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Processo Farmabusiness, 11 anni e 4 mesi a Salvatore Grande Aracri

Condannato a Catanzaro per “Farmabusiness” il 43enne brescellese, già colpito da una pena a vent’anni per Grimilde

REGGIO EMILIA Un’altra condanna per Salvatore Grande Aracri, 43 anni, detto “Calamaro”, che ha rimediato una pena di undici anni e 4 mesi (contro i 14 anni chiesti dall’accusa) nel rito abbreviato del procedimento Farmabusiness della Dda a Catanzaro.

Nel primo grado in rito abbreviato a Bologna del processo Grimilde sulla ’ndrangheta cutrese con epicentro a Brescello, Salvatore è stato condannato a vent’anni di carcere, mentre il padre Francesco (fratello dle boss Nicolino) e il fratello Paolo sono tuttora alla sbarra in Grimilde (rito ordinario) a Reggio.


Salvatore, difeso dall’avvocato Carmine Curatolo che aveva chiesto l’assoluzione, ha appreso la notizia dal carcere, dove è detenuto in regime speciale di 41-bis. «Una condanna che riteniamo più ingiusta rispetto alle altre: non si può definire “interno” all’associazione mafiosa chi si è macchiato di un solo reato (il trasferimento fraudolento di valori alle parafarmacie Farma Eko, ndr)», ha dichiarato il legale, annunciando ricorso.

L’inchiesta da ventun faldoni Farmabusiness, che nel novembre 2020 scoperchiò l’infiltrazione della ’ndrangheta nella sanità tramite l’illecita commercializzazione all’ingrosso di farmaci (una ventina i punti vendita in Calabria, due in Puglia e uno in Emilia), si è conclusa in sede di udienza preliminare con quattordici condanne (più pesanti di quelle proposte dalla Dda) e sei assoluzioni (tra queste quella dell’ex presidente della Regione Calabria, Domenico Tallini, 70 anni).

Due gli altri cutresi residenti nel Reggiano coinvolti, entrambi difesi dall’avvocato Luigi Colacino. Francesco Salvatore Romano, 32 anni di Cadelbosco Sopra, è stato condannato a 11 anni e 4 mesi (contro i 14 richiesti): al momento è detenuto a Palermo per questa e per un’altra vicenda. Dieci anni e 8 mesi (la proposta era 8 anni) per Giuseppe Ciampà, 43 anni, in passato residente a Brescello e da dicembre ai domiciliari a Cutro; secondo l’accusa si sarebbe occupato del ramo “green”, cioè del commercio di legno da destinare alle centrali di biomasse. Nel suo caso è stata accolta la tesi della difesa, che ha derubricato l’accusa da associazione mafiosa a concorso esterno in associazione mafiosa: un partecipe, non un promotore. Tra le altre condanne, spicca quella a 2 anni e 8 mesi per l’avvocato Domenico Grande Aracri, fratello del boss ergastolano Nicolino (la cui posizione è stata stralciata), 14 anni alla moglie del boss Giuseppina Mauro e 14 anni per la figlia Elisabetta.



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