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Reggiane, conto alla rovescia: viale Ramazzini si prepara a trasformarsi in boulevard

La riqualificazione dei capannoni delle Reggiane

Ad aprile sarà inaugurata anche la nuova piazza in piazzale Europa con skate park e campetti da basket. Ormai terminata la riqualificazione dei capannoni 17 e 15 sempre ad opera di “Stu Reggiane”

REGGIO EMILIA. Qui non c’erano campi di grano, frutti o fiori, ma c’erano le voci e c’erano i colori di una città che correva e correva per prendersi il suo posto nella modernità, riuscendoci eccome. E ora, camminando tra i capannoni dismessi e quelli già riqualificati, con gli occhi che vedono cose mai viste, sembra davvero che un vecchio e un bambino – come canta Guccini – si prendano per mano.

L’area su cui sorgevano le Officine Reggiane è infatti diventata la pista di lancio dei progetti e dei sogni di Stu Reggiane, un’azienda che dal 2016 lavora e investe per riportare la vita in un luogo che sembrava destinato a morire.

L'inaugurazione del Capannone 18

Nel marzo del 2019, di fianco al Capannone 19 che ospita il Tecnopolo è stato inaugurato il Capannone 18: un’area di 8.800 metri quadrati in cui hanno trovato casa sette aziende (l’ultima arrivata è Silk Faw) con circa 450 persone impiegate.

La struttura originale del fabbricato, in ferro, è stata mantenuta e fatta dialogare con un immobile nuovo dotato di ampie vetrate. Qui e là, per motivi di sicurezza, sono state inserite putrelle che sono state trattate in modo da sembrare arrugginite come quelle originali, datate inizio novecento.

Antico e moderno nei capannoni delle Reggiane

Il mantenimento della memoria è un tratto distintivo dell’operato di Stu Reggiane, che però non vuole certo rinunciare alla sfida della contemporaneità, che poi fa rima con futuro. D’altra parte quello che si è iniziato a creare alle Reggiane è un “Parco innovazione” in cui aziende e soggetti diversi (nel campo dell’educazione, della meccatronica, dell’agroalimentare, dell’energia sostenibile) lavorano e si contaminano per pensare al domani. L’area, infatti, è stata scelta proprio per attuare politiche di sviluppo e rigenerazione urbana basate non più su un modello di economico tipicamente manufatturiero, ma indirizzato verso l’economia della conoscenza.

LA STORIA
Nel 1901 il modenese Romano Righi fonda a Reggio Emilia una piccola officina di riparazioni ferroviarie. Nel 1904 entra in società il piemontese Giuseppe Menada e l’azienda prende il nome di Officine Meccaniche Reggiane. Durante l’intero XX secolo le Reggiane sono una delle principali realtà industriali italiane. Nei suoi enormi capannoni vengono prodotti carrozze, locomotive, aerei, macchinari agricoli, attrezzature portuali, macchine per pastifici e tanto altro. Al lavoro ci sono decine di migliaia di dipendenti, provenienti non solo da Reggio Emilia, ma da ogni parte d’Italia. Con le due guerre mondiali si arriva alla massima espansione della fabbrica, grazie alle commesse militari. Pur essendo nate per produrre treni, le Reggiane diventano un’azienda all’avanguardia nella produzione aeronautica. Vengono bombardate, sono protagoniste della più lunga occupazione operaia della storia italiana, sono fallite e sono rinate diventando leader mondiale nella produzione di attrezzature portuali.

Questo capannone ospiterà "l'incubatore"

Nel 1992 l’azienda viene rilevata dal Gruppo Fantuzzi dall’Efim diventando “Fantuzzi-Reggiane”. Nel 2007 il fallimento dell’azienda porta alla chiusura della fabbrica.
Cessate tutte le attività produttive, i capannoni – una ventina – e le tre palazzine dove si trovavano gli uffici vengono occupati e abitati da senza tetto, divenendo negli anni anche rifugio per delinquenti. L’area, un tempo cuore pulsante di Reggio, viene di fatto abbandonata e sprofonda nel degrado.

IL PRESENTE
Terminate le operazioni di trasferimento delle persone “residenti” alle Reggiane e «bonificata la zona dalla criminalità», come dichiarato proprio qualche giorno fa dal questore di Reggio, il 2022 sarà un anno decisivo per il progetto immobiliare di Stu Reggiane. Dopo aver risanato l’area – su cui erano stati riversati, in cento anni di storia, rifiuti e materiali pericolosi –, aver realizzato il nuovo parcheggio di piazzale Europa e aver inaugurato il Capannone 18, le attività della società si sono dovute quasi fermare a causa della pandemia, ma a breve – anzi brevissimo – verranno portate a termine.

