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Santa Maria della Fossa, la banda dei metalli profana la tomba di una bimba uccisa

Rubato albero della pace in ricordo di Francesca Spreafichi. «Rubando la scultura in bronzo, l’hanno uccisa due volte»

Alessandro Cagossi

NOVELLARA. Continuano nella Bassa reggiana i colpi della banda dei cimiteri che va a caccia di oggetti di metalli.


Un altro furto è stato commesso ai danni di una tomba di una bambina al cimitero di Santa Maria della Fossa, dove lunedì della settimana scorsa era già stata trafugata una statua in bronzo in ricordo di Emma Monari, morta nel 2003 a 5 anni di malattia.

Stavolta i malviventi hanno preso di mira la tomba di Francesca Spreafichi, assassinata a Guastalla nel 1985, quando aveva quattro anni, durante un tentativo di furto domestico da parte di un 18enne con disturbi psichiatrici.

Francesca è stata sepolta nella frazione novellarese assieme al nonno Franco, scomparso nel 1997. In questo caso, i predoni hanno rubato una scultura in bronzo raffigurante un albero della pace su cui erano posate delle colombe. E nella stessa tomba sono visibili i segni di chi ha tentato di rubare, invano, una maschera di bronzo addossata alla stele sepolcrale che raffigura la piccola Francesca.

Risale sempre alla settimana scorsa un altro furto al cimitero di Santa Vittoria di Gualtieri, dove ignoti hanno asportato un’erma in bronzo posata sulla lapide di Francesco Marco Cagnolati.

«Rubando quella scultura in bronzo, l’hanno uccisa due volte», commenta commossa e incredula una parente di Francesca, ricordando il fatto di sangue avvenuto nel 1985 che ha per sempre cambiato la vita di genitori e familiari. Un 18enne entrò furtivamente nella casa dove viveva la famiglia di Francesca per compiere un furto. La bimba, che era a letto, si svegliò. Il malintenzionato, che era in cura per problemi psichiatrici, la prese con sé, la portò fuori casa e la gettò nel Crostolo, dove fu ritrovata senza vita dopo una battuta di ricerche.

«Quando vado a far visita a Francesca – aggiunge la parente – mi fermo sempre anche sulla lapide della piccola Emma. In quel cimitero di campagna ci sono due anime innocenti che non meritavano di morire così presto e di avere le tombe profanate. Se chi ha rubato quel bronzo capisse, anche solo lontanamente, il dolore che provocano questi atti, per poche decine di euro, non dovrebbe pensarci neanche un minuto per restituire il maltolto, che per i parenti ha un valore simbolico inestimabile ed è motivo di conforto per alleviare le immani tragedie che hanno dovuto sopportare. Anche io, come i genitori di Emma, faccio un appello affinché chi ha rubato l’albero della pace di Francesca si metta una mano sul cuore e compia un gesto di redenzione».

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