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Omicidio di Salvatore Silipo, misteriosi “buchi” nei video di videosorveglianza di Dante Gomme

Cadelbosco Sopra, dubbi sui filmati delle 11 telecamere dell’officina: disposta una nuova perizia per escludere manomissioni

CADELBOSCO SOPRA. Un’officina controllata come fosse una gioielleria. È l’impressione avuta quando gli investigatori hanno effettuato il sequestro dei filmati della videosorveglianza da “Dante Gomme”. Il capannone in via Verga a Cadelbosco Sopra, dove la famiglia Sestito effettua il servizio di cambio gomme e dove il 23 ottobre scorso il patron Dante ha ucciso con un colpo di pistola al collo Salvatore Silipo, è controllato infatti da 11 telecamere. Una videosorveglianza certosina dentro e fuori l’officina, effettuata grazie all’occhio elettronico che, però, sembra avere alcune falle. A dirlo è stata la Procura di Reggio, che con il sostituto procuratore Piera Giannusa ha chiesto una nuova perizia sui filmati e sul sistema di videosorveglianza per poter capire come mai quei filmati contengano delle interruzioni. Buchi che riguardano il giorno dell’omicidio così, come altri giorni precedenti.

Per poter fare chiarezza sulla questione, i periti dovranno effettuare una verifica per capire se si tratta di un guasto tecnico o di un’azione messa in atto dalla mano di qualcuno. La necessità è quella di valutare eventuali manomissioni, così come un potenziale recupero delle immagini mancanti. Questo perché sono fonti di prova che devono essere consistenti, trattandosi di un omicidio in prima analisi alquanto efferato. Silipo, ex garzone dell’officina, trattato in passato dai Sestito come un figlio acquisito, è stato colpito con un colpito di pistola, una 44 Magnum, sparato dal 70enne Dante Sestito, padre dell’attuale gestore dell’officina, Antonio Sestito, tornato da un paio di mesi a lavorare a pieno ritmo dopo il dissequestro del grande capannone. Un colpo che farebbe pensare a un regolamento di conti, come urlato a più riprese dalla famiglia della vittima, che indica come movente dell’omicidio un possibile ammanco nell’officina, evidentemente di valore, che però non risulta denunciato alle forze dell’ordine. Ammanco imputato a Silipo, che quel giorno fu chiamato in officina dai Sestito assieme al fratello, Francesco Silipo, e al cugino, Piero Mendicino, per quello che fu inquadrato dai parenti appunto come un regolamento di conti per l’ammanco avvenuto un mese e mezzo prima dell’omicidio. Si parlava di alcune gomme, ma potrebbe esserci dell’altro.


Ogni dettaglio deve essere messo in fila per ricomporre il quadro accusatorio e ricostruire il movente che, per ora, sembra ancora sfumato, a tre mesi dall’omicidio. Certo è che in casa Sestito girava un mucchio di soldi. Nel 2020 la Squadra mobile di Reggio e la Finanza avevano scoperto infatti nella credenza della casa di Antonio Sestito mazzette di contanti per un totale di 91mila euro, frutto anche di un vorticoso giro di fatture false che andava a beneficio anche di altri imprenditori calabresi. Soldi scoperti durante i sequestri della maxi-inchiesta Billions sulle fatture false.

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