Contenuto riservato agli abbonati

Brescello, nei capannoni che furono della cosca la Protezione civile ha trovato la sua sede

Ieri l’ufficiale riassegnazione degli immobili confiscati. La sindaca: «La fine di un percorso di presa di coscienza»

BRESCELLO. È iniziata la nuova vita degli immobili situati in via Breda Vignazzi a Brescello, prima in mano alla criminalità organizzata e divenuti ufficialmente sede della locale Protezione civile. Il taglio del nastro avvenuto ieri mattina ha rappresentato una svolta rispetto al recente passato vissuto dalla comunità brescellese, caratterizzato dalla presenza conclamata della criminalità organizzata e dallo scioglimento del Comune per condizionamenti della malavita: ora, i due fabbricati industriali e l’annessa palazzina confiscati in via definitiva alla ‘ndrangheta nel dicembre 2013 all’interno della misura di prevenzione a carico di Francesco Grande Aracri e nel 2015 con “Aemilia”, la più grande operazione nel nord Italia contro la ‘ndrangheta, sono a tutti gli effetti pubblici.

A questa giornata storica per Brescello hanno partecipato molti cittadini, oltre a diverse associazioni di volontariato di tutta la bassa reggiana e vari amministratori locali. In particolare il presidente della Regione Emilia-Romagna Stefano Bonaccini, il prefetto di Reggio Emilia Iolanda Rolli, il presidente della Provincia di Reggio Emilia Giorgio Zanni, il generale della Guardia di finanza Fernando Verdolotti, dirigente Anbsc (Agenzia nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata) e i curatori dei beni confiscati Rosario Di Legami e Alberto Peroni, che al termine degli interventi di rito hanno dato vita ad una tavola rotonda sul tema della legalità.


«Questa riassegnazione, per la quale abbiamo lavorato duramente come amministrazione – ha spiegato la sindaca di Brescello, Elena Benassi – è per noi molto importante. Si tratta infatti della conclusione di un percorso doloroso, di una presa di coscienza collettiva che ha portato anche a lacerazioni. Siamo però contenti che questo nuovo inizio permetta di invertire quello che è stato il significato attribuito agli immobili fino a questo momento: da luoghi in cui venivano tessute trame e disegni criminali, questi spazi sono ora al servizio delle esigenze di sicurezza della comunità come sede della Protezione civile, un aspetto che coinvolge davvero l’intera comunità brescellese. Questa era la migliore destinazione possibile». «Qui dove regnava l’illegalità – ha sottolineato il presidente Bonaccini – da oggi trova casa la Protezione civile, la cui azione coinvolge trasversalmente tutta la comunità brescellese e l’intero territorio. Significa farne spazi di crescita civile e sociale, presidi di legalità in un complesso in cui veniva esercitata fortemente la presenza della ‘ndrangheta e si decidevano le attività criminali. Vogliamo, con forza, che quella dell’Emilia-Romagna sia una società sana e dunque libera dalle mafie. Per questo, grazie alla collaborazione con prefetture, magistratura e forze dell’ordine, continuiamo a rafforzare gli anticorpi contro la criminalità organizzata, forti del fatto che legalità, giustizia e democrazia sono valori insiti nella nostra terra».

I volontari del gruppo locale di Protezione civile, in questi giorni impegnati anche nella raccolta di beni di prima necessità per i profughi in arrivo dall’Ucraina, possono ora contare su una base logistica più funzionale: nella nuova sede sono stati unificati il centro operativo e la rimessa per mezzi come la macchina insacchettatrice per poter fornire una ancor più rapida risposta sotto il profilo della difesa idraulica per esondazioni e in generale di sicurezza del territorio su scala regionale, interventi di emergenza che interessano il gruppo in un’area ampia come quella dell’Emilia centro-orientale.

© RIPRODUZIONE RISERVATA