Troppi cinghiali a Quattro Castella, chiuso il parco parte il piano di abbattimento

Ordinanza del sindaco: l’Oasi del Bianello vietata al pubblico fino al 28 febbraio. Olmi: «La situazione attuale è di reale pericolo per tutti. Bisognava intervenire»

QUATTRO CASTELLA. Chiuso fino al 28 febbraio il parco del Bianello, a Quattro Castella, a causa dei troppi cinghiali. Lunedì mattina il sindaco di Quattro Castella, Alberto Olmi, ha firmato l’ordinanza di chiusura.

«Al fine di consentire le operazioni di controllo numerico dei cinghiali previste dal Piano della Regione Emilia Romagna – si legge nel provvedimento – con il via libera di Ispra, sotto la vigilanza della Polizia provinciale, per circa un mese (da lunedì 7 febbraio fino al 28 febbraio) l’Oasi del Bianello resterà chiusa al pubblico».


L’ordinanza ha lo scopo di tutelare la pubblica incolumità ed è valida appunto fino al 28 febbraio, quindi entra da subito in vigore il divieto di accesso e transito per tutti i pedoni, mezzi motorizzati e animali montati, con eccezione per le forze dell’ordine e altri soggetti eventualmente autorizzati.

Il divieto non si estende alle attività previste dalla Lipu quando compatibili con le operazioni del piano di controllo. «La situazione nell’area interessata dall’ordinanza – spiega il sindaco Olmi – costituisce un reale pericolo per le persone e per gli altri animali. Lo dimostrano i numerosi casi di investimento e incidenti verificatisi negli ultimi tempi a Quattro Castella e la consuetudine di un ampio branco di pascolare in prossimità delle abitazioni e dentro al parco del Melograno. Ingenti anche i danni alle coltivazioni agricole, in particolare ai vigneti e all’ecosistema dell’Oasi Lipu con il rischio di distruzione di specie arboree. Per questi motivi la Regione Emilia Romagna ha approntato le misure di contenimento già attive dal mese di gennaio e che proseguiranno in tutto il mese di febbraio. Misure che sono circoscritte, condotte in piena sicurezza e ben regolamentate escludendo la tecnica della battuta in braccata secondo le prescrizioni tecniche valide in tutto il territorio regionale».

I piani di controllo non si limitano alla sola Oasi, ma sono una modalità di intervento che la Regione ha messo a disposizione di tutto il territorio senza distinzioni tra pianura, collina, aree aperte alla caccia o protette. La diffusione eccessiva del cinghiale è un fenomeno che riguarda tutto il Paese e che ha cause assolutamente poco naturali. In tutta la zona collinare le tecniche di salvaguardia dei vigneti sono state inefficaci e i danni alle coltivazioni negli ultimi anni sono ingenti.

I danni aggravano i costi già elevati di coltivazione dei vigneti di collina, che sono spesso di piccole dimensioni, e hanno richiesto in diversi casi la recinzione dei nuovi impianti con danni sia al paesaggio che alla fruibilità per non parlare del problema della sicurezza stradale.

«Durante i mesi di novembre e dicembre – conclude Olmi – in alcuni tratti specifici della strada provinciale il numero delle carcasse raccolte dopo investimenti con autoveicoli ha superato anche i 10 capi a settimana. Come sindaci abbiamo rivolto in questi due anni alla Regione, autorità competente in materia faunistica, sollecitazioni sistematiche per dotare i territori di strumenti adeguati a ridurre questo impatto a un livello accettabile. Intanto, nelle altre aree collinari e di pianura è prevista la caccia senza alcuna limitazione numerica dei capi. Lo scorso anno abbiamo ottenuto dalla Atc l’incremento delle squadre ordinarie di caccia che possono operare nella fascia di pedecollina e nella stagione di caccia appena conclusa sono arrivati i primi risultati con un dato indicativo di circa 500 capi. Siamo fiduciosi che la Regione mantenga l’impegno a una gestione efficace della fauna in collaborazione con agricoltori e Atc perché siamo consapevoli dell’estensione del problema su tutto il territorio».

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