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«I canali sono vuoti e gli scarichi fognari finiscono nelle falde: ora dateci l’acqua»

La protesta di agricoltori, allevatori e sostenitori della diga. «Nel sottosuolo finiscono anche sostanze cancerogene» 

MONTECCHIO. La siccità che ha caratterizzato gli ultimi mesi ha avuto conseguenze anche per i canali della Val d’Enza, dove un gruppo di agricoltori e allevatori segnalano i danni ambientali derivanti dalla somma di vari fattori: l’assenza di piogge; il mancato rilascio idrico per la pulizia dei canali; l’assenza di fognature in zona, con il conseguente scarico nell’ambiente. La “fotografia” che emerge da questa situazione è stata fatta nei giorni scorsi con sopralluoghi in tre Comuni (Bibbiano, Montecchio e Cavriago), prima delle ultime brevi precipitazioni, ma attesta problematiche che potrebbero divenire sempre più frequenti a causa del cambiamento climatico.

«Qui siamo alla confluenza tra il canale di Bibbiano e il Rio Montefalcone – spiega Matteo Govi, allevatore e presidente del Consorzio irriguo privato di Bibbiano, che poi passerà a controllare il canale di via Rolando da Corniano, nell’omonima frazione –. Il Rio Montefalcone è usato principalmente con funzione scolante, più che per uso irriguo. È usato da noi agricoltori anche per convogliare l’acqua nei campi. Noi ci impegniamo periodicamente a tenere lavati questi canali: Rio Montefalcone, canale del Querceto e canale di Bibbiano».



Ora questo canale è pulito. Perché?

«Perché abbiamo deviato l’acqua che proviene dalla galleria filtrante situata a Fontaneto, al confine tra San Polo e Canossa. È acqua che sgorga dal sottosuolo. Venne fatta all’inizio del Novecento, la galleria filtrante, anche come opera di bonifica e per la salute pubblica, in particolare contro la malaria. Oggi si parla tanto di salute pubblica, poi si lascia questa roba stagnante. Noi ci impegniamo pagando di tasca nostra questa acqua: abbiamo un canone che viene contabilizzato. Periodicamente, come Consorzio di Bibbiano, ci impegniamo a fare questa opera di servizio pubblico».

Luciano Catellani, allevatore con stalla a Barco, produttore di un similare del Parmigiano Reggiano con il marchio “Vacche Rosse”, commenta la situazione del cavo Bandirolo, in via Piave a Villa Aiola di Montecchio. «Siamo in un punto del canale dove c’è uno scarico fognario. Come vedete, lo scarico scende verso il basso per 50 metri e poi si ferma, liberando l’acqua nel terreno. Quindi queste acque percolano e vanno a finire in falda. In questo canale, nel giro di 700 metri, ci sono ben 3 punti con le medesime situazioni. Il problema è dovuto alla mancanza di acqua da far scorrere nei canali; acqua che servirebbe a rimpinguare le falde, ma anche a dilavare e tener pulito il canale, evitando che gli scarichi finiscano in profondità».



Che cosa c’è in questi scarichi fognari?

«Intanto diciamo che ci sono degli scarichi fognari che sono autorizzati, ma sappiamo benissimo che, oltre all’acqua, ci sono nitriti, nitrati, che si trasformano anche in nitrisammine, che sono cancerogene. Ci sono anche detersivi. Possono esserci residui di farmaci, idrocarburi polinsaturi aromatici e anche Policlorobifenili (Pcb). Sono tutte sostanze cancerogene che vanno a finire in falda».

Mattia Reggiani è consigliere della Bonifica Emilia Centrale e presidente dell’associazione dei Conzorzi irrigui privati della media Val d’Enza, commenta la situazione del cavo San Martino, in via Quercioli a Cavriago. «Questi canali di irrigazione, visto che purtroppo non abbiamo la possibilità di far circolare l’acqua per lavarli, sono nelle condizioni che vedete: gli scarichi delle case vanno a finire nei nostri cavi e, non potendoli lavare, le risulte che ci sono poi si perdono e vanno a finire nelle falde per percolazione. È una situazione impressionante».

Perché non potete lavare questi canali?

«Non possiamo lavarli perché ci sono alcuni consorzi che hanno una derivazione diretta da Enza; ci sono consorzi che hanno la derivazione della bonifica a Cerezzola. Purtroppo, per una serie di delibere, in inverno hanno diritto di precedenza le centraline che producono energia elettrica. Quindi ad oggi, nonostante una delibera della Regione di fine 2021, purtroppo non siamo in grado di ricevere l’acqua per poter lavare i canali».

L’associazione dei Consorzi di miglioramento fondiario e irrigui della Val d’Enza e il Comitato amici della diga di Vetto criticano gli assessorati all’ambiente e all’agricoltura della Regione, i sindaci di «diversi Comuni interpellati e perfino e perfino il capogabinetto della Regione», ma anche «le varie organizzazioni agricole». «Nessuna risposta – affermano –. Sembra che siano su un altro pianeta, quando da più parti si alza il grido contro la siccità». Chiedono una diga da 100-150 milioni di metri cubi d’acqua e segnalano che «i nostri canali sono tutti secchi. La Bonifica dell’Emilia Centrale non deriva neanche un litro di acqua che potrebbe servire sia per rimpinguare le falde, sia per lavare i nostri canali, diventati discariche fognarie di diversi insediamenti civili nonostante ci sia una delibera regionale del 28 ottobre 2021 che parla anche dell’uso dell’acqua per motivi igienico-sanitari come in questo caso da erogare senza riscossioni. Già nel 2017 l’associazione dei Consorzi di miglioramento fondiario e irrigui della Val d’Enza aveva sottoposto ai Comuni e alla Regione, attraverso la convocazione di una riunione tenutasi a Montecchio, questa problematica a cui non sono mai seguite azioni concrete da parte degli enti pubblici». E ancora: «Se continuerà questa stagione siccitosa, ci saranno gravissime emergenze idriche non solo per il sistema produttivo agricolo, ma anche per l’acqua ad uso potabile. Chiediamo a tutti i cittadini di darci una mano contro questo potere politico cieco e incapace di affrontare i problemi reali del territorio, non per contrapposizione politica ma per il bene dell’ambiente in generale e soprattutto per la salute dei cittadini».

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