Addio a Giovanna Quadreri, una vita spesa per la Libertà

La staffetta partigiana dei “Gufi Neri” si è spenta ieri mattina a 93 anni. Fu protagonista di Operazione Tombola. Domani alle ore 9.20 i funerali ad Albinea

REGGIO EMILIA. Libertà è entrata nella Foresta della pace nel Giorno della Memoria. La Resistenza italiana ed europea, perde Giovanna “Libertà” Quadreri, una delle grandi testimoni della memoria della lotta al nazifascismo. Una memoria fatta di sorrisi e mai di odio, che ci ha portato e porterà per sempre quel dono che era anche il suo nome di battaglia. Una memoria che in questi ultimi dodici anni ha fatto vivere, tramandato in centinaia di incontri nelle scuole, nei teatri, interviste per raccontare la sua storia o presentare libri sulle sue vicende, spesso incredibili, che l’hanno vista protagonista quando aveva solo quindici anni.

Aveva compiuto 93 anni lo scorso luglio e si è spenta ieri alle 8 a Reggio, nella sua abitazione a Buco del Signore, assistita dalle sue nipoti, dalla badante Mzia Gremelashvili e delle tante persone che dall’Italia al Regno Unito in questi anni si sono innamorate del suo sorriso e della sua voglia di vita, pace e libertà. Un pezzo di storia che anche lei ha contribuito a scrivere e ci ha consegnato.


LA SORELLA LAURA “FORESTA”

Giovanna Quadreri, la cui famiglia era originaria di Marola e in città viveva in via Emilia San Pietro, entrò a soli 15 anni nella Resistenza. Lo fece in maniera fortuita. Nell’autunno del 1944 andò a cercare nei boschi dell’Appennino la sorella Laura (morta a Natale 2013), nome di battaglia “Foresta”, staffetta delle formazioni cattoliche delle Fiamme Verdi, che mesi prima si era unita ai partigiani dopo che il padre a Marola era stato malmenato dai fascisti.

GUFI NERI E MISSIONE INGLESE

Giovanna, che oltre a “Libertà” ebbe anche il nome di battaglia di “Giorgio” si unì alle staffette delle Fiamme Verdi e poi, all’inizio del 1945 entrò a far parte della squadra speciale del “Gufo Nero” di Glauco “Gordon” Monducci dipendente dalla missione inglese del Soe di Mike Lees. Ad arruolarla fu Giulio “Kiss” Davoli che, essendo suo vicino di casa a Porta San Pietro, conosceva benissimo e si fidava di quella ragazzina coraggiosa e intraprendente che non si stancava mai a marciare a piedi anche per 60 chilometri al giorno.

OPERAZIONE TOMBOLA

Fu così che la Quadreri scrisse con i Gufi Neri’ una delle pagine più memorabili della Resistenza contro i nazifascisti. Pagine che sono narrate oggi in diversi libri italiani e inglesi e anche documentari trasmessi non solo sulle televisioni locali ma anche Bbc, History Channel, Rai. Come un’indomita spia, infatti, fu tra le staffette che raccolsero le informazioni per organizzare “Operazione Tombola” l’attacco anglo-partigiano al comando tedesco della Linea Gotica occidentale sito a Villa Rossi e Villa Calvi di Botteghe di Albinea.

«Raccoglievo le informazioni necessarie. Poi le scrivevo a matita su una cartina di sigarette che mi sarei messa in bocca se avessi incontrato tedeschi o fascisti. Poi su a piedi da Reggio e Albinea fino al comando a Secchio, ai piedi del Cusna. Sessanta chilometri al giorno».

Lì a raccogliere le informazioni delle staffette c’erano l’inglese Michael Lees (lo scorso settembre Giovanna conobbe e abbracciò suo nipote Sam , che venne a trovarla in città) e Glauco Monducci. Grazie a lei e le altre staffette, poi, organizzavano imboscate contro le truppe nazifasciste tra l’Appennino e la pianura.

ATTACCO AL TRENO

A metà marzo del 1945, una settimana prima di “Operazione Tombola”, con i Gufi Gordon Monducci, Battista “Pavia” Bortesi e il disertore austriaco Hans Amoser, tutti e tre vestiti con uniformi tedesche e a bordo di un’auto con targa della Wehrmacht rubata, la Quadreri scrisse un’incredibile pagina di storia della Resistenza emiliana. Partendo da Baiso, i tre anticipati a piedi per oltre 80 chilometri da “Libertà”, arrivarono a Cortile di Carpi. «Io dovevo avvertire le formazioni partigiane di non sparare a quell’auto dove i Gufi camuffati portavano una mina. Quando arrivarono a Cortile, entrarono in contatto con i partigiani modenesi a cui mi ero ricongiunta. Loro piazzarono la bomba sulle rotaie e aspettammo fin quasi all’alba. Arrivò un treno carico di armi proveniente dalla Germania – raccontò la staffetta –. Facemmo esplodere la mina, il treno deragliò e poi fuggimmo. Loro vestiti da tedeschi in auto. Io come al solito a piedi... fin su a Secchio» raccontò.

