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In viaggio sul fiume Po che langue: mai così poca acqua dal 1972

Paolo Corradini, presidente della Motonautica Boretto mentre scandaglia il fiume

Con Paolo Corradini, presidente della Motonautica Boretto, per documentare gli effetti della prolungata assenza di piogge. Foto di Ermes Lasagna

BORETTO. Scivolando con una piccola imbarcazione sul Po si potrebbe anche dimenticare l’emergenza che da mesi sta consumando il Grande Fiume. In un primo momento lo sguardo viene rapito dalla placida distesa d’acqua, nella quale mercoledì, complice il cielo coperto, si specchiavano gli edifici di Boretto e gli alberi della sponda.



A uno sguardo più attento, come quello di Paolo Corradini, presidente della Motonautica Boretto, la sofferenza del corso d’acqua è visibile ovunque.
Ieri, giovedì 17 marzo, l’idrometro segnalava un livello di -3,41 metri e una portata di 420 metri cubi al secondo (il 60% in meno della media del periodo). Per ritrovare livelli del genere bisogna tornare al 1972.
Salendo sulla barca che ci condurrà sul Po, Corradini indica alcuni scalini del porto ai quali normalmente arriva il livello del fiume in questo periodo: ora il molo è molto più basso del solito. Siamo a marzo, ma è come fossimo a fine luglio.

Sullo sfondo gli impianti di pompaggio della bonifica


La prima destinazione del nostro viaggio è la stazione di pompaggio del Consorzio di Bonifica dell’Emilia Centrale, dove da giorni gli escavatori movimentano l’acqua per consentire all’impianto di poterla attingere. I prelievi dell’agricoltura sono iniziati e si stanno intensificando.
Una muraglia di sabbia spostata dal fondo ha creato una sorta di porto davanti all’impianto. Poco più avanti, in direzione Brescello, ci sono invece banchi di sabbia naturali, che in questo periodo affiorano ancora di più.
Corradini in questo tratto affonda uno scandaglio nell’acqua per valutarne la profondità. La misurazione rileva appena 60 - 80 centimetri, a fronte dei circa due metri in condizioni di normalità. Per una nave più grande il passaggio rappresenterebbe un rischio.

Un meatore dell'Aipo


La stessa operazione che Corradini ci mostra viene ripetuta, ogni giorno, anche davanti ai nostri occhi, dai tecnici dell’Aipo di Boretto. Una imbarcazione gialla dell’Agenzia percorre il fiume avanti e indietro. I meatori monitorano il tratto di loro competenza: sono dotati di ecoscandaglio ma eseguono le rilevazioni anche manualmente. Ieri la profondità del fondale di fronte a Boretto era 150 centimetri (un anno fa il dato era di 260).
Il trasporto commerciale sul fiume è molto diminuito nei decenni. Le grandi metaniere non si vedono da un pezzo. Il transito è limitato a qualche chiatta che trasporta materiale per le aziende, mentre nel fine settimana c’è un po’ di traffico legato al turismo. «Se va avanti di questo passo – ci dirà poi Giuliano Landini, capitano della motonave Stradivari, una volta sbarcati – non potremo navigare proprio quando inizia la nostra stagione più intensa».

La foce dell'Enza a Brescello


A Brescello entriamo nella foce dell’Enza, dove però il basso livello fa affiorare molti tronchi e alberi interi. «Addentrarsi è pericoloso anche per una barca così», spiega Corradini. Davanti ai nostri occhi si vedono inquadrature come quelle che hanno stregato il fotografo Michael Kenna. Anatre selvatiche e cormorani sono a tratti gli unici esseri viventi in vista. Gli alberi sono molto brulli e secchi, mentre in questo periodo, con un po’ di pioggia, dovrebbero essere decisamente più verdi.
La spiaggia che si trova sul versante viadanese, di fronte alla foce dell’Enza, dove c’è un’ansa del fiume, ha guadagnato molti metri.

Un pescatore accampato sulla sponda mantovana


Ad animare il fiume ci sono gruppi di pescatori tedeschi che passano un’intera settimana cercando di catturare i siluri. Al porto ci sono le loro barche, attrezzate con i sacchi a pelo, e lungo le sponde si vedono gli accampamenti. In acqua ci sono anche gli aspiranti piloti nautici, che seguono le lezioni dell’autoscuola Baraldi.
Poca cosa, rispetto alla vita che fioriva un tempo da queste parti, ma è pur sempre il segno che questo luogo è ancora vitale e potrebbe tornare ad esserlo di più, ad esempio se fossero realizzati gli sbarramenti di cui si parla da anni. «Sarebbe l’unico modo per non sprecare tutta questa acqua che ora invece corre verso il delta», dice Corradini.
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