'Ndrangheta, sequestrati beni per 10 milioni a Giuseppe Iaquinta

Giuseppe Iaquinta

REGGIO EMILIA Era considerato uno dei «volti pubblici» della 'Ndrangheta in Emilia: imprenditore di successo, faceva da chiave per introdurre sodali negli ambienti dell'economia e delle istituzioni. Nei confronti di Giuseppe Iaquinta, 65 anni, padre di Vincenzo, ex calciatore campione del mondo nel 2006, la Direzione investigativa antimafia ha eseguito un decreto di sequestro di un patrimonio di oltre 10 milioni, emesso dalla sezione misure di prevenzione del Tribunale di Bologna.

Giuseppe Iaquinta, attualmente detenuto a Voghera, era stato raggiunto da ordinanza di custodia cautelare in carcere nel gennaio 2015 nell'ambito dell'maxi-operazione "Aemilia", poi condannato nel 2018 dal Tribunale di Reggio Emilia a 19 anni di reclusione, pena successivamente rideterminata, in appello, a 13 anni per i reati di associazione mafiosa e detenzione illegale di armi e munizioni.

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Anche il figlio è stato coinvolto nello stesso processo, per reati di armi: per lui la condanna, confermata in appello, è stata a due anni con la sospensione condizionale e senza l'aggravante mafiosa. Per entrambi deve essere ancora tenersi il processo davanti alla Corte di Cassazione. Il ruolo significativo di Iaquinta senior nell'associazione 'ndranghetista emiliana, cosca autonoma legata ai Grande Aracri di Cutro (Crotone), paese di origine dell'imprenditore, è stato accertato dalle indagini della Dda, prima e dalle sentenze, poi.

Il tribunale lo colloca a un livello «immediatamente subordinato a quello dei promotori e organizzatori» della cosca: faceva da mediatore, partecipava a riunioni in cui venivano delineate le strategie 'imprenditorialì dell'associazione, aveva un'attività operativa nelle false fatturazioni e avrebbe beneficiato del soccorso degli associati in una situazione di emergenza, nell'ottica di «reciproca mutualità».

Gli accertamenti della Dia hanno inoltre evidenziato una netta sproporzione tra i redditi dichiarati e il patrimonio accumulato. Il provvedimento di sequestro, firmato dal giudice Andrea Salvatore Romito componente del collegio presieduto da Domenico Pasquariello, ha riguardato due società operanti del settore dell'edilizia, 71 immobili ubicati nelle province di Reggio Emilia, Brescia e Crotone, due autovetture e numerosi rapporti bancari per un valore complessivo di oltre 10 milioni.