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Correggio, il telefono rivela centinaia di cessioni di stupefacenti: tre anni di pena al 50enne

Un'aula del tribunale di Reggio (foto d'archivio)

Forti guadagni di Berardinelli piazzando hascisc ed eroina. La difesa: «Ma in molti casi le dosi non venivano pagate dai clienti tossicodipendenti» 

correggio. A tradirlo è stato il telefonino e l’indagine successiva del pm Marco Marano incardinatasi proprio su quanto trovato nel cellulare.

E questa nuova inchiesta ha portato grossi guai al disoccupato correggese 50enne Giancarlo Berardinelli (con diversi precedenti), perché gli accertamenti dei carabinieri hanno fatto luce sulla rilevante attività di spaccio portata avanti dal 2018 sino all’ottobre 2021. Quest’ultima data non è casuale, in quanto coincide con l’arresto il 6 ottobre scorso di Berardinelli dopo una perquisizione che aveva portato al sequestro di 130 grammi di hascisc, 6 grammi circa di eroina, quattro bilancini di precisione e il telefonino. Per questa vicenda di spaccio (con tanto di minacce a pubblico ufficiale durante la perquisizione) verrà processato a maggio. Invece le verifiche sul cellulare hanno fatto emergere una “montagna” di cessioni di droga – a centinaia relativamente ad alcuni acquirenti fissi – che nel dicembre scorso hanno portato il 50enne dall’obbligo di firma al carcere (dove si trova tuttora) come ottenuto dal pm Marano dal giudice Silvia Guareschi. Due i tipi di stupefacente piazzati, cioè eroina ed hascisc, con incassi – secondo gli inquirenti – sino a 43mila euro con i “clienti” più affezionati all’eroina. Inchiesta già approdata all’udienza preliminare, chiusasi di recente con rito abbreviato (quindi con sconto di un terzo della pena). Il pm Marano ha chiesto 4 anni e 8 mesi di reclusione, a fronte di quelle vorticose cessioni di “fumo” ed eroina, con guadagni illeciti giudicati molto cospicui. Ma sulla vendita dell’eroina (a 3 dosi alla volta) ha avuto parecchio da ridire l’avvocato difensore Luigi Scarcella che non le ritiene inquadrabili nel fatto più grave. «Il periodo di spaccio non è provato come arco temporale – ha ribattuto il legale – inoltre stiamo parlando di cifre del tutto teoriche, visto che si tratta di clienti tossicodipendenti che faticano a racimolare i quattrini per l’eroina e spesso la ottenevano con la promessa di pagare successivamente. Crediti mai riscossi dal mio assistito». Tesi difensiva accolta dal giudice Guareschi che ha inquadrato le vendite di hascisc come ipotesi più gravi, di minore rilevanza quelle dell’eroina, da qui una condanna a 3 anni di reclusione.


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