Halyna, reggiana e ucraina: «Un giorno bello, ma triste»

Reggio Emilia: lacrime in sala Tricolore durante il conferimento della cittadinanza italiana. «Doveva essere una festa, ma penso ai miei amici che vivono sotto le bombe»

REGGIO EMILIA. Tra le 40 persone a cui il presidente del Consiglio comunale di Reggio, Matteo Iori, ha conferito la cittadinanza italiana ci sono tante storie, e tra loro molto diverse. Storie di integrazione come quella di Omaima, nata a Reggio 25 anni fa, che ha frequentato le nostre scuole e ha tutti amici reggiani. E poi c’è Moktar, che risiede in Italia da 40 anni, o i coniugi Lindita e Zenel, che vivono a Reggio da 20 anni. Ma quella che ha colpito i partecipanti alla cerimonia è stata la storia di Halyna, che al momento della consegna del documento che certifica il suo essere diventata italiana non è riuscita a trattenere la sua intensa commozione. La cittadinanza italiana per Halyna, che è nata in Ucraina a pochi chilometri dal confine con la Polonia e vive a Reggio da 15 anni, è arrivata in uno dei momenti più difficili della sua vita, quando il suo Paese d’origine sta lottando contro l’invasione russa. Sopraffatta dall’emozione, col pensiero rivolto ai suoi cari rimasti in Ucraina – i suoi genitori, suo fratello, i nipoti e un cugino che si è già arruolato nell’esercito – Halyna Bidula aspettava questo giorno da anni. «Non sono riuscita a trattenere le lacrime. Doveva essere un giorno di festa e invece la guerra nel mio Paese e la preoccupazione per i miei famigliari mi fanno vivere con il fiato sospeso. È stata una bella giornata, ma al tempo stesso triste. Mi sono anche chiesta cosa penseranno di me i miei amici ucraini. La cittadinanza non l’ho chiesta in questi giorni perché c’è la guerra e l’Ucraina continuo a portala nel cuore, anche se ora sono italiana».

Quando è arrivata nel nostro Paese?


«Sono in Italia dal 1999 e dal 2007 vivo a Reggio dove ha fatto venire anche mia figlia. Oggi ha 25 anni e dopo aver frequentato l’Istituto Alberghiero ha trovato lavoro».

Anche sua figlia sceglierà di diventare italiana?

«Deciderà lei, perché è una scelta non facile. La legge Ucraina non prevede la doppia cittadinanza è per questa ragione non vorrei essere considerata una traditrice dal mio popolo».

Cosa le raccontano i suoi famigliari della situazione che stanno vivendo.

«Fortunatamente vivono nella parte ovest dove la situazione è relativamente tranquilla. Altre persone con cui sono in contatto mi raccontano della difficoltà di convivere con il terrore dei bombardamenti e di essere costrette a vivere nei sotterranei. Una mia amica è appena arrivata in Italia con i suoi tre figli dopo essere riuscita ad attraversare a piedi la frontiera e tra qualche giorno verrà ad abitare con me mia cugina, che è ora a Bologna assieme a suo figlio».

Cosa dovremmo fare per aiutare gli Ucraini?

«L’Italia sta già facendo tanto non so cosa potrebbe fare di più. Anche io sto aiutando persone che stanno raccogliendo beni da inviare in Ucraina».

I suoi famigliari la raggiungeranno a Reggio?

«No. Vogliono restare dove sono nati e sperano che la guerra finisca presto. Ma anche se i combattimenti si fermeranno sarà una situazione complicata. Ci sarà da ricostruire, e non solo le case. Con i russi non eravamo in guerra. Eravamo come fratelli. Io parlo il russo e ucraino e non ho mai avuto problemi. Adesso sarà tutto più difficile e tornare ad avere buoni rapporti con loro».

Roberto Fontanili

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