Ecco come sarà il nuovo piazzale Europa

Dopo Pasqua saranno inaugurati il nuovo piazzale Europa, lo skate park e i campetti da basket che vi sono stati costruiti. Dimentichiamoci il parcheggio: davanti ai nostri occhi si aprirà una piazza, luogo d’incontro tra la parte sud della città e quella a nord, capace di attrarre non solo chi al “Parco innovazione Reggiane” lavora, ma anche i cittadini. Ci saranno una collinetta verde, alberature, percorsi ciclopedonali che collegheranno la stazione alle Reggiane e condurranno fino al Centro internazionale Loris Malaguzzi. Il sottopasso che adesso conduce ai binari, angusto e tortuoso, sarà chiuso e al suo posto ci sarà un nuovo collegamento: largo, illuminato, dritto, sicuro.

Lo skate park realizzato nel nuovo piazzale Europa

Appena la rotonda che collega via del Partigiano a via dell’Aeronautica sarà completata, poi, verrà riaperto lo storico braccio di viale Ramazzini, che è già stato illuminato. La strada, o meglio il boulevard, tornerà dunque a scorrere tra i capannoni e sarà accompagnato da ampi marciapiedi e piste ciclabili, oltre che da alberi e arbusti. L’inaugurazione è prevista in maggio. In luglio toccherà poi al passaggio a livello su viale Ramazzini: la strada, per anni interrotta dal muro che è stato abbattuto nel 2020, potrà essere finalmente percorsa dalle auto, mentre pedoni e ciclisti potranno usare il sottopassaggio senza ritrovarsi soli alla mercé di chicchessia. Ma passeggiando in quello che adesso è un grande cantiere a cielo aperto – con operai che stendono la ghiaia, altri che ultimano collegamenti elettrici, altri ancora che preparano le fondamenta per gli immobili che sorgeranno di qui a poco – ad attirare l’attenzione sono due costruzioni: il Capannone 17 e quello 15 B, le cui inaugurazioni sono previste per l’estate.

L'illuminazione del braccio storico di viale Ramazzini che sarà riaperto a breve

Nel primo, che si estende su 3.600 metri quadrati, si stabiliranno ordini professionali, start up e un ristorante. Sarà separato dal Capannone 18 da un cortile interno ricoperto da una cupola vetrata, che permetterà di vedere sempre il cielo, e sarà cinto da un’area verde. Il secondo ospiterà “l’incubatore”, ovvero i centri di ricerca di Silk Faw e Reggio Emilia Innovazione-Rei. Del capannone originale rimarrà lo scheletro di ferro, tutto il resto sarà realizzato con vetro e policarbonato.

Il Capannone 17

Qui, come negli altri capannoni riqualificati da Stu Reggiane, saranno conservati anche i murales che sono stati dipinti negli anni. Quelli che proprio non potranno essere salvati saranno comunque visibili sul sito reggianeurbangallery.it, una galleria virtuale, realizzata con fotografie sferiche, che permette di scoprire le opere, gli artisti e le storie di street-art e writing nascoste nel complesso industriale delle ex Officine Reggiane, proponendone un’esperienza di attraversamento e narrazione interattiva.

IL FUTURO
Nel 2023 i progetti di Stu Reggiane si concluderanno con la riqualificazione del Capannone 15A (4mila metri quadrati dedicati ad attività culturali), su cui continuerà a campeggiare la grande scritta gialla “Reggiane”; del 15C (che diventerà il quarto polo reggiano di Unimore, con quattro corsi di laurea e circa duemila persone presenti) e dell’ex Mangimificio Caffarri, che sarà occupato dall’associazione Remida, dal centro teatrale MaMiMò e ospiterà anche una palestra di taekwondo.

Ecco come diventerà il Capannone 15

Alla fine del 2023 le Reggiane toneranno quindi a essere una città nella città, grazie anche a importanti iniziative che coinvolgono il quartiere di Santa Croce (finalmente nella sua totalità, e non più frazionato da muri o strade interrotte). Quando sarà terminato, l’intervento di Stu Reggiane avrà riguardato “solo” un quarto dell’area coperta e circa la metà della superficie totale. Il desiderio – che si potrebbe anche definire progetto, dal momento che sono già state avviate trattative a riguardo – è quello di completare la riqualificazione sui capannoni e sull’area rimanenti. Con circa centomila metri quadrati da sviluppare “il sogno di volare” continua.
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