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«Putin sta provocando morte e sofferenza. E pensare che con me fu tanto gentile...»

Il guastallese Augusto Agosta Toti ricorda l’udienza privata concessagli dal presidente della Russia il 17 novembre 2017

GUASTALLA. Augusto Agosta Tota è uno dei pochi italiani ad aver stretto la mano al presidente russo Vladimir Putin. A circa quattro anni e mezzo da quell’incontro, il guastallese – presidente della Fondazione Archivio Antonio Ligabue di Parma – e tra i massimi conoscitori dell’arte del “Toni”, ricorda quel giorno, oggi che Putin si sta rendendo protagonista dell’attacco all’Ucraina che sta provocando sconcerto nella comunità internazionale.

Era il 17 novembre del 2017 e Tota si trovava a Mosca per il sesto International Cultural Forum, uno fra i più importanti eventi del panorama culturale mondiale, per suggellare un accordo di collaborazione tra la Fondazione Ligabue e la Russia, incentrato principalmente sulla promozione del pittore e scultore che ha vissuto a Gualtieri. In quell’occasione Tota, approfittando della presenza di Michail Piotrovskij – direttore del museo Ermitage di San Pietroburgo, uno dei luoghi di cultura più famosi del mondo – donò al museo russo due sculture di Ligabue, che tuttora sono esposte a San Pietroburgo.


A seguito di quell’accordo italo-russo che venne stipulato, fu organizzata al Museo statale centrale di storia contemporanea della Russia a Mosca la mostra dal titolo “Antonio Ligabue. Lo specchio dell’anima”, allestita a inizio 2018 e curata dallo storico dell’arte Marzio Dall’Acqua, biografo ufficiale dell’artista, e dal critico d’arte Vittorio Sgarbi, con l’organizzazione di Tota stesso.

«Non era previsto che incontrassi Putin in quella visita – spiega Tota – e quando mi dissero che sarei stato ricevuto dal presidente in un albergo, avevo immediatamente pensato al presidente del museo. Poi, quando arrivarono a prendermi due macchine nere, mi dissero che Putin mi aveva concesso un’udienza privata. In quel momento fui emozionato e meravigliato perché non mi sarei mai aspettato che il presidente russo volesse ricevermi. Quando fui accompagnato nell’albergo lo vidi arrivare in mezzo a quattro guardie del corpo e restammo a colloquio per 25 minuti».

Durante quell’incontro, si registrò anche un’inattesa sorpresa. «L’interprete – aggiunge l’esperto d’arte – riferì a Putin che proprio quel giorno era il mio compleanno. Immediatamente, Putin fece portare una bottiglia di champagne per festeggiare ed è per questo che l’incontro durò qualche minuto in più del previsto. Gli raccontai la storia di Antonio Ligabue, e davanti al catalogo delle sue opere lo definì come un fenomeno unico al mondo. Conservo un ricordo positivo di quei momenti, con me Putin è stato molto gentile. Certo che – visto quanto sta accadendo ora – vengono i brividi a pensare alle sofferenze che sta provando il popolo ucraino».

Tra le “sanzioni” indirette ai danni della Russia, negli ultimi giorni si è assistito anche al boicottaggio, ad esempio, della letteratura e dell’arte del Paese governato da Putin. «Davanti a ciò che sta accadendo – prosegue Tota – è inevitabile che si arrivi a prendere certe decisioni, perché c’è molta preoccupazione davanti a ciò che la guerra causa. In giorni come questi, chi può sentirsi tranquillo e parlare normalmente di arte? È un momento difficile per tutti. A inizio aprile sarei dovuto andare a New York per presentare Ligabue al Metropolitan Museum, ma mi hanno comunicato che a causa della pandemia i luoghi d’arte sono ancora poco frequentati, quindi, per darne il giusto risalto, l’evento sarà spostato ai prossimi mesi. Sono tempi molto complicati».

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