Tentata estorsione: «L’avvocato complice»

Condanna a 14 mesi confermata in Cassazione: tentò di organizzare un piano utile a togliere una bimba a una mamma

CASTELLARANO. «Bisogna tagliare i ponti eh Rocco. Bisogna metterle nella eh... bisogna metterle nella merda, bisogna metterle. E a quel punto io, farei intervenire gli assistenti sociali». Così si esprimeva al telefono un avvocato reggiano, mentre conversava con Rocco Ambrisi, residente a Castellarano.

La vicenda è quella dell’indagine “Intoccabili”, conclusa da Guardia di Finanza e polizia di Stato, che presto dovrebbe approdare in Appello dopo le condanne in primo grado.


L’unica figura stralciata da quel procedimento è quella del legale reggiano, A. M., 43 annI, che ai tempi – era il 2018 – scelse il rito abbreviato e venne condannato a 14 mesi con pena sospesa.

Una pena che nei giorni scorsi è stata confermata anche in Cassazione a cui l’uomo aveva fatto ricorso.

Per i giudici, però, la ricostruzione fatta a Modena e in Appello a Bologna è credibile: l’avvocato avrebbe avuto un ruolo di primo piano nell’organizzazione del tentativo di estorsione.

Sarebbe stato lui a suggerire come muoversi per far ottenere ai parenti di Rocco Ambrisi l’affidamento di una bambina che aveva perso il papà in un incidente stradale.

Quella tragedia innescò una serie di azioni per ottenere l’incasso di un’assicurazione sulla vita di cui la bimba era destinataria; l’obiettivo era quello di togliere la potestà alla madre attraverso una serie di azioni, tra cui l’interessamento dei Servizi sociali che avrebbero dovuto certificare l’incapacità della donna nel crescere una figlia.

«Eh Rocco – diceva al telefono il professionista – però gli assistenti sociali gli van là, vedono la situazione e sono obbligati a chiedere ai parenti, cioè non è che dopo loro alla bambina la prendono e la mettono da Tizio Caio e Sempronio, no, no, no, in primis ci sono i parenti. Quindi questi qua potrebbero... intanto la spaventano capito? Noi possiamo fermarli quando ci pare, tanto io li conosco quelli di Sassuolo, però li spaventano, la spaventano». Intercettazioni considerate inequivocabili dai giudici.

Per ripercorrere la vicenda bisogna tornare al 15 marzo 2014, quando in un incidente perse la vita Giovanni Giuseppe Mastrosimone, che lasciò la compagna Anna Edyta con la figlia di neppure due anni.

I fratelli Saverio e Federico Mastrosimone, residenti a Sassuolo e Termoli, oltre al cugino Rocco Ambrisi, residente a Castellarano, sono stati condannati per tentata estorsione (i due fratelli a dieci mesi).

La vicenda dovrà ora approdare in Appello a Bologna.

Per l’avvocato invece, che scelse il rito abbreviato, la vicenda si è conclusa in Cassazione con il respingimento del ricorso.

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