Castelnovo Monti, assolta la titolare del Fashion Cafè: «Nessun incontro hard in quel locale»

Caduti il favoreggiamento della prostituzione e l’estorsione. La difesa: «I giudici riabilitano l’immagine della barista» 

CASTELNOVO MONTI. Nell’estate 2017 il blitz dei carabinieri nella frazione castelnovese di Felina era piombato come un fulmine a ciel sereno: sigilli apposti al Fashion Cafè, la titolare cinquantenne del locale indagata per furto aggravato, tentata estorsione e favoreggiamento della prostituzione.

Secondo gli accertamenti investigativi, la barista il 26 maggio di quell’anno avrebbe rubato con una mossa fulminea la carta d’identità ad un cliente, chiedendogli poi 2.385 euro per restituirgli il documento. Non ultimo avrebbe favorito la prostituzione nell’esercizio pubblico, invitando avvenenti ragazze straniere disponibili ad avere rapporti sessuali a pagamento con i clienti del locale (venne trovato un seminterrato attrezzato con dei letti).


Accuse frantumatesi nel processo chiusosi di recente in tribunale a Reggio Emilia, anche se l’accusa (la pm Giulia Stignani, titolare del fascicolo) ha chiesto al termine della requisitoria una condanna per la barista a sei anni di reclusione. Un processo sofferto, durato diverso tempo e contrassegnato da non poche testimonianze in aula.

Sempre presente l’imputata d’origine marocchina, tutelata dagli avvocati Noris Bucchi e Luigi Scarcella.

E udienza dopo udienza si sono sfaldate le imputazioni, perché – come sostenuto dalla difesa – la carta d’identità era stata consegnata spontaneamente dal cliente alla barista a garanzia della legittima pretesa della titolare della restituzione di 2.385 frutto di consumazioni mai saldate (anche il contenuto delle intercettazioni effettuate durante le indagini va in questo senso).

E non essendo raggiunta nemmeno la prova del favoreggiamento della prostituzione, il collegio giudicante presieduto da Simone Medioli Devoto (a latere Chiara Alberti e Stefano Catellani) ha assolto la barista «perché il fatto non sussiste».

Un verdetto assolutorio accolto con soddisfazione dalla difesa. «Dalle indagini emergevano una serie di indizi – spiega alla Gazzetta l’avvocato Bucchi – che sono stati smentiti dalle risultanze del processo. Il giudizio ha chiarito come la mia assistita non abbia commesso alcun reato. I giudici hanno affermato che il fatto non sussiste, un’assoluzione con formula piena che riabilita l’immagine della mia assistita. Ci riserviamo – conclude il legale – comunque di leggere le motivazioni della sentenza».

Il bar è stato dissequestrato da tempo e la titolare – non più sottoposta dal settembre 2018 al divieto di dimora nel comune di Castelnovo Monti – ha riavviato l’attività.

Ora la boccata d’ossigeno dell’esito processuale.

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