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Viano, mucche allevate tra il letame e carcasse sbranate da animali

L’incredibile situazione scoperta dalle guardie giurate ecologiche volontarie. Succede in un’area di pregio paesaggistico. Intervenuti veterinari Ausl e sindaco

VIANO. Tra letame alto fino alle ginocchia e carcasse di vitelli morti, uno dei quali pure sbranato dagli animali selvatici. In queste, a dir poco, precarie condizioni igieniche erano ammassate circa 16 mucche, all’esterno di un casolare fatiscente e mezzo diroccato, che del ricovero proprio ha ben poco.

L’allevamento, sul quale ora sta svolgendo verifiche e accertamenti il servizio di salute pubblica veterinaria dell’Ausl di Reggio Emilia, subito intervenuto, è stato scoperto, ieri mattina, dalle guardie giurate ecologiche volontarie della Zona Tresinaro Secchia raggruppamento Reggio Emilia.


La situazione è stata resa nota pure al sindaco Nello Borghi, in qualità di autorità sanitaria locale.

Il casolare e le mucche si trovano a San Giovanni di Querciola in un area di tutela paesaggistica, che fa parte della Rete Natura 2000, nei pressi dei gessi messiniani, sottoposta a diversi vincoli e il cui valore è riconosciuto e sostenuto dalla Comunità europea. In particolare questo territorio rientra nel Paesaggio protetto Collina reggiana - Terre matildiche, una delle aree sotto la gestione dell’ente Parchi Emilia Centrale.

Fatto questo che ha accresciuto, ieri mattina, l’estremo stupore delle guardie ecologiche nel trovarsi di fronte a una situazione di desolato e drammatico abbandono. «È la prima volta che mi capita una situazione del genere – dice la presidente delle Ggev della provincia di Reggio Emilia, Luisa Borettini –. L’abbiamo scoperta grazie ai colleghi che sono dei veri camminatori. Non è per niente normale. A partire dal ricovero che deve essere garantito al coperto e all’asciutto».

Come unico riparo, invece, queste mucche hanno un anfratto del casolare al quale accedono attraverso un buco provocato da un crollo della muratura esterna. Si dissetano da un vascone ricavato da un grosso contenitore di plastica, lì vicino. Ovunque si girino trovano letame e fango alto fino alle ginocchia. «Va rispettato il benessere degli animali allevati e dunque la loro salute – rimarca Borettini –: è fondamentale anche per la nostra sicurezza alimentare».

Non solo, tra il letame a terra i volontari Ggev hanno trovato anche due carcasse di vitello, una con la fascetta identificativa non più integra, forse staccata dal morso di un qualche animale selvatico.

Ben più che semplici morsi, invece, per la terza carcassa trovata a una certa distanza nel campo. La povera bestia è stata per metà sbranata, si spera quando già morta, da animali selvatici che potrebbero averla trascinata fino a lì. Nei paraggi è stato ritrovato l’osso del femore del tutto spolpato.

«Capisco che smaltire le carcasse abbia dei costi – prosegue la Borettini – ma non devono essere lasciate così, alla mercé degli animali selvatici, la cui salute e il cui numero non è controllabile e ci sono rischi di trasmissione di patologie diverse. Ci siamo trovati di fronte a una situazione davvero brutta, a partire dal livello igienico. Si ha l’impressione che chi ne sia il responsabile non si renda conto di dove si trovi. Siamo in un’area di tutela ambientale, un Sic, sito d’importanza comunitaria. Ci sono vincoli precisi qui, ma anche possibilità per il reperimento di risorse dai fondi a disposizione».

All’Ausl ora il compito delle verifiche sulla salute e benessere degli animali e sull’idoneità dell’allevamento, al sindaco gli eventuali provvedimenti. «A cosa va incontro il responsabile? In caso di violazioni al benessere e all’igiene posso essere comminate sanzioni pesanti, anche migliaia di euro, e intimato all’allevatore di rimediare e mettere in ordine il tutto».

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