Reggio Emilia, simboli nazifascisti sfregiano di nuovo la “Baracchina” del partigiano Piero

Vandalizzato per la terza volta il simbolo della Resistenza. Fontanesi: «Colpa di un clima tollerato da troppo tempo»

REGGIO EMILIA. Il terzo sfregio in pochi mesi per la baracchina delle bici del partigiano Piero, uno dei piccoli grandi simboli di San Pellegrino.

Nelle scorse nottate le mani dei vandali hanno disegnato svastiche, croci celtiche e altri simboli antichi oggi riconducibili all’estrema destra sulle pareti in lamiera della piccola casetta costruita a fianco del ponte di San Pellegrino, per decenni sede di lavoro di Piero Canovi, meccanico di biciclette ed ex combattente nelle file della Resistenza durante la seconda guerra mondiale.


Fra la fine del 2021 e i primi giorni del 2022, la baracca era stata vandalizzata con spray nero, svastiche e scritte, di volta in volta ripulite dai militanti della zona.

Ora uno spiacevole tris, segnalato da Alessandro Fontanesi, militante comunista che aveva già denunciato i due precedenti gesti ed altri simili compiuti ad esempio davanti al monumento partigiano di San Maurizio, lungo la via Emilia. «Per la terza volta in pochi mesi, la baracchina del partigiano Piero Canovi è stata imbrattata coi simboli dell’infamia, del fascismo e del nazismo. Gli stessi caratteri provocatori che hanno preceduto la manifestazione antifascista contro il revisionismo storico dello scorso 5 febbraio», commenta ora Fontanesi.

Che prosegue: «Questo è il clima in città che si è tollerato da troppo tempo. I monumenti dei partigiani e della Resistenza sono quotidianamente insozzati, parole d’ordine che richiamano l’intolleranza ed il fascismo pronunciate senza vergogna anche da esponenti politici, prima e durante il 25 aprile, prima e durante il 7 luglio. Le istituzioni hanno gravi responsabilità in tutto questo, compresi certi storici sia di destra che di sinistra, i primi nel soffiare sul fuoco, i secondi a voltare la testa». Nei prossimi giorni la baracchina verrà ripulita per ridare la vera identità a un luogo molto conosciuto, al centro di un percorso di riqualificazione pubblica che negli ultimi anni ha portato alla risistemazione della casupola e alla realizzazione di grandi disegni a pareti dedicati a Canovi e non solo.

La storia della baracchina è molto antica, dalla seconda metà del ’700 nello stesso luogo si trovava un edificio coperto usato dai maniscalchi per ferrare cavalli e muli, fondamentali per trasportare le merci lungo “lo Stradone di San Pellegrino” realizzato per attraversare il Crostolo, il torrente che taglia buona parte della città.

Da sempre luogo di ritrovo e di commerci, negli anni ’20 del secolo scorso ospita un fabbro specializzato nei cerchi metallici per le botti per il vino. Dal dopoguerra arriva Piero Canovi, classe 1921, meccanico di biciclette rimasto attivo sino al 2006, operaio alle Reggiane, soldato in Jugoslavia e, dopo l’armistizio, tornato a Reggio e diventato partigiano.