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Reggio Emilia, tabaccaia colpita con il calcio della pistola

Alla “Rivendita 74” in via Regina Elena seconda rapina in un mese. La titolare tenta una reazione ma finisce all’ospedale per pochi spiccioli

REGGIO EMILIA. Appena un mese fa aveva messo in fuga il rapinatore mostrando coraggio e una straordinaria prontezza di spirito. Stavolta invece la tabaccaia di viale Regina Elena ha avuto la peggio: il bandito di turno, che ha fatto irruzione nel negozio in pieno giorno pretendendo l’incasso, al primo accenno di reazione della titolare l’ha spintonata, picchiata e colpita al capo con il calcio della pistola.

Il sangue rimasto sugli scaffali e i Gratta & Vinci sparsi per terra hanno restituito la violenza scatenata per qualche decina di euro.


È accaduto ieri alla “Rivendita 74”, al numero 5 del viale. Paola Ceccardi, 60 anni, si trovava dietro al bancone quando quello che appariva un semplice cliente è arrivato in auto, è sceso dall’abitacolo e una volta all’interno ha tirato fuori una pistola – forse giocattolo – e si è avvicinato al registratore di cassa. La proprietaria, in un primo tempo indietreggiata, di fronte al rapinatore che si serviva da solo si è fatta avanti e ha cercato di allontanarlo con le braccia; per tutta risposta il bandito l’ha buttata contro uno scaffale e ha “girato” l’arma, impugnandola al contrario e colpendo la donna con il calcio della pistola. Mentre quest’ultima quasi tramortita è caduta il malvivente ha svuotato uno scomparto della cassa (quello contenente le banconote da 10 euro) ed è scappato, risalendo in auto e sgommando.

Nonostante il via e vai di passanti, l’azione è stata talmente fulminea da non essere notata. È stata la stessa titolare ad allertare il marito, che a quell’ora era a casa.

«Mauro ci hanno riprovato un’altra volta», ha riferito al telefono Paola, alquanto scossa e dolorante. Mauro Iori, 67 anni, si è precipitato sul posto. La ferita è stata trasportata al pronto soccorso, mentre sopraggiungevano le forze dell’ordine per il sopralluogo.

Prima di essere medicata la tabaccaia ha descritto il delinquente come giovane, all’apparenza tra i 20 e i 30 anni.

«Ho mal di testa e mi brucia lo stomaco dall’agitazione – è stato lo sfogo del marito, rimasto nell’attività –. È passato solo un mese dall’ultimo assalto: non ci si può credere. Reggio è diventata invivibile. Io non ho nemmeno più voglia di aprire la tabaccheria. Appena mi allontano succede qualcosa... Se siamo in due non viene mai nessuno, se arrivo un’ora dopo (in pieno giorno, ormai in orario di chiusura so che non posso lasciare mia moglie da sola) questo è il risultato».

Iori non ha saputo quantificare con esattezza il bottino.

«Sono rimaste le banconote da 20 euro e da 5 euro. Non so quanto ci fosse in cassa, di certo una somma minima, eravamo a metà giornata».

Il marito ha raccontato di aver rifiutato l’intervento degli esperti della Scientifica. «Non ho voluto che facessero i rilievi, con le loro polverine dopo mi tocca pulire per un giorno... Soprattutto non serve a niente: magari quel delinquente è incensurato e non lo troveranno mai. Ormai sono sfiduciato».

Una sfiducia derivante dai trascorsi della tabaccheria, un’attività storica esistente da cinquant’anni che a partire dal 2016 ha subìto diversi assalti. L’ultimo, prima di ieri, era avvenuto sabato 5 febbraio: alle 19.30 la titolare, uscita per abbassare la serranda e chiudere, si era accorta troppo tardi che uno sconosciuto si era introfulato alle sue spalle spintonandola e facendola cadere a terra.

Dal pavimento la commerciante aveva sferrato calci e pugni, riuscendo poi a sollevarsi e ad usare la pertica della serranda per colpire al capo il rapinatore, che spiazzato l’aveva perfino implorata: «Lasciami prendere qualcosa». Poi, arraffate le monetine ammassate sul bancone come resto per il giorno seguente, il bandito se n’era andato con la coda fra le gambe.

Stavolta invece è andata diversamente.

«Mia moglie non è una che sta lì a guardare. Ma siamo stanchi, non ne possiamo più – conclude Iori –. Non credo che gli altri tabaccai di Reggio abbiano subìto la raffica di rapine che è toccata a noi».

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