare con la sorella. L’infatuazione per una vicina, «più grande di lui e con figli», pare il prodromo (meno tragico) dell’amore per Zhou. «Lui si dichiarò ma lei gli spiegò che non poteva essere, lo considerava come un figlio. Ci rimase malissimo, non la cercò più e partì per la Libia».


Il nucleo familiare si riunì a Reggio, dove Hicham «tentò il suicidio tre volte: in due occasioni cercò di buttarsi sotto un treno, una volta di impiccarsi con una corda». Venne salvato «ma io ho sempre temuto che si facesse del male, mentre non avrei mai immaginato che potesse uccidere qualcuno», ha detto la 42enne. Quest’ultima, prima del delitto, ricevette una singolare telefonata. «Voleva che comprassi due anelli d’oro, due fedi da matrimonio, e che ci facessi incidere sopra “Hicham” e “Stefania”, ma non rispose alle mie domande». Finiti i testimoni della difesa (solo tre, contro i numerosi testi dell’accusa), il pm Marco Marano nell’opporsi alla questione di legittimità sollevata dal difensore ha chiesto una super perizia con altri psichiatri; il giudice ha respinto la richiesta, ma ha riconvocato tutti e quattro gli psichiatri già sentiti per un ulteriore approfondimento. Se ne parlerà nell’udienza del 22 aprile.

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