SALVATAGGIO DI FRANK MULVEY

La notte del 27 marzo 1945 ecco l’assalto anglo-partigiano al suono di una cornamusa al comando della Linea Gotica a Botteghe. A Giovanna, mandata in perlustrazione prima dell’attacco con le altre staffette Imelde “Noris” Campari e Mercede “Tundra” Zobbi, viene dato un compito. Paracadutisti inglesi e partigiani italiani e del battaglione russi sono arrivati di nascosto a piedi fino a Casa del Lupo, sopra Albinea. «Mike Lees – raccontò la Quadreri – ci guardò e disse: “A voi toccherà soccorrere i feriti. Se non sono trasportabili uccideteli. Meglio morire per mano vostra che torturati dalle SS”». Il sangue delle vene di quella ragazzina si gelò, al pari di quello delle altre staffette. Il destino volle che lei insieme a Mercede Zobbi, invece riuscì a salvare la vita a un paracadutista del 2nd Sas britannico, l’irlandese Frank Mulvey. Ferito a Villa Calvi e nascosto in un fienile dei Cottafavi alla Vendina, lei e Tundra lo trovarono, lo nascosero nel letame di un carro bestiame e lo legarono a un asino trovato lungo il cammino. «Legato come un salame e la Tundra che lo baciava. Io no. Ero troppo timida…» ricordava. Con una fuga di 22 ore con tedeschi e fascisti alle calcagne riuscirono a portarlo a Secchio, dove ricevette le prime cure e alla fine della guerra venne mandato a Firenze.

LE FIGLIE

DI MULVEY

Nel maggio del 2012, dopo che il mio primo libro scritto con Valentina Ruozi, “Il bracciale di sterline”, aveva raccontato la sua storia riuscì prima a ritrovare Mercede e dopo 67 anni, come in una favola, grazie ad un’intervista su Youtube, le quattro figlie di Mulvey, Kate, Diana, Vanessa, Tara e il figlio Hugh. Quei cinque inglesi riabbracciarono prima virtualmente e poi fisicamente le donne a cui dovevano la vita. Arrivarono subito dall’Inghilterra, per fare festa con lei (la raggiunsero anche per il suo novantesimo compleanno celebrato a Marola il 14 luglio 2018) e ne è nata un’amicizia speciale. Così speciale che anche in questi ultimi giorni Diana e Kate, così come i figli di Kirkpatrik, il suonatore di cornamusa dell’attacco, hanno fatto diverse video chiamate con Giovanna ed erano pronte ad abbracciarla ancora a marzo per le celebrazioni di “Operazione Tombola”, sospese in presenza negli ultimi due anni a causa del Covid. Ma il destino questa volta non ha aspettato. «Era il nostro angelo custode. Se non fossero esistite Giovanna e Mercede e il loro coraggio, nostro papà Frank sarebbe morto e noi non saremmo mai nate. Cinque vite e poi tante altre della nostra famiglia sono qui grazie al coraggio di due ragazze: Giovanna e Mercede». la piangono oggi dall’Inghilterra tutti i membri della famiglia Mulvey. «Non dimenticheremo mai quando ci ha ospitato a casa sua nel 2012. Era un uragano di felicità» la ricorda dalla Scozia Ross Kirkpatrck, uno dei figli di quel suonatore.

MEMORIA CON IL SORRISO

Giovanna Quadreri, ha vissuto gli ultimi anni della sua vita come un’autentica testimone di Memoria. Era il 2004 quando il compianto Mario Crotti e Valentina Ruozi, aspirante giornalista 15enne come lei al tempo della Resistenza, la convinsero a raccontarsi. Dopo la guerra, era andata a lavorare prima nelle risaie del Piemonte con la sorella Laura e poi da sola in Svizzera. Voleva dimenticare gli orrori della guerra e della dittatura e anche le violenze del primo dopoguerra che l’avevano ferita. Dalla sua soffitta della casa di Marola sbucò fuori la bandiera dei “Gufi Neri”, che ha poi donato ad Albinea e ora è ospitata nella sala del consiglio comunale del paese, del quale dal 2017 era cittadina onoraria, insieme a Livio “Delinger” Piccinini e David “Mad Piper” Kirkpatrick.

