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Morì per overdose, 2 anni all’ex fidanzato

Risarcirà la famiglia della barista 29enne deceduta nel 2017. La difesa: «Faremo appello, non ci fu abbandono d’incapace»

Carpineti. È arrivata a sentenza ieri in tribunale a Reggio Emilia una vicenda delicata che scosse cinque anni fa la nostra zona appenninica: l’8 ottobre 2017 la barista 29enne Sara Teneggi venne infatti trovata senza vita nella sua camera da letto, stroncata da un mix di metadone, alcol e cocaina.

Alla sbarra quattro persone davanti al gup Dario De Luca, ma con accuse differenti. La famiglia Teneggi – cioè i genitori e la sorella – si è costituita parte civile tramite l’avvocato Claudio Silvestri.


L’imputazione più pesante – abbandono di incapace con l’aggravante di morte come conseguenza dell’abbandono – riguarda Andrea Busanelli (ex fidanzato della vittima) e Matteo Conca.

Il primo, giudicato con rito abbreviato, è stato condannato a 2 anni di reclusione (pena sospesa) ma solo per abbandono di incapace (il giudice ha escluso l’aggravante). Dovrà risarcire la famiglia Teneggi con una provvisionale di 30mila euro.

L’ex fidanzato è presente in aula: ha rotto con quel passato turbolento, lavora come corriere, insomma ha cambiato vita e per il suo assistito lo specifica l’avvocato Giovanni Tarquini (tutela l’imputato insieme al collega Giuseppe Pagliani) che all’uscita dall’udienza preliminare si sofferma anche sulla sentenza, parlando esplicitamente delle prossime mosse giudiziarie: «Per noi quel giorno non vi fu abbandono di incapace, stiamo parlando di un contesto difficile. E come sostiene il nostro consulente Alberto Martini, anche se fossero stati allertati i soccorsi, le condizioni di Sara erano troppo gravi per poter sopravvivere. E su questa tesi difensiva faremo ricorso in Appello».

Con la stessa accusa, Conca ha, invece, patteggiato la pena: 1 anno e 8 mesi di reclusione come avallato dal gup De Luca (in precedenza era stato raggiunto un accordo sanzionatorio fra la pm Laura Galli e il difensore, una volta che la famiglia della vittima è stata risarcita).

Rinviati a giudizio gli altri due imputati, cioè l’albanese Erik Lile (assistito dall’avvocato Matteo Iotti) e Silvano Leonardi (difeso dal legale Noris Bucchi).

Sono accusati di cessione di mezzo grammo di cocaina (il primo) e di metadone (il secondo). Non accolto il «non luogo a procedere» richiesto dai difensori.

Al centro di questa vicenda c’è l’abuso di sostanze – tra queste anche droga – che per la Procura ha causato il decesso della 29enne, volto noto in montagna per aver lavorato in diversi bar.

Nella notte precedente la morte, Sara era stata in un locale di Carpineti. Il giorno dopo si era sentita male e, alle 17, era stata trovata morta dalla madre.

L’accusa – gli accertamenti sono stati effettuati dai carabinieri – sostiene che la barista poteva essere salvata se soccorsa in tempo.

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