Grimilde, è iniziato il processo d’appello

Il primo grado in abbreviato si era concluso con 41 condanne: tra queste quella a Salvatore Grande Aracri a 20 anni

Reggio Emilia. Si è aperto ieri nella Giornata alla memoria e all’impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie, il processo d’appello dell’inchiesta “Grimilde”, per gli imputati che avevano chiesto il rito abbreviato.

Si è tratto di una lunga udienza, durata dalle 9 del mattino alle 17.30, dedicata alla lettura della relazione da parte del consigliere relatore della sentenza di primo grado e dei relativi atti d’appello. Per vedere entrare nel vivo il processo bisognerà attendere giovedì, quando ci sarà spazio per le richieste istruttorie, ma soprattutto il 31 marzo, quando il confronto partirà a tutti gli effetti.


Risale all’ottobre del 2020 la sentenza di primo grado. Alla sbarra il clan ’ndranghetista emiliano marchiato Grande Aracri, con epicentro Brescello. A emetterla nell’aula-bunker del carcere bolognese della Dozza, era stato il gup Sandro Pecorella al termine di circa due ore di camera di consiglio. Erano state confermate per la maggior parte (salvo qualche prescrizione) le richieste di pena formulate dal pm Beatrice Ronchi. Salvatore Grande Aracri, figlio di Francesco e nipote di Nicolino difeso dall’avvocato Giusepe Migale Ranieri, era stato condannato a vent’anni di reclusione. Condannato a 20 anni anche Giuseppe Caruso, ex presidente del consiglio comunale di Piacenza ed esponente di Fratelli d’Italia, per cui la richiesta di pena era stata di 15 anni e 10 mesi. Caruso, all’epoca dei fatti funzionario dell’Agenzia nazionale della dogana, avrebbe in quel ruolo facilitato la cosca, aiutandola anche ad accedere a fondi europei in ambito agricolo. C’era stato anche un “non doversi procedere” per Mariantonietta Mallia e Isauro Bonacini per una presunta tentata truffa, con di mezzo un mutuo da ottenere per poi girarlo al clan. Nove le persone che avevano patteggiato. A Salvatore Faragò un anno e sei mesi di reclusione (pena sospesa), Stefano Bisi un anno e sei mesi (pena sospesa), Luigi Boschetti un anno e otto mesi (pena sospesa), Guerino Cenci un anno e nove mesi (pena sospesa), Castellina Groppi un anno e otto mesi (pena sospesa), Michele Mattiolo un anno e otto mesi (pena sospesa), Virginia Muto un anno e sei mesi (pena sospesa), Salvatore Nicola Pangalli un anno e otto mesi (pena sospesa), Daniele Soncini un anno e sei mesi (pena sospesa). Alle parti civili la sentenza attribuiva quasi 5 milioni di euro. Per il Comune di Brescello (tutelato dall’avvocato Salvatore Tesoriero) oltre 120 mila euro.

Ora si riparte con il secondo grado. La Corte di appello ha fissato quindici udienze, fino al 27 giugno, che si terranno nell’aula bunker del carcere della Dozza. La pubblica accusa è rappresentata da Lucia Musti, procuratrice generale reggente e da Beatrice Ronchi, pm della Dda che ha coordinato le indagini e ha seguito anche il primo grado del processo.

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