Da lì iniziò un uragano di iniziative. Prima le celebrazioni ad Albinea al fianco di Gordon Monducci, poi le decine di incontri nelle scuole di tutta la provincia e non solo, grazie a Istoreco, Anpi e Mathias Durchfeld. Poi protagonista in oltre settanta presentazioni, dei miei libri che la vedevano tra le protagoniste. Dal 2011 alla scorsa estate. I Modena City Ramblers e il gruppo reggiano degli Elizabeth nel 2021 hanno dedicato a lei e sua sorella Laura una canzone dell’album “Battaglione Alleato”: Libertà e Foresta. Simone Ferrarini fece un enorme murale di carta per le due sorelle. «Questo Covid mi ha stancato. Non riusciamo a girare come prima…» sbuffò un giorno stanca del lockdown. In quei momenti lei, vedova da anni, aveva ritrovato l’energia per vivere e trasmettere un messaggio di pace, speranza e libertà ai giovani: «Sono ingasata come una rosa» diceva ogni volta ridendo, pronta a partecipare a uno degli eventi che la vedevano protagonista.

VIVERE E RACCONTARE

Aveva quasi 94 anni (li avrebbe compiuti il 14 luglio: «Sono nata nel giorno della Rivoluzione francese» scherzava sempre) e sembrava immortale Giovanna. Venne operata al cuore nel novembre 2012. Se non fosse andata sotto i ferri le restavano pochi mesi di vita, ma l’operazione era rischiosissima vista l’età. Prima dell’intervento durato otto ore, si portò un lembo del kilt che le aveva donato David Kirkpatrick, il suonatore di cornamusa scozzese di “Operazione Tombola”. «Mi porta fortuna “Chi osa vince”. Se non ce la faccio grazie a tutti, ho vissuto anni bellissimi» mi disse al telefono serena e coraggiosa. Invece un mese dopo l’intervento, da un solo giorno a casa, di nascosto dai medici, eccola arrivare di sorpresa a Cavriago a bordo della sua auto per la presentazione del libro e abbracciare Delinger Piccinini. «Non potevo mancare. Ma non mettete il mio nome sui giornali questa volta che i dottori mi sgridano…» esordì. Poi altre volte eccola tornare alle due di notte con la sorella Laura, sempre dopo una presentazione di un libro a Casina. I parenti preoccupati avevano già avvertito i carabinieri... «Beh ci siamo un po’ trattenute a cena a raccontare barzellette...» dissero Giovanna e Laura all’arrivo a casa a notte fonda incontrando gli uomini dell’Arma davanti a casa.

Poi eccola a piantare alberi in città o a festeggiare a bordo di un trattore alto due metri con le figlie ritrovate di Frank Mulvey. La terra, lei che con il marito aveva aperto una grande azienda agricola alle Acque Chiare, era la sua vita. Ogni volta miracolosamente in piedi dopo ben cinque fratture negli ultimi sei anni.

«Mi manca un rene, ho un cuore mezzo di plastica e mi sono rotta tutte le ossa, ma sono ancora qui!»: ci scherzò su quando lo scorso marzo, con mascherina anti-Covid con il logo del “Gufo Nero”, arrivò alla 76esima commemorazione di Operazione Tombola a Botteghe. L’anno prima, il 27 marzo 2020, invece aveva celebrato quel giorno con un video online visto da migliaia di persone.

Mai doma, la scorsa estate aveva festeggiato quattro volte il suo 93esimo compleanno. A casa con le nipoti, ad Albinea e Scandiano insieme con l’Anpi, poi tra i boschi di castagne della sua amata Marola. «Così se per caso vado, ho fatto già per le prossime volte…», disse scherzando.

A ottobre aveva superato una brutta polmonite (non Covid) ed era tornata a casa. Verso la fine dell’anno si era sentita ed era stata ricoverata in gravissime condizioni al Santa Maria Nuova. Ma aveva di nuovo stupito tutti, inclusi i medici. Per l’ultima volta. Si era incredibilmente ripresa e in questo mese ha ricevuto l’affetto di tutti con una miriade di videochiamate e visite a casa . Dai Mulvey ai figli di Kirkpatrick, che hanno suonato la cornamusa per lei via telefonino, dal sindaco di Albinea Nico Giberti all’Anpi, con Simone Varini e Corrado Ferrari, a Mathias Durchfeld di Istoreco e Valentina Ruozi.

Tutti hanno voluto condividere con lei gli ultimi sorrisi. Stringerle la mano, ringraziarla. La sua ultima battaglia nella quale ha ricevuto tutto l’amore che meritava era vinta. Era tornata a casa, dove è spirata tra l’affetto di chi le ha voluto bene alle 8 di mattina del Giorno della Memoria 2022. «Quando non ci sarò più vi ricorderete di che cosa abbiamo fatto?» chiedeva spesso con il sorriso.

Certo Giovanna, ci ricorderemo per sempre di te e di tutti i tuoi “Gufi”. Hai deciso di salutarci nel Giorno della Memoria come potremmo fare altrimenti? Ci hai donato il tuo nome: Libertà. Ti salutiamo con le parole della canzone che hanno dedicato a te e tua sorella in “Battaglione Alleato” dei Modena City Ramblers: “È tranquilla la foresta, c’è aria di libertà, soffia il vento nella foresta, si respira libertà”.

Buon cammino tra le braccia di tua sorella Foresta, Giovanna.

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