Il finanziamento di Gelli e il cambiavalute reggiano

REGGIO EMILIA. Non solo Picciafuoco. Nella requisitoria la Procura generale ha anche affrontato il flusso di denaro con cui è stato organizzato l’attentato e con cui sono stati messi in atto sin da subito i depistaggi, ricostruendo nel dettaglio il contenuto del cosiddetto appunto “Bologna - 525779 - X.S.” (sequestrato a Gelli al suo arresto nel 1982, che per gli inquirenti contiene la contabilità del denaro che la P2 ha versato per l’attentato) e passando attraverso il “documento artigli” (un appunto per il ministro dell’Interno, classificato come riservatissimo, del 15 ottobre 1987 e firmato dall’allora capo della polizia Vincenzo Parisi, dove si ricostruiva il colloquio tra il legale di Gelli, Fabio Dean, ricevuto nell’ufficio del direttore della polizia di prevenzione Umberto Pierantoni). Una ricostruzione nella quale è stata tessuta una ragnatela nera di contatti fra terroristi neofascisti e servizi, cominciando a stringere il cerchio attorno alla Primula Nera, la cui posizione nel dettaglio sarà oggetto della prossima udienza. «Il piduista Federico Umberto D’Amato venne incaricato da Licio Gelli dell’operazione Bologna, e sovvenzionato con 850mila dollari, non perché fosse un piduista qualsiasi, ma perché era un uomo di potere enorme e associava a questo potere l’amicizia con Francesco Cossiga. Non c'è da meravigliarsi se Gelli nell’operazione Bologna si sia rivolto all’uomo che dava più garanzie per manovrare i gangli del potere e appoggiare operazioni di depistaggio già prima che la strage fosse realizzata materialmente», ha spiegato Palma, che si è soffermato anche sul ruolo di un altro reggiano, ovvero Arrigo Lugli: nato a Rio Saliceto nel 1922, figlio di Aldo, un negoziante che abitava in via San Giorgio, il nome di Arrigo Lugli, deceduto a Cannes il 17 agosto 2011, è spuntato fuori non senza sorpresa in una delle udienze del processo, indicato come un cambiavalute legato a Gelli e Ortolani e al quale era intestato un conto cifrato svizzero a nome “Federico”. Palma si è soffermato molto anche sulla figura dell'ex capo dell’ufficio Affari riservati del ministero dell’Interno, approfondendo il ruolo di Gelli in qualità di finanziatore dell’attentato e mettendo l’accento sul milione di dollari consegnato dal Venerabile al suo prestanome Marco Ceruti dal 20 al 30 luglio 1980 mentre si trovavano a Roma, quando negli stessi giorni erano presenti nella Capitale anche Francesca Mambro e Valerio Fioravanti. «È la parte di denaro che puzza di più», ha detto Palma.

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