«Mio figlio perseguitato da quel vigile»

Un ex agente che era in servizio a Brescello è a processo per violenza sessuale su minore: il padre della vittima ha raccontato in aula i mesi dell’incubo

BRESCELLO. Abuso d’ufficio, violazione della legge sulle armi, peculato, stalking, violenza privata e violenza sessuale su minore. Un elenco di reati gravissimi di cui deve rispondere un ex agente della polizia locale in servizio a Brescello fino a settembre 2019 e in precedenza a Reggiolo.

Parti civili la presunta vittima e l’Unione dei Comuni della Bassa reggiana (l’ente è assistito dall’avvocato Sandro Mainardi).


Tra il minorenne e l’ex agente della polizia locale, secondo l’accusa, ci sarebbe stata una relazione sentimentale al termine della quale il 40enne avrebbe ripetutamente molestato il giovane con pedinamenti e appostamenti, continue telefonate e messaggi, lettere recapitate ai suoi conoscenti, presenza frequente nei luoghi da lui frequentati come la scuola, la palestra e il treno. Una persecuzione durata cinque anni. L’avrebbe costretto a bloccare tutte le sue utenze, lo avrebbe pedinato quando usciva con gli amici, chiedendogli di riallacciare la loro relazione. Inoltre, si sarebbe fatto trovare in più occasioni a scuola, facendolo chiamare dalla bidella con la scusa di dovergli consegnare una chiavetta Usb, spacciandosi per suo cugino e seguendolo poi nel corridoio per parlargli. Il preside della scuola ha confermato alcune di queste circostanze. Lo avrebbe atteso anche nelle stazioni ferroviarie prendendo il suo stesso treno. Nel periodo finale della loro relazione avrebbe anche commesso i reati di abuso di autorità e minacce: se non avesse acconsentito ad avere rapporti sessuali con lui, era la minaccia, avrebbe mostrato alla sua fidanzata fotografie scattate nella loro precedente intimità.

Ieri mattina, in tribunale a Mantova, sul banco dei testimoni c’era il padre del ragazzo, la cui testimonianza è stata simile a un fiume in piena. Al collegio giudicante ha raccontato d’aver vissuto un incubo. «Vivevo giorno e notte con il cellulare in mano perché ogni volta che mio figlio si imbatteva nel vigile mi chiamava per paura e io dovevo correre. L’ho anche inseguito, ma lui non ha mai mollato. Io e mia moglie abbiamo vissuto settimane d’inferno».

Sul banco dei testimoni anche la sindaca di Guastalla, Camilla Verona, nella veste di presidente dell’Unione Bassa reggiana. Ai giudici ha raccontato la grave situazione imbarazzante causata dalla condotta dell’agente. «Abbiamo speso più di 21mila euro di spese legali, con il pericolo che i cittadini non credessero più nelle nostre istituzioni», ha detto.

Il direttore dell’Unione, Elena Gamberini, si è soffermata sui danni economici patiti dall’ente, che ha dovuto sospendere l’agente e provvedere a una riorganizzazione del lavoro. Tra i testimoni, anche il comandante della polizia locale Carlo Alberto Romandini e il commissario Marco Gatti.

© RIPRODUZIONE RISERVATA